Categorie approfondimento: Lavoro
20 Settembre 2012

Riforma “Fornero”: soggetti a partita iva

Di cosa si tratta

La c.d. Riforma Fornero (legge 28 giugno 2012, n. 92) ha modificato la normativa sull’ammissibilità di rapporti di lavoro continuativi con i c.d. professionisti.
Tutto ruota intorno ai confini dati alla presunzione della collaborazione coordinata e continuativa.
Lo dice l’art. 1, comma 26, della Riforma che inserisce dopo l’art. 69 del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276 un art. 69-bis: “Le prestazioni lavorative rese da persona titolare di posizione fiscale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto sono considerate, salvo che sia fornita prova contraria da parte del committente, rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, qualora ricorrano almeno due dei seguenti presupposti:

  1. che la collaborazione abbia una durata complessivamente superiore a otto mesi nell’arco dell’anno solare;
  2. che il corrispettivo derivante da tale collaborazione, anche se fatturato a più soggetti riconducibili al medesimo centro d’imputazione di interessi, costituisca più dell’80 per cento dei corrispettivi complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco dello stesso anno solare;
  3. che il collaboratore disponga di una postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente”.

Sono quindi la durata, il corrispettivo e l’allocazione del posto di lavoro che vanno a fare convertire l’opera professionale continuativa nel rapporto di collaborazione coordinata e continuativa con gli effetti anche previdenziali che comporta la riconduzione.
Perché la presunzione non ricorra, è necessario che vi siano i seguenti requisiti:

  1. sia connotata da competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso significativi percorsi formativi, ovvero da capacità tecnico-pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nell’esercizio concreto di attività;
  2. sia svolta da soggetto titolare di un reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile ai fini del versamento dei contributi previdenziali di cui all’art. 1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233. Esclude quindi la presunzione la qualità professionale acquisita nel lavoro in concreto e non sui banchi di scuola e la condizione reddituale del soggetto.

Esclude la presunzione anche l’esercizio di attività professionali per le quali l’ordinamento richieda l’iscrizione ad un ordine professionale, ovvero ad appositi registri, albi, ruoli o elenchi professionali qualificati e detta specifici requisiti e condizioni. Per capire esattamente chi vi rientri dovremo attendere l’emanazione di un decreto del Ministero del lavoro, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della disposizione, sentite le parti sociali.
La presunzione, che determina l’integrale applicazione della disciplina illustrata, con l’effetto di fare ritenere i rapporti di lavoro come subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto, si applica ai rapporti instaurati successivamente alla data di entrata in vigore della disposizione. Per i rapporti in corso a tale data, le disposizioni si applicano decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge.
Nell’ipotesi che la prestazione lavorativa si configuri come collaborazione coordinata e continuativa, gli oneri contributivi derivanti dall’obbligo di iscrizione alla gestione separata dell’INPS ai sensi dell’art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, sono a carico per due terzi del committente e per un terzo del collaboratore, il quale, nel caso in cui la legge gli imponga l’assolvimento dei relativi obblighi di pagamento, ha il relativo diritto di rivalsa nei confronti del committente.
La disposizione concernente le professioni intellettuali, per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in albi professionali, si interpreta nel senso che l’esclusione dal campo di applicazione del decreto relativo al lavoro a progetto e il lavoro occasionale riguarda le sole collaborazioni coordinate e continuative il cui contenuto concreto sia riconducibile alle attività professionali intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali.
In caso contrario, l’iscrizione del collaboratore ad albi professionali non è circostanza idonea di per sé a determinare l’esclusione dal campo di applicazione del suddetto capo I del decreto.

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