Categorie approfondimento: Lavoro
20 Settembre 2012

Riforma “Fornero”: procedimento speciale per l’impugnazione del licenziamento

Di cosa si tratta

La c.d. Riforma Fornero (legge 28 giugno 2012, n. 92) ha dato nuove disposizioni sulla procedura di impugnazione del licenziamento sia per il caso di licenziamento in un rapporto che sia riconosciuto di natura subordinata sia che si tratti di ipotesi in cui “..devono essere risolte questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro”; ci è facile l’esempio di una pratica in corso ove ad un apparente contratto di associazione in partecipazione sia corrisposto un rapporto invece di natura subordinata. La procedura è data dall’art. 1 dal comma 47 al 69.
Il comma 65 prevede che alla trattazione di queste controversie devono essere riservati particolari giorni nel calendario delle udienze e i capi degli uffici giudiziari vigilano sulla loro osservanza.
Questa procedura si applica alle controversie instaurate successivamente alla data di entrata in vigore della legge, ma anche per i rapporti instaurati prima.
La domanda avente ad oggetto l’impugnativa del licenziamento si propone con ricorso al tribunale in funzione di giudice del lavoro e il ricorso deve avere i requisiti di una citazione (elementi essenziali: parti, richieste e illustrazione del fondamento). Con il ricorso non possono essere proposte domande diverse da quelle per la quali la procedura è predisposta (licenziamenti), salvo che siano fondate sugli identici fatti costitutivi. A seguito della presentazione del ricorso il giudice fissa con decreto l’udienza di comparizione delle parti. L’udienza deve essere fissata non oltre quaranta giorni dal deposito del ricorso e il giudice assegna un termine per la notifica del ricorso e del decreto non inferiore a venticinque giorni prima dell’udienza, nonché un termine, non inferiore a cinque giorni prima della stessa udienza, per la costituzione del resistente. La notificazione è a cura del ricorrente, anche a mezzo di posta elettronica certificata. Qualora dalle parti siano prodotti documenti, devono essere depositati presso la cancelleria in duplice copia.
Il giudice, sentite le parti e omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione indispensabili richiesti dalle parti o disposti d’ufficio e provvede, con ordinanza immediatamente esecutiva, all’accoglimento o al rigetto della domanda.
L’efficacia esecutiva del provvedimento non può essere sospesa o revocata fino alla pronuncia della sentenza con cui il giudice definisce il giudizio instaurato.
Quella descritta potremmo chiamarla prima fase di natura monitoria che arriva fino al provvedimento positivo o negativo.
Contro l’ordinanza di accoglimento o di rigetto può essere proposta opposizione con ricorso contenente i requisiti del ricorso ordinario lavoristico, da depositare innanzi al tribunale che ha emesso il provvedimento opposto, a pena di decadenza, entro trenta giorni dalla notificazione dello stesso, o dalla comunicazione se anteriore. Con il ricorso non possono essere proposte domande diverse, salvo che siano fondate sugli identici fatti costitutivi o siano svolte nei confronti di soggetti rispetto ai quali la causa è comune o dai quali si intende essere garantiti. Il giudice fissa con decreto l’udienza di discussione non oltre i successivi sessanta giorni, assegnando all’opposto termine per costituirsi fino a dieci giorni prima dell’udienza.
Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, deve essere notificato, anche a mezzo di posta elettronica certificata, dall’opponente all’opposto almeno trenta giorni prima della data fissata per la sua costituzione. L’opposto deve costituirsi mediante deposito in cancelleria di memoria difensiva a norma e con le decadenze lavoristiche. Se l’opposto intende chiamare un terzo in causa deve, a pena di decadenza, farne dichiarazione nella memoria difensiva.
Nel caso di chiamata in causa di altre parti, il giudice fissa una nuova udienza entro i successivi sessanta giorni, e dispone che siano notificati al terzo, ad opera delle parti, il provvedimento nonché il ricorso introduttivo e l’atto di costituzione dell’opposto, osservati i termini di trenta giorni. Il terzo chiamato deve costituirsi non meno di dieci giorni prima dell’udienza fissata, depositando la propria memoria.
Quando la causa relativa alla domanda riconvenzionale non è fondata su fatti costitutivi identici a quelli posti a base della domanda principale il giudice ne dispone la separazione.
All’udienza, il giudice, sentite le parti, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione ammissibili e rilevanti richiesti dalle parti nonché disposti d’ufficio, e provvede con sentenza all’accoglimento o al rigetto della domanda, dando, ove opportuno, termine alle parti per il deposito di note difensive fino a dieci giorni prima dell’udienza di discussione. La sentenza, completa di motivazione, deve essere depositata in cancelleria entro dieci giorni dall’udienza di discussione. La sentenza è provvisoriamente esecutiva e costituisce titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.
Contro la sentenza che decide sul ricorso è ammesso reclamo davanti alla corte d’appello. Il reclamo si propone con ricorso da depositare, a pena di decadenza, entro trenta giorni dalla comunicazione, o dalla notificazione se anteriore. Non sono ammessi nuovi mezzi di prova o documenti, salvo che il collegio, anche d’ufficio, li ritenga indispensabili ai fini della decisione ovvero la parte dimostri di non aver potuto proporli in primo grado per causa ad essa non imputabile.
La corte d’appello fissa con decreto l’udienza di discussione nei successivi sessanta giorni e si applicano i termini già visti per la costituzione. Alla prima udienza, la corte può sospendere l’efficacia della sentenza reclamata se ricorrono gravi motivi. La corte d’appello, sentite le parti, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione ammessi e provvede con sentenza all’accoglimento o al rigetto della domanda, dando, ove opportuno, termine alle parti per il deposito di note difensive fino a dieci giorni prima dell’udienza di discussione. La sentenza, completa di motivazione, deve essere depositata in cancelleria entro dieci giorni dall’udienza di discussione.
In mancanza di comunicazione o notificazione della sentenza si applica l’art. 327 c.p.c., c.d. termine lungo.
Il ricorso per cassazione contro la sentenza deve essere proposto, a pena di decadenza, entro sessanta giorni dalla comunicazione della stessa, o dalla notificazione se anteriore. La sospensione dell’efficacia della sentenza deve essere chiesta alla corte d’appello. La Corte fissa l’udienza di discussione non oltre sei mesi dalla proposizione del ricorso.
In mancanza di comunicazione o notificazione della sentenza si applica il termine lungo.
In un’epoca dove i riti si vorrebbero che fossero unificati stupisce che il legislatore ne abbia invece voluto introdurre un altro. Da quanto si legge sulla stampa l’entrata in vigore della riforma avrebbe già intasato i tribunali e, se anche qualche utilità è rappresentata dalla prima fase monitoria, che è suscettibile di reclamo, ci pare che dopo l’accelerazione iniziale il rallentamento della procedura sia poi nei fatti, anche per il numero di udienze che diventano necessarie per un solo giudizio.
Un quesito aperto è se questa procedura e per i casi per i quali è stata introdotta sia alternativa al giudizio ordinario oppure rientrando nei casi di licenziamento indicati o qualora sia in discussione la qualificazione del rapporto intercorso sia la sola da seguire.

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