Categorie approfondimento: Lavoro
20 Settembre 2012

Riforma “Fornero”: prestazioni di lavoro accessorio

Di cosa si tratta

La c.d. Riforma Fornero (legge 28 giugno 2012, n. 92) ha modificato la normativa del lavoro accessorio, la cui definizione e campo di applicazione cambia con la sostituzione dell’art. 70 del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
Per prestazioni di lavoro accessorio si intendono attività lavorative di natura meramente occasionale che non danno luogo, con riferimento alla totalità dei committenti, a compensi superiori a 5.000 euro nel corso di un anno solare, annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell’anno precedente.
Stabilito un generale limite quantitativo di 5.000 euro nel corso di un anno solare, nei confronti dei committenti imprenditori commerciali o professionisti, le attività lavorative possono essere svolte a favore di ciascun singolo committente per compensi non superiori a 2.000 euro, rivalutati annualmente ai sensi del presente comma.
Con la sostituzione dell’art. 70 sarebbe quindi venuta meno l’individuazione in esso contenuta, delle prestazioni rese da soggetti a rischio di esclusione sociale o comunque non ancora entrati nel mercato del lavoro, ovvero in procinto di uscirne, nell’ambito:

  1. dei piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresa la assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con handicap;
  2. dell’insegnamento privato supplementare;
  3. dei piccoli lavori di giardinaggio, nonché di pulizia e manutenzione di edifici e monumenti;
  4. della realizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritatevoli;
  5. della collaborazione con enti pubblici e associazioni di volontariato per lo svolgimento di lavori di emergenza, come quelli dovuti a calamità o eventi naturali improvvisi, o di solidarietà e bis) dell’impresa familiare di cui all’art. 230 bis del cod. civ., limitatamente al commercio, al turismo e ai servizi.

Se anche in senso tecnico questa è stata una soppressione, riteniamo che conservi ancora una valenza indicativa dell’ambito applicativo.
Per l’agricoltura viene dettagliato che si applicano: a) alle attività lavorative di natura occasionale rese nell’ambito delle attività agricole di carattere stagionale, effettuate da pensionati e da giovani con meno di venticinque anni di età se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, compatibilmente con gli impegni scolastici, ovvero in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università; b) alle attività agricole svolte a favore di soggetti operanti nell’agricoltura ai quali si applichi un regime speciale in ragione dell’esiguità della struttura agricola e dell’attività produttiva svolta, che non possono, tuttavia, essere svolte da soggetti iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.
Il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio da parte di un committente pubblico è consentito nel rispetto dei vincoli previsti dalla vigente disciplina in materia di contenimento delle spese di personale e, ove previsto, dal patto di stabilità interno.
Speciale disposizione è data per riconoscere ai lavoratori extra comunitari che i compensi percepiti dal lavoratore sono computati ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. Ulteriori modifiche sono state apportate per il pagamento e per i contributi, per i quali il tutto è rinviato a successivo decreto, restando fermo l’utilizzo, secondo la previgente disciplina, dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio già richiesti alla data di entrata in vigore della legge e comunque non oltre il 31 maggio 2013.

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