Categorie approfondimento: Lavoro
20 Settembre 2012

Riforma “Fornero”: lavoro intermittente

Di cosa si tratta

La c.d. Riforma Fornero (legge 28 giugno 2012, n. 92) dedica al contratto di lavoro intermittente alcune disposizioni (art. 1, commi 21 e 22) con i quali si modificano alcune disposizioni del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
Soppresso il primo comma dell’art. 37, che prevedeva: “Nel caso di lavoro intermittente per prestazioni da rendersi il fine settimana, nonché nei periodi delle ferie estive o delle vacanze natalizie e pasquali l’indennità di disponibilità di cui all’art. 36 è corrisposta al prestatore di lavoro solo in caso di effettiva chiamata da parte del datore di lavoro”, il secondo comma viene sostituito del tutto e ora prescrive l’età dei soggetti a favore dei quali l’istituto può essere utilizzato: “Il contratto di lavoro intermittente può in ogni caso essere concluso con soggetti con più di cinquantacinque anni di età e con soggetti con meno di ventiquattro anni di età, fermo restando in tale caso che le prestazioni contrattuali devono essere svolte entro il venticinquesimo anno di età”.
All’art. 35 del D.Lgs. è stato aggiunto il seguente comma: «3-bis. Prima dell’inizio della prestazione lavorativa o di un ciclo integrato di prestazioni di durata non superiore a trenta giorni, il datore di lavoro è tenuto a comunicarne la durata con modalità semplificate alla Direzione territoriale del lavoro, mediante sms, fax o posta elettronica”. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro del lavoro possono essere individuate modalità applicative della disposizione.
In caso di violazione degli obblighi si applica la sanzione amministrativa da euro 400 ad euro 2.400 in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione. Non si applica la procedura di diffida di cui all’art. 13 del D.Lgs. n. 124/2004; i rapporti verranno ricondotti ai contratti a tempo indeterminato nel caso di omessa osservanza delle disposizioni.
Per i contratti di lavoro intermittente già sottoscritti alla data di entrata in vigore della legge, che non siano compatibili con le nuove disposizioni, cessano di produrre effetti decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge.
Poche disposizioni e molta attenzione sono date alla fase esecutiva per agevolare i controlli ed essere efficaci nella repressione degli abusi.
Il Ministero ha già dato ulteriori disposizioni con la Circolare del 1 agosto 2012, n 20 con la quale precisa che la prestazione può essere considerata discontinua, nell’ambito di un contratto a tempo determinato o indeterminato, a condizione che i periodi di lavoro siano inframmezzati da una o più interruzioni, così che non vi sia esatta coincidenza temporale tra la durata del contratto e quella della prestazione. Inoltre, è la contrattazione collettiva lo strumento cui è demandata l’individuazione di eventuali periodi predeterminati all’interno dei quali deve essere svolta la prestazione.
Risultano immutate le condizioni per le quali è vietato il ricorso al lavoro intermittente, ovvero:
– sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto di sciopero;
– salva diversa disposizione degli accordi sindacali, laddove il rapporto di lavoro intermittente sia attivato presso unità produttive nelle quali si sia proceduto, entro i 6 mesi precedenti, a licenziamenti collettivi, sospensione dei rapporti o riduzione dell’orario con diritto al trattamento di integrazione salariale, per lavoratori adibiti alle medesime mansioni;
– nel caso di aziende che non abbiano eseguito la valutazione dei rischi. Il DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) deve essere sempre aggiornato e adeguato alle condizioni strutturali, logistiche e organizzative della realtà aziendale nonché alle problematiche di formazione e informazione proprie dei lavoratori a chiamata.
Infine, quanto all’indennità di disponibilità, la circolare precisa che è facoltà delle parti prevederla o meno.
Nel caso in cui il contratto preveda per il lavoratore l’obbligo di rispondere alla chiamata, il datore di lavoro è tenuto alla corresponsione di una “indennità economica di disponibilità” da determinarsi secondo le indicazioni fornite dalla contrattazione collettiva ovvero stabilita, in via sostitutiva, dal D.M. 10/03/2004 in misura non inferiore al 20% della retribuzione, per il periodo in cui il lavoratore resta in attesa della chiamata datoriale.
La circolare del Ministero ha ricordato che una prestazione può essere definita “discontinua o intermittente” laddove sia resa, in forza di un contratto intermittente a tempo determinato o indeterminato, anche per periodi di durata significativa. Detti periodi, per poter essere considerati “discontinui o intermittenti” dovranno essere intervallati da una o più interruzioni, in modo che non vi sia una esatta coincidenza tra la durata del contratto e la durata della prestazione.
La Circolare presta attenzioni agli aspetti amministrativi per l’obbligo di comunicazione della chiamata del lavoratore e la disciplina del periodo transitorio.
L’interpretazione più rilevante da parte del Ministero contenuta nella circolare riguarda i c.d. periodi predeterminati quali causale oggettiva per cui possono essere stipulati contratti a chiamata. Da una prima lettura della legge questi periodi devono essere necessariamente decisi dalla contrattazione collettiva, quindi qualsiasi accordo stipulato individualmente dovrà essere ritenuto nullo.
L’unica novità rispetto alla vecchia normativa è che non trova più applicazione già dal 18 luglio, sia per i nuovi che per i vecchi contratti, la disposizione secondo cui, per i c.d. periodi predeterminati, “l’indennità di disponibilità è corrisposta al prestatore solo in caso di effettiva chiamata da parte del datore di lavoro”, per cui questa dovrà essere in ogni caso corrisposta.
Le novità per gli obblighi di comunicazione contenute nella circolare riguardano:
– per ciclo integrato di 30 giorni, si intendono 30 giorni di lavoro effettivo o 30 “chiamate”, ciò significa che ogni comunicazione potrà includere un arco temporale anche superiore ai 30 giorni di calendario, ma che dovrà riguardare al massimo 30 giorni stabiliti; per esempio “un fax per il periodo dal 1 febbraio 2013 al 31 agosto 2013 con chiamate il 25 febbraio, il 7 marzo, il 24 aprile, il 18 maggio, il 20 giugno e il 18 agosto”;
– la comunicazione potrà essere effettuata tramite fax o email (certificata o non certificata) alla Direzione Territoriale del lavoro competente;
– la comunicazione potrà avvenire anche il giorno stesso della “chiamata”, ma prima dell’inizio della prestazione lavorativa;
– la comunicazione potrà essere annullata o modificata, con le stesse modalità in cui si è effettuata la prima comunicazione, entro 48 ore dalla mancata prestazione;
– per tutte le giornate comunicate, per le quali non si è provveduto a modifica o annullamento, la prestazione sarà considerata come effettuata e andrà quindi indicata nel LUL (anche se questa non è mai avvenuta).
Come già chiarito nella circolare 18/2012 dello stesso Ministero del lavoro, i contratti che contravvengano alla normativa saranno considerati a tempo pieno e indeterminato. Gli ispettori sono di nuovo invitati a valutare con estrema attenzione il corretto adempimento dell’obbligo di comunicazione della chiamata, in quanto una vigilanza su tale aspetto si può ritenere opportuna solo nelle ipotesi in cui sia presumibile un utilizzo improprio di tale istituto.
Va da ultimo segnalato che il 9 agosto 2012 una “Nota” della Direzione generale del Ministero del Lavoro ha fornito indicazioni gestionali. Da un lato e da subito è andata ad imporre un completo cambio gestionale degli adempimenti formali e ne ha dichiarato l’operatività immediata; inoltre con questa si è disattesa la previsione legislativa che dovesse essere un decreto interministeriale a dare queste disposizioni. In ogni caso e allo stato le disposizioni pratiche operative sono contenute in questo documento.

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