Categorie approfondimento: Lavoro
8 Gennaio 2013

Riforma “Fornero”: i lavoratori “professionisti”

Di cosa si tratta

Torniamo alla c.d. Riforma Fornero (legge 28 giugno 2012, n. 92) che aveva rinviato il dettaglio delle disposizioni per i rapporti con i professionisti a un successivo Decreto Ministeriale (nel sito cfr.: “Riforma “Fornero”: soggetti a partita IVA”).
La Riforma esclude la presunzione della natura subordinata del rapporto quando si abbia l’esercizio di attività professionali per le quali l’ordinamento richieda l’iscrizione ad un ordine professionale, ovvero ad appositi registri, albi, ruoli o elenchi professionali qualificati e detta specifici requisiti e condizioni. Per capire esattamente chi vi rientri dovevamo attendere l’emanazione di un decreto del Ministero del lavoro, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della disposizione, sentite le parti sociali; questo è intervenuto in data 20 dicembre 2012.
Forse non serviva questo provvedimento. L’art. 1 nulla aggiunge nel dire che per i professi non viga la presunzione quando sia prevista per lo svolgimento dell’attività l’iscrizione ad un ordine o ad un collegio professionale.
Il tema che avrebbe dovuto essere trattato era, ad avviso di chi scrive, l’individuazione di quali possano essere i soggetti che dispongano “delle competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso significativi percorsi formativi ovvero da capacità tecnico-pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nell’esercizio concreto di attività”.
Crediamo che si sarebbe potuto fare chiarezza sulle innumerevoli figure professionali, talora nuove, che dispongano di specifiche ed elevate competenze e che non stanno ad una qualificazione che l’ordinamento riconosce espressamente.
Il decreto contiene un allegato che elenca le sole professioni previste da Ordini e Collegi, aggiungendo “Organismi che pur gestendo un Albo non sono costituiti in forma di Ordine professionale e cioè il Consiglio Nazionale degli Spedizionieri Doganali (Legge n. 1612/1960) e l’Albo Unico del Promotori Finanziari (D.Lgs. n. 58/1998)”.
Invece precisa il Decreto che l’iscrizione al Registro delle imprese, che integra una mera pubblicità dichiarativa, non costituisce elemento in sé idoneo ad escludere l’applicazione della presunzione. Questo era già ovvio nella Riforma e il tema sarebbe stato proprio questo, cioè l’individuazione in questo ambito di figure più caratteristiche di una qualità (in parte come altrimenti si è fatto per il settore edile.
Il Decreto espressamente prevede la certificabilità di questi incarichi professionali “anche al fine di accertare il possesso dei requisiti e condizioni dell’appartenenza ad ordini, registri, albi, ruoli od elenchi”; non vediamo sinceramente la necessità di questo “anche”.
È comunque demandato alla Commissioni di certificazione per il monitoraggio la trasmissione alla Direzione generale delle relazioni Industriali e dei rapporti di lavoro, con periodicità semestrale, dei dati relativi ai contratti certificati per i quali non si applica la presunzione di cui all’art. 69-bis, comma 1 del D.Lgs. n. 276/2003.

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