Categorie approfondimento: Credito e banche
15 Maggio 2014

Richiesta di finanziamento e diniego dell’intermediario

Di cosa si tratta

L’intermediario finanziario che abbia ricevuto una richiesta di finanziamento è tenuto a fornire una risposta nell’ambito del corretto esercizio della propria discrezionalità tecnica, anche nei casi nei quali decida di non accettarla, ma è tenuto a fornire al richiedente precise informazioni sulle ragioni del diniego.
Le ragioni del rifiuto possono consistere nell’applicazione di criteri elaborati per la generalità della clientela, che però si raccordino alle caratteristiche del caso. Cosi si è pronunciato l’Arbitro Bancario e Finanziario di Milano (ABF) con Decisione in data 13 marzo 2014 n. 1546, non diversamente da quanto aveva già fatto il Collegio di Coordinamento con la Decisione N. 6182 del 29 novembre 2013.
Nel caso in concreto la ricorrente aveva fatto richiesta di una “coin card” all’Intermediario e questi, dopo aver dichiarato di avvalersi di un sistema di valutazione di merito creditizio basato sulla ponderazione di diversi fattori, ha comunicato di aver negato la concessione del fido.
Con reclamo all’ABF la ricorrente ha invitato l’intermediario a comunicare il motivo del rigetto della richiesta di credito. Secondo la ricorrente, infatti, nella comunicazione l’Intermediario si era limitato “ad indicare i criteri utilizzati in astratto nella valutazione del merito creditizio per lo più basati su verifiche eseguite su diverse banche dati, senza specificare in alcun modo il criterio applicato nel caso concreto e la ragione giustificatrice che ha determinato il rigetto della richiesta”.
Con una nota l’intermediario convenuto si è limitato a confermare le precedenti comunicazioni ove richiamava l’“orientamento ormai costante e condiviso, quello di non riconoscere in capo agli intermediari finanziari un puntuale obbligo di comunicare le motivazioni sottese al diniego eventualmente opposto al cliente, ferma restando l’assoluta riservatezza e insindacabilità delle scelte dagli stessi operati nell’ambito della loro autonomia negoziale e gestionale”; la ricorrente, ritenendo di avere diritto a conoscere le ragioni per le quali è stata negata la concessione del fido, ha chiesto all’ABF di ordinare all’intermediario di comunicarle le specifiche motivazioni che avevano determinato il rigetto della richiesta di fido.
Il Collegio di Milano nel decidere si richiama e uniforma alla decisione del Collegio di coordinamento n. 6182/13 del 29/11/2013.
Si afferma che non può considerarsi esistente un diritto del cliente alla concessione del credito. L’intermediario è certamente autonomo nelle proprie valutazioni in ordine alla concessione del credito in quanto afferenti alla sfera di discrezionalità nella gestione imprenditoriale. Di conseguenza, l’ABF non può sostituirsi all’intermediario nella valutazione della convenienza di un’operazione creditizia. La discrezionalità tecnica si deve svolgere nei limiti dei principi di correttezza, buona fede e adeguata professionalità quale, in particolare, coniugato nelle norme di settore (artt. 124, co.5, e 127, co. 1, TUB) e nelle disposizioni della Banca d’Italia sulla “trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari”.
I principi e le disposizioni richiamate rendono sindacabile, limitatamente a tali profili, la condotta degli intermediari nell’esercizio del credito.
Sul punto l’Autorità di Vigilanza, con la Comunicazione del 22 ottobre 2007, ha indicato che, qualora, nell’ambito della propria autonomia gestionale, l’intermediario “decida di non accettare una richiesta di finanziamento, è necessario che … fornisca riscontro con sollecitudine al cliente; nell’occasione, anche al fine di salvaguardare la relazione col cliente, andrà verificata la possibilità di fornire indicazioni generali sulle valutazioni che hanno indotto a non accogliere la richiesta di credito”.
Nel caso in concreto l’ABF ha ritenuto che le comunicazioni inviate dall’intermediario alla ricorrente non soddisfassero né l’obbligo di collaborazione attiva nei confronti del cliente, né il dovere di “assistenza” nei suoi riguardi, quali risultano dalle disposizioni richiamate. Infatti, nel diniego della richiesta di credito, l’intermediario si era limitato ad indicare i parametri valutativi di cui si avvale a livello generale per le valutazioni delle richieste di credito, senza indicare nello specifico quali di questi parametri abbiano condotto l’intermediario ad una valutazione negativa del merito creditizio.
La risposta dell’intermediario era una lettera standard inviata indifferentemente a tutta la clientela, mentre mancavano indicazioni personalizzate, ancorché di carattere generale, dove, sulla base degli esposti principi, la specifica indicazione delle motivazioni di esclusione del cliente dal credito fosse collegata alla doverosa funzione che le risposte dell’intermediario sono destinate ad assumere ai fini dell’orientamento del cliente nei suoi rapporti di credito presenti e futuri.
Pur restando ferma la insindacabilità della decisione in ordine alla concessione del credito, esiste il diritto di ricevere indicazioni, anche se di carattere generale, ma pur sempre adeguatamente rapportate alle concrete circostanze individuali, circa le ragioni del diniego di credito.
Il Collegio di Coordinamento in motivazione aggiungeva anche che non può non considerarsi altamente significativo come proprio il richiamo alla “correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti” sia stato attualmente assunto a sottotitolo delle disposizioni della Banca d’Italia sulla “trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari”, così instaurandosi in un’ottica ormai espressamente emergente dallo stesso dettato legislativo, con la più recente formulazione del co. 1 dell’art. 127 del D.Lgs. n. 385/1993, nella logica del quale, come si sottolinea nell’Ordinanza di rimessione, “la tutela del cliente rappresenta ora un obiettivo diretto delle norme che regolano i suoi rapporti con l’intermediario e non più soltanto un mezzo per promuovere la stabilità, l’efficienza e la competitività del sistema finanziario”; esiste una stretta correlazione tra il perseguimento dell’obiettivo della “trasparenza” e la necessaria “correttezza” nello svolgimento del rapporto creditizio. Prospettiva, chiaramente insita nella nuova intitolazione (“Trasparenza delle condizioni contrattuali e dei rapporti con i clienti”) del titolo VI del TUB, a seguito della novellazione operata col D.Lgs. n. 141/2010, sulla cui base si è senz’altro ritenuto di potere riassumere la conseguente promozione di uno spirito di collaborazione attiva dell’intermediario nei confronti del cliente, quale risultante sancita in tema di “obblighi precontrattuali” dell’intermediario alla luce dell’art. 124 TUB e, in particolare, del relativo comma 5, con la sua allusione al dovere di fornire sempre al consumatore “chiarimenti adeguati”, nel concetto di una sua doverosa “assistenza al consumatore” (par. 4.2.2.2 delle richiamate disposizioni della Banca d’Italia).
Quanto richiamato in un contesto nel quale la necessaria “verifica del merito creditizio” (di cui all’art. 124 bis TUB), nel risultare sicuramente e immediatamente finalizzata ad evitare, da parte dell’intermediario, una concessione del credito, per misura e condizioni, contrastante con le capacità solutorie del cliente- consumatore, non può non ritenersi dover essere apprezzata anche nella più generale ottica di quell’adeguato chiarimento al cliente di quale possa essere, al momento, la soluzione più adatta alle sue esigenze ed alla sua concreta situazione personale e finanziaria (cui si allude nell’art. 124, comma 5 TUB).
La specificità dell’indicazione delle motivazioni di esclusione del cliente dal credito si presenta come profilo imprescindibile della doverosa funzione che le risposte dell’intermediario sono destinate ad assumere ai fini dell’orientamento del cliente stesso nei suoi rapporti di credito presenti e futuri.
Conseguentemente, è da ritenere indiscutibile l’attuale sussistenza di un diritto del cliente a ricevere indicazioni, anche se di carattere generale, ma pur sempre adeguatamente rapportate alle concrete circostanze individuali, circa le ragioni dell’eventuale diniego di credito.
L’assolvimento da parte dell’intermediario del suo dovere di “assistenza” nei confronti del cliente sembra da valutare senza trascurare, in relazione ai singoli casi, il grado di complessità dei processi decisionali di volta in volta implicati nella erogazione del credito. Sul giudizio di adeguatezza in ordine alla necessaria specificità delle indicazioni personalizzate da fornire è da ritenere che sia destinata inevitabilmente a influire anche la considerazione della tipologia del finanziamento concretamente in discussione.

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