Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
29 Gennaio 2007

Richiesta del consenso all’invio di comunicazioni commerciali per posta elettronica

Di cosa si tratta

Con l’ormai risalente introduzione nell’ordinamento italiano del sistema dell’opting-in (opt-in), in luogo del precedente regime dell’opting-out (opt-out), il legislatore italiano ha recepito il principio della obbligatorietà dell’esplicito consenso al trattamento dei dati personali da parte dell’”interessato”, cioè del soggetto cui si riferiscono i dati stessi.
Tale scelta, unitamente al riconoscimento del carattere di dato personale attribuito all’indirizzo di posta elettronica, ha avuto come conseguenza il riconoscimento del divieto di inviare comunicazioni elettroniche commerciali senza il preventivo consenso dei destinatari. Per gli operatori commerciali, ciò ha comportato l’impossibilità di utilizzare quel canale economicamente privilegiato che consisteva nell’invio di e-mails a potenziali clienti, i cui indirizzi di posta elettronica erano reperibili in pubblici registri, elenchi e documenti conoscibili da chiunque.
Ciò premesso, l’unica forma di comunicazione commerciale che non richiede per la sua liceità il consenso preventivo dell’interessato è quella prevista dal IV comma dell’art. 130 d.lgs. 196/03. In tale sede si afferma infatti che “se il titolare del trattamento utilizza, a fini di vendita diretta di propri prodotti o servizi, le coordinate di posta elettronica fornite dall’interessato nel contesto della vendita di un prodotto o di un servizio, può non richiedere il consenso dell’interessato, sempre che si tratti di servizi analoghi a quelli oggetto della vendita e l’interessato, adeguatamente informato, non rifiuti tale uso, inizialmente o in occasione di successive comunicazioni. L’interessato, al momento della raccolta e in occasione dell’invio di ogni comunicazione effettuata per le finalità di cui al presente comma, è informato della possibilità di opporsi in ogni momento al trattamento, in maniera agevole e gratuitamente”.
Tale previsione sembra bilanciare l’esigenza del venditore di fidelizzare il cliente con cui ha già instaurato un rapporto con quella del compratore ad essere informato sulla promozione di prodotti nei confronti dei quali ha precedentemente manifestato interesse.
Un recente orientamento dottrinale pare tuttavia ritenere lecito anche l’inoltro di quella comunicazione elettronica con la quale l’operatore commerciale richieda esclusivamente il consenso per la successiva spedizione di una o più e-mails commerciali senza quindi che tale comunicazione abbia un contenuto promozionale ovvero pubblicitario. Se è vero infatti che l’art. 130 del Codice della Privacy vieta l’invio di e-mails con contenuto pubblicitario, ovvero finalizzate alla vendita diretta o al compimento di ricerche di mercato e comunque di ogni tipo di comunicazione commerciale senza che vi sia il consenso dell’interessato, lo stesso decreto non fornisce alcuna definizione di “comunicazione commerciale”.
Una definizione è invece proposta nell’art. 2 del D.L.vo 70 del 2003, ove si afferma che comunicazioni commerciali sono quelle “destinate, in modo diretto o indiretto, a promuovere beni, servizi o l’immagine di una impresa, di una organizzazione o di un soggetto che esercita un’attività agricola, commerciale, industriale, artigianale o una libera professione”. Più significativo è poi quanto espresso nella seconda parte del medesimo articolo ossia che “non sono di per sé comunicazioni commerciali: le informazioni che consentono un accesso diretto all’attività dell’impresa, del soggetto o dell’organizzazione, come un nome di dominio, o un indirizzo di posta elettronica”.
Dalla lettura di tale combinato normativo parrebbe ipotizzabile quindi la liceità dell’invio di comunicazioni elettroniche non ancora definibili commerciali in quanto finalizzate esclusivamente alla ricezione del consenso del soggetto cui si riferiscono i dati personali. Tali comunicazioni non rientrerebbero pertanto nell’ambito oggettivo di applicazione dell’art. 130 ma sarebbero disciplinate dai principi generali del codice in materia di protezione dei dati personali.

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