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10 Marzo 2021

I poteri gestori degli amministratori di società e la giusta causa di revoca

La revoca della delega attribuita ad un componente del consiglio di amministrazione determina, se non assistita da giusta causa, l’obbligo della società di risarcire i danni da lui subiti.
Le situazioni in fatto possono essere eterogene, e diversificarsi come nel caso di una revoca parziale, ma ci soffermiamo sul tipo di revoca che deriva nell’ipotesi di ristrutturazione aziendale dell’organico societario e delle relative funzioni specialistiche, che possono essere il frutto di sviluppi nel campo della tecnologia e della normativa di sicurezza; quando il difetto di aggiornamento incida negativamente sulla persistenza dell’affidamento riposto sulle attitudini del delegato, anche quando non si abbiano degli inadempimenti ai doveri a lui ascrivibili, è lecito il ricorso alla revoca dei poteri conferiti.
La revoca, che fosse disposta dal consiglio di amministrazione per un proprio membro, dovrà avere un fondamento di natura oggettiva e andrà dimostrato in sede giudiziale. Ad adottare il provvedimento potrà procedere il Consiglio, che ha attribuito il relativo potere e che viene fondato sull’art. 2381, 2° cod. civ., che alternativamente consente che statutariamente il potere appartenga al consiglio.
La facoltà di revoca da qualcuno è ritenuta qualche cosa di più, prospettandosi un dovere a provvedere intervenendo sui compiti demandati quando specifici fattori della più varia natura (anche di origine normativa) richiedano di attribuirli ad un diverso amministratore; il venire meno del pactum fiduciae comporta la necessità di rivedere e riconsiderare quelle attitudini che avevano portato al conferimento della relativa competenza.
L’evoluzione storica della delega ha trasformato la figura dei delegati da esecutori della volontà del Consiglio a detentori del potere di gestione e questo ha rilievo nella valutazione che porta a considerare la ricorrenza della giusta causa.
Il difetto di adeguata giustificazione comporta effetti di rilievo sul piano risarcitorio che, oltre ad essere rappresentato dalla perdita dell’emolumento attribuito, anche dagli effetti derivanti dalla violazione delle regole di buona fede e correttezza, se diverso ed ulteriore rispetto alla revoca in sé, e la lesione al diritto alla persona, come onore, reputazione con le conseguenti ricadute patrimoniali, anche in presenza di giusta causa, per esempio dandone notizia all’esterno in modo non adeguato (Cass. sez. 6°, 25 febbraio 2020, n. 9454).

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