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17 Gennaio 2019

Revoca illegittima degli amministratori di società di capitali

La domanda volta ad ottenere il risarcimento del danno derivante dalla revoca senza giusta causa dall’incarico di amministratore unico della società è una richiesta legittima.
Ai sensi dell’art. 2383 c.c.- l’amministratore di società di capitali, pur potendo essere revocato in qualsiasi tempo, ha diritto ad ottenere il risarcimento del danno, qualora la revoca sia stata disposta senza giusta causa.
Sull’interpretazione del termine “giusta causa”, la Suprema Corte ha statuito che: “La giusta causa per la revoca dell’amministratore, prevista dall’art. 2383, terzo comma, cod. civ., può consistere non solo in fatti integranti un significativo inadempimento degli obblighi derivanti dall’incarico, ma anche in fatti che minino il “pactum fiduciae”, elidendo l’affidamento riposto al momento della nomina sulle attitudini e capacità dell’amministratore, sempre che essi siano oggettivamente valutabili come capaci di mettere in forse la correttezza e le attitudini gestionali dell’amministratore revocato, e non costituiscano, invece, il mero inadempimento ad una inesistente soggezione dell’amministratore stesso alle direttive del socio di maggioranza, pur se pubblico (la Suprema Corte di Cassazione ha confermato Cass. Sez. 1, Sentenza n. 23381 del 15 ottobre 2013 la sentenza di merito che aveva escluso la giusta causa in una vicenda in cui l’assemblea dei soci di una società per azioni, partecipata in via maggioritaria da un Comune, aveva deliberato di revocare l’amministratore sulla base di atti risultati, in realtà, coerenti con i doveri dallo stesso assunti con il mandato ad amministrare la società, come l’iniziativa giudiziaria promossa contro il Comune inadempiente rispetto agli obblighi assunti contrattualmente con la società ed il rifiuto opposto all’indebito accesso alla contabilità sociale da parte di alcuni consiglieri comunali).
La giusta causa di revoca ricorre quando si verifichino situazioni tali da determinare una rottura del pactum fiduciae e da influire negativamente sulla prosecuzione del rapporto.
In ordine, poi, al quantum debeatur, la Suprema Corte ha evidenziato che “Il rapporto di immedesimazione organica fra l’amministratore ed una società di capitali esclude che le funzioni connesse alla carica, siano riconducibili ad un rapporto di lavoro subordinato ovvero di collaborazione coordinata e continuativa; ne consegue che in caso di revoca senza giusta causa, per la liquidazione dei relativi danni, deve procedersi secondo i criteri generali di cui agli artt. 1223 e 2697 cod. civ., trattandosi di situazione non equiparabile alla risoluzione di un contratto di lavoro subordinato”, (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 23557 del 12/09/2008).
Il danno patito dall’amministratore revocato senza giusta causa coincide con i compensi che lo stesso avrebbe percepito qualora non fosse stato revocato. Inoltre, la Suprema Corte ha statuito che: “In tema di revoca dell’amministratore di società di capitali (nella specie, SRL) la sussistenza di una giusta causa esclude il diritto dell’amministratore al risarcimento del danno prodotto dall’anticipato scioglimento del rapporto, ai sensi dell’art. 2383, terzo comma, cod. civ. (nel testo, vigente “ratione temporis”, anteriore alle modifiche date dal d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6), se espressamente enunciata nell’atto dell’assemblea che altresì descriva le ragioni della revoca, senza che queste, omesse nell’atto deliberativo, possano essere integrate in prosieguo, nel corso del giudizio, appartenendo alla sola assemblea ogni valutazione in proposito (Sez. 1, Sentenza n. 23557 del 12 settembre 2008).
In una situazione dove statutariamente era dato che si potesse non risarcire l’amministratore revocato, è stata pronunziata l’invalidità del patto in quanto la clausola in questione rappresenterebbe una rinuncia al diritto risarcitorio assolutamente improduttiva di effetti, atteso che è radicalmente nulla la rinuncia ad un diritto futuro per mancanza dell’oggetto (cfr. Cass. Sez. Lav, Sentenza n. 23087 del 11/11/2015).
Nei casi poi, ove nel verbale non venga fornita alcuna spiegazione sul motivo per cui l’assemblea abbia deciso di revocare senza preavviso, si afferma che consegue il diritto al risarcimento del danno, non potendo la società fornire in seguito le motivazioni non esplicitate nella delibera di revoca.
In giurisprudenza non è infrequente che la quantificazione del danno avvenga con l’indicazione di un importo come prima operazione che tiene in considerazione la qualità dell’impegno e la si parametri poi a tante mensilità quante sono necessarie per il tempo occorrente per il reperimento di una nuova occupazione).

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