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1 Dicembre 2017

La revoca del fallimento per desistenza del creditore anche in sede di reclamo

La desistenza, ossia la rinunzia agli atti e all’azione intervenute da parte del creditore istante per il fallimento, può comportare la revoca del fallimento già dichiarato.
Il tema è già da noi stato affrontato (nel sito “Reclamo contro la dichiarazione di fallimento”).
Quando il fallito con reclamo ex art. 18 L. Fall. insiste nella richiesta di revoca della dichiarazione di fallimento in quanto il creditore che ha promosso l’istanza sia stato soddisfatto integralmente delle sue pretese, il reclamo va accolto.
È opportuno che si proceda ad un preventivo deposito in cancelleria dell’atto di desistenza e di rinunzia agli atti e all’azione del creditore, in modo che il reclamo venga accolto in quanto è meritevole di accoglimento.
La Suprema Corte si è già pronunciata (Cass. 18 giugno 2014, n. 19909/2014) e già alcune corti si sono conformate al precedente aderendo a tale orientamento (C.d.A. Milano sentenza 26 febbraio 2015, n. 1053, come anche la C.d.A. Bologna 27 agosto 2014, n. 10539); la sentenza dichiarativa di fallimento va revocata in presenza della desistenza del creditore.
Alla conclusione riportata si è pervenuti in quanto la legittimazione del creditore va riconosciuta permanere anche nella fase del reclamo, con la conseguenza che la sopravvenuta desistenza determina il venir meno di tale legittimazione e la necessaria revoca del fallimento, che non suppone più alcuna iniziativa ufficiosa, ma richiede sempre la domanda del soggetto legittimato.
Infatti è necessario che la domanda del soggetto legittimato sia tenuta ferma e non rinunciata per tutta la durata del procedimento.
Anche in sede di reclamo la desistenza dalla domanda comporta la revoca del fallimento, e questo si produce in quanto è riconosciuto un effetto pienamente devolutivo del gravame alla corte d’appello, che implica anche la valutazione di tutte le questioni sulla sussistenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi, come la legittimazione ad agire del creditore per l’intera durata della procedura.

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