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4 Luglio 2017

Revoca dell’amministratore senza l’osservanza della procedura

Ci siamo ripetutamente occupati della revoca dell’amministratore nella s.r.l. soprattutto in relazione alla presenza o meno di disposizioni relative alla procedura (nel sito: “Revoca degli amministratori nelle s.r.l. prevista dall’atto costitutivo” e “Revoca degli amministratori nelle s.r.l. non regolata dall’atto costitutivo”).
Riteniamo che il vuoto legislativo debba essere colmato dal momento della costituzione della società con espresse previsioni sulla regolamentazione della revoca. Infatti il codice dedica espressamente solo una norma, che riguarda la revoca cautelativa giudiziale all’art. 2476, co. 3° cod. civ..
Anche nell’ipotesi di s.r.l. unipersonale, la revoca degli amministratori ad opera del socio unico deve rispettare la procedura formale delineata dallo statuto in quanto in questo sia prevista, con riferimento alla necessità di previa comunicazione agli amministratori del testo della decisone che il socio vuole adottare.
In particolare, l’espressa prescrizione statutaria della comunicazione del testo della decisione agli amministratori e il fatto che essi (come prescritto dall’art. 2479, co. 4, c.c.) potrebbero chiedere che la delibera sia adottata non solo mediante un verbale scritto, ma a seguito di assemblea dei soci, dimostra che agli amministratori è concessa la facoltà di influire sulle modalità dell’assunzione della delibera societaria.
L’inosservanza della procedura di formazione della delibera societaria, in particolare per mancato previo avvertimento degli amministratori, che sia prevista dallo statuto, configura un vizio di annullamento della delibera, perché non assunta in conformità all’atto costitutivo, ai sensi dell’art. 2377, co. 1, c.c. (applicabile alle srl ex art. 2479 ter, co. 4, c.c.).
Il potere di impugnare le deliberazioni assembleari che non siano state prese in conformità della legge o dell’atto costitutivo, riconosciuto agli amministratori della società per azioni dall’art. 2377, co. 2, c.c., spetta al consiglio di amministrazione e non agli amministratori individualmente considerati, salvo che il consigliere di amministrazione sia stato immediatamente leso in un suo diritto dalla deliberazione stessa (nel caso, di specie, il Tribunale ha riconosciuto la legittimazione del singolo amministratore a impugnare la decisione del socio unico avente ad oggetto la sua revoca, connotata da vizi formali attinenti il diritto alla preventiva informativa e al contraddittorio).
L’ultima pronunzia nota sul tema è del Tribunale di Torino, Sezione specializzata in data 8 luglio 2016, n. 4072, che ha affermato l’invalidità di una delibera, per violazione degli artt. 2479 c.c. e 10-12 dello Statuto sociale, perché, non essendo stata adottata con delibera assembleare, non è stata seguita la procedura della consultazione scritta di soci e amministratori disciplinata dai predetti articoli dello Statuto e in particolare, nulla è stato comunicato agli amministratori, che hanno avuto contezza della determinazione di revoca nei loro confronti solo a cose fatte.
Il Tribunale non ha ritenuto rilevante che fosse intervenuta l’assemblea e avesse ratificato la decisione del suo CdA, dal momento che era l’assemblea che avrebbe dovuto essere convocata.
Nella comunicazione era specificato che la decisione era assunta ai sensi dell’art. 2479 cc. e degli artt. 10-12 dello Statuto sociale; la norma prescrive che l’atto costitutivo possa prevedere che le decisioni dei soci possano essere assunte (oltre che con convocazione dell’assemblea) anche mediante consultazione scritta o sulla base del consenso espresso per iscritto lo Statuto sociale disciplinava invece la procedura di adozione, tra le altre, delle delibere di revoca degli amministratori; per l’art. 10: “Sono riservati alla competenza dei soci… la nomina e la revoca degli amministratori”; art. 11: “Le decisioni dei soci…possono essere adottate con deliberazione assembleare, mediante consultazione scritta o sulla base del consenso espresso per iscritto dai soci..”; art. 12: “Il procedimento per la consultazione scritta o l’acquisizione del consenso espresso per iscritto è regolato come segue. Uno dei soci o uno degli amministratori comunica a tutti i soci e a tutti gli amministratori non soci il testo della decisione da adottare, fissando un termine non inferiore a otto giorni, entro il quale ciascun socio deve far pervenire presso la sede sociale l’eventuale consenso alla stessa… Dai documenti devono risultare con chiarezza l’argomento oggetto della discussione e il consenso alla stessa… Le decisioni dei soci adottate con queste modalità devono risultare da apposito verbale redatto a cura dell’organo amministrativo e inserito nel libro delle decisioni dei soci”.
Dal complesso dell’atto di citazione e dalle conclusioni dello stesso il Tribunale ha ritenuto che fosse impugnata la decisione del socio unico di revocare gli amministratori di tale società.
Alla luce delle disposizioni riportate, riteneva che vi fosse stata violazione della procedura di adozione della delibera societaria prescritta dal codice civile e dallo statuto societario. Infatti, anche se il capitale della società è detenuto da un unico socio le disposizioni citate sono applicabili almeno relativamente alla necessità di previa comunicazione agli amministratori del testo della decisone che il socio vuole adottare. In particolare, l’espressa prescrizione statutaria della comunicazione del testo della decisione agli amministratori e il fatto che essi (come prescritto dall’art. 2479, co. 4, c.c.) potrebbero chiedere che la delibera sia adottata non solo mediante un verbale scritto, ma a seguito di assemblea dei soci, dimostra che agli amministratori è concessa la facoltà influire sulle modalità dell’assunzione della delibera societaria.
Tale facoltà è chiaramente connessa al diritto degli stessi (appunto esercitabile a seguito della comunicazione del testo della decisione o in sede di svolgimento dell’assemblea societaria) di esporre ragioni di difesa qualora si tratti di decisione che influisce su di essi (come quella di revoca della loro carica).
L’inosservanza della procedura di formazione della delibera societaria, in particolare per mancato previo avvertimento degli amministratori, configura un vizio di annullamento della delibera, perché non assunta in conformità della legge e dell’atto costitutivo, ai sensi dell’art. 2377, co. 1, c.c. (applicabile alle srl ex art. 2479 ter, co. 4, c.c.).
Non è stata ritenuta accoglibile l’eccezione della parte convenuta, secondo la quale gli amministratori potrebbero impugnare le delibere dell’assemblea non conformi alla legge solo in veste di CdA e nell’interesse della società e non per loro motivi di interesse particolare. Infatti, la legge (art. 2377 c.c.) non pone limitazioni di questo tipo.
È in sostanza affermato il diritto proprio alla preventiva informativa e al contraddittorio in tanto in quanto lo statuto preveda questa procedura. Altrimenti non vi è alcun diritto di preventiva informativa e di contraddittorio.

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