Categorie approfondimento: Societario
15 Giugno 2012

Revoca degli amministratori nelle s.r.l. non regolata dall’atto costitutivo

Di cosa si tratta

Il tema della revoca degli amministratori nelle società a responsabilità limitata è uno dei punti dove il vuoto legislativo deve essere colmato dall’atto costitutivo. Infatti il codice dedica espressamente solo una norma, che riguarda la revoca cautelativa giudiziale all’art. 2476, co. 3° cod. civ..
La norma si trova nella sede dell’azione di responsabilità contro gli amministratori, che può essere promossa “da ciascun socio, il quale può altresì chiedere, in caso di gravi irregolarità della gestione della società, che sia adottato provvedimento cautelare di revoca degli amministratori medesimi”. Il giudice può subordinare l’adozione del provvedimento alla prestazione di una cauzione.
Il primo quesito in termini generali è se il potere di revocare esista. L’ovvia risposta discende anche dal fatto che nelle srl, a differenza della spa, gli amministratori possono essere nominati a tempo indeterminato e, se non intervenissero le dimissioni, i nominati sarebbero amministratori a vita.
Il fatto che il potere di revoca da parte dei soci non abbia limitazioni legislative comporta che un esercizio di questo potere, che non abbia un fondamento, espone chi lo esercita al risarcimento del danno che va ad arrecare.
Senza disposizioni statutarie che dispongano sulla revoca sia in termini di presupposti per richiederla sia di procedimento attraverso il quale sostituire l’amministratore (sul punto si veda nel Sito: “Revoca degli amministratori nelle s.r.l. prevista dall’atto costitutivo ”), il tema da affrontare è se la norma richiamata esprima un precetto anche per la revoca in termini generali; se cioè debba esistere una responsabilità degli amministratori, che si siano resi responsabili di gravi irregolarità per cui si sia in presenza di una giusta causa.
Crediamo che la risposta sia negativa; che una iniziativa di questo tipo possa produrre degli effetti è dato per certo nel riconoscimento del diritto al risarcimento, ma non per questo non manca il potere ai soci, che abbiano formato la loro volontà in una valida assemblea, di fare cessare il rapporto con gli amministratori che avevano nominato.
Se infatti spetta ai soci la loro nomina (art. 2479, co. 2°, n. 2 cod. civ.), non vi è ragione che gli stessi non abbiano il potere di farli cessare. Altra conferma dovrebbe potere derivare dall’art. 2479, 1° co. cod. civ., che prevede che i soci decidano sulle materie di loro competenza come previste dall’atto costitutivo; avendo la competenza di nominare hanno il potere di revocare.
E’ controverso che il fondamento del potere possa essere ravvisato dall’applicazione dell’art. 2383, co. 3° cod. civ., dato per la spa, che prevede che gli amministratori sono revocabili dall’assemblea in qualunque tempo, salvo il diritto dell’amministratore al risarcimento dei danni, se la revoca avviene senza giusta causa; riteniamo che non si possa fondare il potere su questa disposizione in quanto gli amministratori della spa non sono a tempo indeterminato e, per fare cessare prima il loro incarico, vi deve essere una valida ragione.
Maggior fondamento si può trovare nel rapporto tra la società e l’amministratore nelle regole sul mandato, che quando è a tempo indeterminato può essere risolto con un risarcimento, se non è dato un congruo preavviso (art. 1725, co. 2 cod. civ.) salvo la ricorrenza di una giusta causa.
La differenza che fonda la sola regola codicistica in ordine alla revoca e il diverso fondamento individuato è data dal fatto che la revoca giudiziale è frutto dell’iniziativa del socio, mentre la revoca in generale scaturisce da una determinazione della società e quindi nel rapporto contrattuale tra l’amministratore e la società.
Argomentando ulteriormente potremmo pensare che, mentre la revoca in generale è ovviamente un potere disponibile della società, l’eccezione dell’iniziativa del socio, che non passa da una determinazione dell’assemblea, andava regolata espressamente, in quanto eccezione, perché fosse ammissibile l’iniziativa. Questa norma rappresenta l’introduzione di una tutela che il socio altrimenti non avrebbe.
In termini di procedimento le disposizioni che vanno osservate sono quelle sulla convocazione dell’assemblea o mediante consultazione scritta, ove sia chiaramente esposta all’ordine del giorno l’iniziativa di procedere alla revoca degli amministratori con tempestiva informazione sui temi da trattare.
Che passi quindi dalla decisione dei soci o dall’assemblea dovranno essere osservate le maggioranze, le forme e i termini perché si abbia una valida espressione della volontà in tale senso.
In assenza di un motivo per procedere alla revoca è da ritenere che l’amministratore, che sia anche socio, non abbia limitazioni ad intervenire e a votare senza problemi di conflitto di interessi; in caso contrario riteniamo che dovrebbe astenersi evitando l’impugnazione della delibera in luogo di quanto avrebbe fatto il socio, che si riteneva motivato a chiedere la revoca sulla base dell’esistenza di motivi precisi e che, non ottenendo l’approvazione in sede sociale, vede aperta la sola strada delle richiesta giudiziale di revoca.
Per tornare alla sola norma esistente sulla revoca, un’ultima postilla è il tema dei rapporti tra l’azione di responsabilità e la revoca degli amministratori. Il quesito è in che rapporto l’una stia all’altra.
Il socio che procede con l’azione di responsabilità non agisce nel suo interesse se non indirettamente, ma a tutela di un interesse sociale. La norma legittima il socio a questa azione aggiungendo che può anche chiedere al revoca. Se infatti la gestione sta producendo danni, il tempo del giudizio non può aggravare la situazione.
Il presupposto è però diverso; agire per la responsabilità è una cautela ad una situazione che produce danni alla società, mentre la richiesta di revoca ha fondamento sull’esistenza di gravi irregolarità.
Ci domandiamo quale sia il rapporto tra queste due domande. Potremmo dire dalla lettura della norma che le irregolarità, fondando un azione di responsabilità, possono essere fatte valere solo nell’ambito dell’altra azione; se questa non vi fosse per la mancanza di danno, non sarebbe percorribile la strada della revoca cautelativa giudiziale. Questa opinione non è condivisa in giurisprudenza e lasciamo questa evidenza proprio per suggerire che nell’atto costitutivo si abbia a tenere presente il problema per regolarlo in modo adeguato.
Non dobbiamo dimenticare che la srl è con grande frequenza di base personale ristretta e le figure dei soci sono molto importanti anche perché sono di frequente i soggetti che poi ricoprono le cariche; quando un problema di revoca nasce, vuole dire che nell’assetto societario si sta andando verso una situazione che può essere di degenerazione dei rapporti e va salvaguardata la società dagli effetti dei dissidi tra i soci.

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