Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
24 Marzo 2011

Reti di imprese: regime agevolativo fiscale

Di cosa si tratta

Il contratto per le reti di imprese, introdotto nell’ordinamento dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ha un regime fiscale particolare che è stato riconosciuto valido in sede comunitaria in quanto volto ad applicare misure di natura transitoria (si veda nel sito: “Reti di imprese”).
Fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012, una quota degli utili dell’esercizio destinati dalle imprese che sottoscrivono o aderiscono a un contratto di rete, al fondo patrimoniale comune o al patrimonio destinato all’affare per realizzare entro l’esercizio successivo gli investimenti previsti dal programma comune di rete, preventivamente asseverato da organismi espressione dell’associazionismo imprenditoriale muniti dei requisiti previsti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, ovvero, in via sussidiaria, da organismi pubblici individuati con il medesimo decreto, se accantonati ad apposita riserva, concorrono alla formazione del reddito nell’esercizio in cui la riserva è utilizzata per scopi diversi dalla copertura di perdite di esercizio ovvero in cui viene meno l’adesione al contratto di rete.
L’asseverazione è rilasciata previo riscontro della sussistenza nel caso specifico degli elementi propri del contratto di rete e dei relativi requisiti di partecipazione in capo alle imprese che lo hanno sottoscritto. L’Agenzia delle entrate vigila sui contratti di rete e sulla realizzazione degli investimenti che hanno dato accesso all’agevolazione, revocando i benefici indebitamente fruiti.
L’importo che non concorre alla formazione del reddito d’impresa non può, comunque, superare il limite di euro 1.000.000. Gli utili destinati al fondo patrimoniale comune o al patrimonio destinato all’affare trovano espressione in bilancio in una corrispondente riserva, di cui viene data informazione in nota integrativa, e sono vincolati alla realizzazione degli investimenti previsti dal programma comune di rete.
L’agevolazione può essere fruita, nel limite complessivo di 20 milioni di euro per l’anno 2011 e di 14 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012 e 2013, esclusivamente in sede di versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo di imposta relativo all’esercizio cui si riferiscono gli utili destinati al fondo patrimoniale comune o al patrimonio destinato all’affare; per il periodo di imposta successivo l’acconto delle imposte dirette è calcolato assumendo come imposta del periodo precedente quella che si sarebbe applicata in assenza delle disposizioni di agevolazione.
L’agevolazione, come detto, era subordinata all’autorizzazione della Commissione europea, che ha dato il via libera alle agevolazioni fiscali introdotte (decisione C (2010) 8939 def. del 26 gennaio 2011) in quanto ha accertato che il provvedimento varato dall’Italia non rappresenta un aiuto di Stato e la decisione di Bruxelles consente al Ministero dell’Economia e delle Finanze di rendere operative le agevolazioni, attraverso l’emanazione dei decreti attuativi.
Con Circolare 4/e del 15 febbraio 2011 dell’Agenzia delle entrate sono poi stati offerti chiarimenti alla parte fiscale, precisando che l’agevolazione spetta esclusivamente ai fini delle imposte sui redditi e non opera ai fini dell’IRAP.

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