Categorie approfondimento: Societario
30 Aprile 2002

La responsabilità amministrativa delle società: le modifiche introdotte dal d. lgs. 11 aprile 2002 n. 61

Di cosa si tratta

A distanza di neanche un anno dalla entrata in vigore, il d. lgs 231/01 (si veda ” La responsabilità amministrativa della società “) ha già subito due significativi ritocchi, entrambi incidenti sulla sezione III, nella quale sono individuati i reati cui è connessa la responsabilità amministrativa dell’ente.
Il primo ritocco, operato in relazione all’introduzione dell’euro, ha allargato la responsabilità dell’ente all’ipotesi di reato di falsificazione di monete, introducendo nel decreto in esame l’art. 25-bis.
Il secondo intervento è ben più significativo ed è stato coinvolto nell’aspra battaglia politica sul più ampio tema della riforma dei reati societari: il d. lgs. n. 61 del 11 aprile 2002 ha infatti introdotto, nel già citato d. lgs 231/01, l’art. 25-ter “Reati societari”.
Prima di esaminare da vicino quest’ultimo articolo, pare opportuno notare come si stia delineando una tecnica di intervento da parte del legislatore, la quale si concretizza nella sistematica aggiunta di ipotesi di responsabilità all’impianto originario del d. lgs. 231/01: dopo l’art. 25-bis e l’art. 25-ter è probabile l’arrivo di un articolo 25-quater (e cosi via) per ulteriori ipotesi di reato cui è connessa la responsabilità dell’ente. La massima attenzione deve dunque essere riservata all’evoluzione del decreto 231/01, il quale probabilmente fungerà da ‘contenitore’ per allargamenti successivi.
Rimanendo tuttavia a quanto già in vigore, l’art. 25-ter, si è detto, è stato introdotto con il d. lgs n. 61 del 11 aprile 2002, emanato in virtù della delega attribuita dalla legge 366/01 al Governo, per la riforma del controverso ed ampio tema degli illeciti penali delle società commerciali (a molti nota come ‘la riforma del falso in bilancio’).
Riservando ad altra sede l’analisi puntuale delle singole fattispecie riformate (ben più numerose del mero falso in bilancio), per le quali è prevista la sanzione penale personale, l’art. 25-ter prevede ora la responsabilità amministrativa della società per le medesime fattispecie penali, allorquando queste siano compiute nell’interesse della società stessa. Per ciascun reato, l’art. 25-ter prevede anche le quote minime e massime per determinare la sanzione pecuniaria a carico della società, secondo il meccanismo particolare introdotto dal d. lgs 231/01:

  1. false comunicazioni sociali (art. 2621 c.c.): sanzione pecuniaria da 100 a 150 quote;
  2. false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori (art. 2622, comma I): sanzione pecuniaria da 150 a 330 quote;
  3. false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori (art. 2622, comma III): sanzione pecuniaria da 200 a 400 quote;
  4. falso in prospetto (art. 2623, comma I): sanzione pecuniaria da 100 a 130 quote;
  5. falso in prospetto (art. 2623, comma II): sanzione pecuniaria da 200 a 330 quote;
  6. falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione (art. 2624, comma I): sanzione pecuniaria da 100 a 130 quote;
  7. falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione (art. 2624, comma II): sanzione pecuniaria da 200 a 400 quote;
  8. impedito controllo (art. 2625, comma II): sanzione pecuniaria da 100 a 180 quote;
  9. formazione fittizia del capitale (art. 2632): sanzione pecuniaria da 100 a 180 quote;
  10. indebita restituzione dei conferimenti (art. 2626): sanzione pecuniaria da 100 a 180 quote;
  11. illegale ripartizione degli utili e delle riserve (art. 2627): sanzione pecuniaria da 100 a 130 quote;
  12. illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante (art. 2628): sanzione pecuniaria da 100 a 180 quote;
  13. operazioni in pregiudizio dei creditori (art. 2629): sanzione pecuniaria da 150 a 330 quote;
  14. indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori (art. 2633): sanzione pecuniaria da 150 a 330 quote;
  15. illecita influenza sull’assemblea (art. 2636): sanzione pecuniaria da 150 a 330 quote;
  16. aggiotaggio (art. 2637): sanzione pecuniaria da 200 a 500 quote;
  17. ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza (art. 2638, commi I e II): sanzione pecuniaria da 200 a 400 quote.

Si ricorda che, ai sensi dell’art.10, d. lgs 231/01, l’importo di una quota va da un minimo di £. 500mila (pari a €. 258,23) ad un massimo di £. 3 milioni (pari a €. 1.549,37), a seconda delle condizioni economiche e patrimoniali della società.
L’art. 25-ter prevede inoltre la possibilità di aumentare fino ad un terzo la sanzione pecuniaria, qualora la società abbia conseguito un rilevante profitto dalla commissione dei reati elencati; nessun aumento è invece previsto nel caso di reiterazione dell’illecito.
La versione definitiva del d. lgs 61/02 non prevede l’applicazione di sanzioni interdittive.

In sintesi

Il d. lgs 231/01 è stato nuovamente aggiornato dal d. lgs 61/02, il quale ha introdotto con l’art. 25-ter la responsabilità amministrativa delle società per i reati societari commessi, nel suo interesse, da amministratori, direttori generali, liquidatori o da persone sottoposte alla loro vigilanza.
È probabile che altri interventi estensivi della responsabilità delle società vengano elaborati prossimamente nell’ambito della riforma del diritto societario attualmente in corso in sede parlamentare. Occorre dunque prestare molta attenzione alle modifiche ormai sistematiche apportate al d. lgs 231/01, perché la mancata conoscenza delle ipotesi in cui la società è ritenuta responsabile può avere conseguenze molto pesanti, stante il sistema sanzionatorio pecuniario ed interdittivo previsto dal d. lgs 231/01.
Con riferimento specifico alle modifiche da ultimo introdotte dal d. lgs 61/02, bisogna peraltro evidenziare l’esistenza di due ‘falle’ nel sistema sanzionatorio stesso, le quali ne alleggeriscono indubbiamente l’incidenza nelle vicende societarie.
Da un lato, infatti, non è prevista l’applicazione, in relazione ai reati già elencati, delle sanzioni interdittive, le quali consistono nella interdizione dall’esecizio dell’attività, nella sospensione o revoca di autorizzazioni, licenze o concessioni, nel divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, nella esclusione o revoca di agevolazioni, finanziamenti o sussidi e nel divieto di pubblicizzare beni o servizi. Il sistema sanzionatorio risulta quindi monco, rimanendo applicabile la sola sanzione pecuniaria.
Dall’altro, poiché la società è ritenuta responsabile in via amministrativa solo quando sussiste un illecito penale, la nuova riforma dei reati societari, con il suo sistema di ‘franchigie’ in relazione ad alcuni reati e la frequente procedibilità a querela della persona offesa, determina di fatto la riduzione delle fattispecie penalmente rilevanti e, di conseguenza, delle ipotesi di responsabilità amministrativa delle società.

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