Categorie approfondimento: Societario
22 Ottobre 2007

Si estende la responsabilità amministrativa delle società: i nuovi reati inseriti nel D. Lgs. 231/01

Di cosa si tratta

Del tema relativo alla responsabilità amministrativa delle società si è già avuto modo di trattare in questo sito, con alcuni articoli introduttivi relativi al sistema sanzionatorio previsto dal decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 (“La responsabilità amministrativa delle società” e “Modelli di organizzazione e gestione delle s.r.l.”).
La disciplina originaria del 2001 è stata oggetto nel tempo di interventi del legislatore aventi carattere integrativo, volti cioè ad aggiungere all’elenco di cui all’art. 25 del decreto nuove ipotesi di reato, al ricorrere delle quali scatta il meccanismo della responsabilità amministrativa delle società.
Questa evoluzione continua del decreto legislativo 231/01 è rivelatrice di una chiara politica legislativa, che, oltre a reprimere e sanzionare penalmente i singoli autori del reato, è volta a responsabilizzare gli enti e le società nell’ipotesi in cui uno di questi reati sia commesso da un soggetto operante all’interno o nell’ambito dell’attività svolta dalla società stessa e nel suo interesse. La responsabilità amministrativa e le relative sanzioni possono essere anche molto pesanti e le prime sentenze emesse dai tribunali italiani lo confermano: è importante quindi avere conoscenza delle varie figure di illecito già considerate dalla disciplina, così come degli aggiornamenti che si susseguono.
Di recente si segnala un nuovo intervento integrativo del legislatore, avvenuto con la legge 3 agosto 2007, n. 123 (“Misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia” in Gazzetta Ufficiale N. 185 del 10 Agosto 2007). L’art. 9 di questa legge introduce nel decreto legislativo 231/01 il nuovo art. 25-septies intitolato “Omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro”.
La nuova norma prevede che, in relazione ai delitti di cui agli articoli 589 e 590, terzo comma, del codice penale, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sui lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura non inferiore a mille quote. Nel caso di condanna per uno di tali delitti, si applicano le sanzioni interdittive di cui all’articolo 9, comma II, del decreto legislativo 231/01, per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore ad un anno.
La sanzione pecuniaria è espressa in quote, secondo il peculiare meccanismo del decreto legislativo 231/01: il valore di una quota è stabilito dal giudice e può variare da circa 250 euro a circa 1.500 euro. Quel che lascia perplessi è il fatto che il nuovo art. 25-septies prevede una sanzione pecuniaria “non inferiore a mille quote”, mentre l’art. 10 (già esistente e di portata generale) dello stesso decreto 231/01 prevede che tale sanzione non possa essere superiore a mille quote. Le due norme appaiono mal coordinate, in quanto l’unica ipotesi “sostenibile” da entrambe è che la sanzione applicata sia appunto pari a mille quote (né più, né meno) e forse sarebbe stato meglio che il legislatore si fosse espresso in termini più chiari.
L’art. 25-septies può sembrare equivoco anche per un altro aspetto: infatti, poiché prevede che le sanzioni interdittive si applicano “nel caso di condanna”, non si comprende quando dovrebbe essere applicata la sanzione pecuniaria. In realtà, è bene ricordare che ai sensi dell’art. 8 del decreto legislativo 231/01, la responsabilità amministrativa dell’ente sussiste anche quando l’autore del reato non è stato identificato o non è imputabile o quando il reato si estingue (per causa diversa dall’amnistia): potrebbe dunque non esservi un provvedimento di condanna e ciò non toglie che la sanzione pecuniaria sia irrogata nei confronti della società.
Nell’ipotesi di condanna, invece, si aggiungerebbero anche le sanzioni interdittive che, si ricorda, consistono: a) nell’interdizione dall’esercizio dell’attività; b) nella sospensione o la revoca di autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito; c) nel divieto di contrattare con la pubblica amministrazione; d) nell’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi; e) nel divieto di pubblicizzare beni o servizi.
Nuove integrazioni del decreto legislativo 231/01 si stanno già preparando, in primis quella connessa all’introduzione dei reati di riciclaggio e di impiego di denaro o altre utilità di provenienza illecita nell’ambito di attività economiche o finanziarie, materia già “sensibile” per molte società interessate dalla normativa speciale.

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