10 Gennaio 2019

Residenti in Italia: la tassazione sui finanziamenti degli interessi incassati dalla banca

L’agenzia delle entrate con la risposta 23 ottobre 2018, n. 41 è intervenuta su un quesito posto da un istituto di credito residente in Svizzera, senza una stabile organizzazione in Italia e che ha operato finanziamenti in Italia a favore di imprenditori e privati. Ha dovuto affrontare il problema della applicazione della Convenzione contro le doppie imposizioni Italia–Svizzera, all’art. 11, co. 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n. 212.
L’istituto di credito con riferimento ai finanziamenti erogati agli “Imprenditori” per gli interessi corrisposti alla Banca nei periodi d’imposta dal 2011 al 2017 aveva assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta ai sensi dell’art. 26, co. 5, del d.P.R. n. 600 del 1973, mentre nessuna ritenuta è stata applicata agli interessi sui finanziamenti erogati alle persone fisiche.
L’istituto aveva ritenuto che tali redditi non dovessero essere soggetti a tassazione in Italia e ha omesso di presentare la dichiarazione dei redditi relativa ai periodi d’imposta dal 2011 al 2015. La banca poi ha spontaneamente provveduto, nel corso del 2017, alla presentazione delle dichiarazioni dei redditi per i periodi d’imposta dal 2011 al 2015 e al periodo d’imposta 2016 ed al versamento delle imposte e degli interessi e delle sanzioni.
In relazione al periodo d’imposta 2017, l’istante chiedeva chiarimenti in merito al comportamento corretto da tenere con riferimento agli interessi percepiti dalle persone fisiche. Chiedeva conferma che l’aliquota del 12,50 % prevista dall’art. 11 della Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra Italia e Svizzera potesse trovare applicazione anche con riferimento agli interessi corrisposti dalle persone fisiche e che l’aliquota convenzionale potesse essere direttamente applicata dalla Banca in sede di compilazione della dichiarazione dei redditi ai fini IRES.
Il contribuente aveva proposto l’interpretazione che gli interessi percepiti dalle persone fisiche siano anche loro da assoggettare all’aliquota convenzionale del 12,50 % e che la stessa possa essere applicata in sede di presentazione della dichiarazione dei propri redditi.
L’Agenzia ha risposto che l’art. 151, co. 1, del TUIR stabilisce che il reddito complessivo delle società e degli enti commerciali non residenti “è formato soltanto dai redditi prodotti nel territorio dello Stato”. Il successivo comma 2 precisa che ai fini dell’individuazione dei redditi che si intendono prodotti nel territorio dello Stato occorre fare riferimento all’art. 23 del medesimo TUIR.
Il TUIR, all’art. 23 del co. 1, lettera b), considera prodotti in Italia i redditi di capitale, tra cui sono inclusi gli interessi, corrisposti dallo Stato, da soggetti residenti nel territorio dello Stato o da stabili organizzazioni nel territorio di soggetti non residenti, con esclusione degli interessi e altri proventi derivanti da depositi e conti correnti bancari e postali. Dall’applicazione delle norme italiane consegue l’assoggettamento a imposizione in Italia degli interessi pagati da residenti nel territorio dello Stato alla Banca.
Si è così precisato che in linea generale tutti i redditi di capitale percepiti da soggetti non residenti, compresi quelli realizzati nell’esercizio di attività commerciale senza stabile organizzazione in Italia, sono assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta. Dove gli interessi non siano corrisposti da un sostituto d’imposta, il soggetto non residente svolgente attività commerciale è tenuto ad assoggettare a imposizione i redditi prodotti in Italia presentando apposita dichiarazione. La disciplina interna deve essere armonizzata con le disposizioni di eventuali accordi internazionali conclusi dall’Italia e l’Italia ha concluso con la Confederazione Svizzera una Convenzione per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, firmata a Roma il 9 marzo 1976 e ratificata con legge 23 dicembre 1978, n. 943 (“Convenzione”).
L’articolo 11, primo paragrafo, della Convenzione stabilisce il principio generale secondo cui gli interessi sono imponibili nello Stato di residenza del soggetto percettore. Il successivo secondo paragrafo prevede che tali interessi siano imponibili anche nello Stato della fonte “ma, se la persona che percepisce gli interessi ne è l’effettivo beneficiario, l’imposta così applicata non può eccedere il 12,5 % dell’ammontare degli interessi”.
La disposizione convenzionale, nell’introdurre una potestà impositiva concorrente dello Stato della fonte, si riferisce all’imposta da quest’ultimo applicata, limitandola al 12,5 %, senza circoscrivere l’aliquota ridotta ai casi in cui intervenga un sostituto d’imposta.
Alla luce della Convenzione si ritiene che l’istante possa godere del trattamento convenzionale più favorevole anche in relazione agli interessi corrisposti dai privati sprovvisti della qualifica di sostituto d’imposta. In relazione agli interessi percepiti nel periodo d’imposta 2017 a fronte dei finanziamenti concessi a persone fisiche residenti in Italia, l’istante potrà applicare l’aliquota convenzionale direttamente nel Modello Redditi SC 2018, Quadro RN, Rigo RN7, indicando in colonna 2 l’aliquota del 12,50 %.

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