Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
20 Gennaio 2002

Il regime del patto di non concorrenza per il periodo successivo alla cessazione del rapporto di agenzia (legge 29/12/2000, n. 422)

Di cosa si tratta

Il patto di non concorrenza è quell’accordo tra l’agente e la casa mandante, che dispiega efficacia successiva alla cessazione del rapporto, con il quale l’agente si limita nella sua attività successiva per non porre in essere della concorrenza con il precedente mandante.
La normativa sull’agenzia ha subito due principali interventi normativi recenti dopo l’introduzione della riforma dell’istituto, che il legislatore ha fatto per adeguarsi alla direttiva europea (86/653/CE).
La prima modifica è stata effettuata con la Legge Comunitaria del 1999 e riguarda lo “star del credere” (legge 21/12/99, n. 526), mentre la seconda è stata operata con la Legge Comunitaria del 2000 per l’istituto del patto di non concorrenza da dispiegare efficacia successiva alla cessazione del rapporto (legge 29/12/2000, n. 422).
La riforma afferma che in attuazione all’art. 20 della direttiva 86/653/CE del Consiglio del 18/12/86, si debba procedere all’adeguamento dell’art. 1751-bis del codice civile. La riforma ha introdotto una aggiunta all’art. 1751-bis codice civile, e dice:
“L’accettazione del patto di non concorrenza comporta, in occasione della cessazione del rapporto, la corresponsione all’agente commerciale di una indennità di natura non provvigionale. L’indennità va commisurata alla durata, non superiore a due anni dopo l’estinzione del contratto, alla natura del contratto di agenzia e all’indennità di fine rapporto. La determinazione dell’indennità in base ai parametri di cui al precedente periodo è affidata alla contrattazione tra le parti tenuto conto degli accordi economici nazionali di categoria. In difetto di accordo l’indennità è determinata dal giudice in via equitativa anche con riferimento:

  1. alla media dei corrispettivi riscossi dall’agente in pendenza di contratto ed alla loro incidenza sul volume d’affari complessivo dello stesso periodo;
  2. alle cause di cessazione del contratto di agenzia;
  3. all’ampiezza della zona assegnata all’agente;
  4. all’esistenza o meno del vincolo di esclusiva per un solo preponente.”

“Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano esclusivamente agli agenti che esercitano in forma individuale, di società; di persone o di società di capitali con un solo socio, nonché, ove previsto da accordi economici nazionali di categoria, a società di capitali costituite esclusivamente o prevalentemente da agenti commerciali. Le disposizioni di cui al comma 1 acquistano efficacia dal 1° giugno 2001”.
Premettiamo che cosa si debba intendere per concorrenza in materia di agenzia usando un’affermazione condivisa della giurisprudenza: “La nozione di concorrenza non deve essere individuata necessariamente sulla base della produzione o distribuzione di prodotti identici da parte di più imprese, ma è sufficiente che questi si rivolgano ad una clientela anche solo potenzialmente comune” (Cass. 2/7/87, n. 5776).
Prima della nuova norma la disciplina era data dall’art. 1751-bis cod. civ., che si limitava a questo testo:
“Il patto che limita la concorrenza da parte dell’agente dopo lo scioglimento del contratto deve farsi per iscritto. Esso deve riguardare la medesima zona, clientela e genere di beni e servizi per il quale era stato concluso il contratto di agenzia e la sua durata non può eccedere i due anni successivi all’estinzione del contratto”.
Questa disposizione è rimasta in vigore e quindi possiamo unitariamente vedere la posizione dopo la nuova norma, la cui disciplina è efficace dal 1° giugno 2001.
La validità del patto che limita la concorrenza dopo lo scioglimento del contratto:

  1. deve farsi per iscritto;
  2. deve riguardare la medesima zona, clientela e genere di beni e servizi per i quali era stato concluso il contratto di agenzia;
  3. la sua durata non può eccedere i due anni successivi all’estinzione del contratto.
    Inoltre dopo la novella:
    all’agente commerciale è dovuta una indennità di natura non provvigionale, che va commisurata:
    a) alla durata del patto, che non può essere non superiore a due anni dopo l’estinzione del contratto;
    b) alla natura del contratto di agenzia;
    c) all’indennità di fine rapporto.

La determinazione dell’indennità in base ai parametri a), b) e c) è affidata agli accordi diretti tra le parti, che tengano conto degli accordi economici nazionali di categoria e, se l’accordo sulla misura dell’indennità non viene raggiunto, è determinata dal giudice in via equitativa anche con riferimento:

  1. alla media dei corrispettivi riscossi dall’agente in pendenza di contratto ed alla loro incidenza sul volume d’affari complessivo dello stesso periodo;
  2. alle cause di cessazione del contratto di agenzia;
  3. all’ampiezza della zona assegnata all’agente;
  4. all’esistenza o meno del vincolo di esclusiva per un solo preponente.

In sintesi

In adempimento dell’obbligo comunitario la disciplina attuale è più analitica, ma difettano ancora chiarimenti o trattazioni che consentano di darle un attendibile corpo. Una sintesi applicativa potrà essere data in seguito e ci riserviamo di compierla alla luce di adeguati approfondimenti in sede dottrinale e giurisprudenziale sulla sua applicazione.
In ogni caso, la disciplina richiamata si applica esclusivamente agli agenti su base personale in forma individuale o di società di persone o di capitali, ma con un solo socio, o ancora, in quanto previsto da accordi economici nazionali di categoria, a società di capitali costituite esclusivamente o prevalentemente da agenti commerciali.

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