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9 Febbraio 2017

Reclamo contro la dichiarazione di fallimento

Contro la dichiarazione di fallimento la legge fallimentare prevede la possibilità di fare un reclamo in un termine corto che è di giorni trenta dalla conoscenza dell’avvenuta dichiarazione.
Per procedere alla dichiarazione di fallimento è necessario che il fallendo abbia la possibilità di difendersi e per tale ragione si instaura un procedimento che è regolato dall’art. 15 L. Fall., che prevede: “Il tribunale convoca, con decreto apposto in calce al ricorso, il debitore ed i creditori istanti per il fallimento; nel procedimento interviene il pubblico ministero che ha assunto l’iniziativa per la dichiarazione di fallimento. …. Il ricorso e il decreto devono essere notificati, a cura della cancelleria, all’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore risultante dal registro delle imprese ovvero dall’Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti. L’esito della comunicazione è trasmesso, con modalità automatica, all’indirizzo di posta elettronica certificata del ricorrente. Quando, per qualsiasi ragione, la notificazione non risulta possibile o non ha esito positivo, la notifica, a cura del ricorrente, del ricorso e del decreto si esegue esclusivamente di persona a norma dell’art. 107, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 15 dicembre 1959, n. 1229, presso la sede risultante dal registro delle imprese. Quando la notificazione non può essere compiuta con queste modalità, si esegue con il deposito dell’atto nella casa comunale della sede che risulta iscritta nel registro delle imprese e si perfeziona nel momento del deposito stesso. L’udienza è fissata non oltre quarantacinque giorni dal deposito del ricorso e tra la data della comunicazione o notificazione e quella dell’udienza deve intercorrere un termine non inferiore a quindici giorni“.
In molti casi è la tardiva conoscenza del provvedimento che va a radicare l’opposizione che può avere i più diversi contenuti e sono soprattutto le piccole imprese, anche individuali, quelle che sono a rischio con la notifica attraverso la Posta Elettronica Certificata (PEC), non verificandola con frequenza.
Questa non frequenza può comportare la conoscenza tardiva come anche l’omissione del rinnovo alla scadenza od ancora l’ingombro eccessivo di comunicazioni ricevute e neppure lette.
È per questo che, quando “per qualsiasi ragione” non vi sia la sicurezza del ricevimento, per assicurare tale fine, la notifica va eseguita anche con le modalità tradizionali cartacee.
Una recente pronuncia della Corte di Appello di Brescia in data 19 gennaio 2017, n. 86/2017 ha affermato che nel caso di impresa individuale la notifica era stata curata correttamente “essendo pacificamente riconosciuto che la notifica del ricorso introduttivo di un procedimento prefallimentare a carico di impresa individuale, con il pedissequo provvedimento di convocazione, è ritualmente eseguita nei confronti della persona fisica dell’imprenditore, secondo le regole dell’art. 138 c.p.c., attesa la totale identificazione esistente tra quest’ultimo e l’impresa” (Cass. 6-1, ord. 2 settembre 2015, n. 17499). Nel caso in questione si era poi appurato che la notifica era stata anche eseguita presso la residenza del fallendo ai sensi dell’art. 140 c.p.c. ma senza poi che questi provvedesse al ritiro.
È stato respinto il rilievo della mancata notifica presso la sede, luogo designato per la notifica, per la richiamata ragione.
È stato questo uno dei tanti casi in cui la mancata sorveglianza della posta elettronica e la mancata diligenza nel curare il ritiro degli avvisi di giacenza di comunicazioni giudiziarie ha comportato l’effetto di scoprirsi irrimediabilmente falliti.
Il rilievo quindi di non avere ricevuto la notifica “esclusivamente di persona” e comunque presso la sede dell’impresa non è stato accolto per l’assorbenza della notifica con lo strumento dell’art. 140 c.p.c.

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