Categorie approfondimento: Societario
11 Novembre 2015

Quote di conferimento del capitale sociale nelle s.r.l. e garanzia di non essere esclusi dalla società per ricostituzione del capitale sociale

Di cosa si tratta

Se ipotizziamo un imprenditore di un settore specifico che abbia capacità tecniche, know how e anche relazioni commerciali e che per sviluppare il suo bagaglio volesse fare accordi con “soggetti forti”, una volta che tali competenze siano state trasferite e in quanto condivise con altri soggetti, è facile immaginare che si possa diventare non più utili.
Una ipotesi per preservare il fine di non essere considerati inutili per una costituenda realtà intrinsecamente imprenditoriale potrebbe essere pensare di fare ricorso alla partecipazione in società a responsabilità limitata non tanto come socio di capitale, cioè di partecipazione, ma come socio con “quote di conferimento” mediante obbligo di prestazioni d’opera o di servizi.
Il conferimento in tale ipotesi è quella operazione mediante la quale un soggetto conferente apporta beni o servizi a titolo di capitale in una società conferitaria ricevendo in cambio una partecipazione nel capitale sociale, acquisendo la qualifica di socio.
Nel nostro caso pensiamo che il conferimento sia la prestazione, un “fare” a favore della società, una attività specifica alla quale si attribuisce un valore percentuale al fine di individuarne anche il valore.
Le quote di partecipazione sono distinte dai conferimenti e sono prive di un valore nominale esplicito; è solo una convenzione quella in base alla quale si individua anche la corrispondenza a una quota di partecipazione sociale.
Lo spunto che stiamo considerando deriva in parte dal lavoro del Comitato Interregionale dei Consigli Notarili delle Tre Venezie che si è espresso di recente in materia di orientamenti in materia di atti societari sulla possibilità di conservare la partecipazione in caso di perdita del capitale sociale nelle S.r.l. proprio sulla base della considerazione che le quote di partecipazione sono distinte da quelle di conferimento. Infatti per tale distinzione le quote di conferimento “vengono propriamente individuate con una percentuale o con una frazione e non subiscono modifiche nel caso di aumento gratuito di capitale (art. 2481 ter, comma 2, c.c.) o di riduzione per perdite (art. 2482, quater c.c.)”.
Questo secondo effetto è quello che, ai fini che ci siamo proposti, è di maggiore interesse (rinviamo a quanto scritto nel sito: “Abuso dei soci di maggioranza”).
La mancanza di legame tra quote di partecipazione e quote di conferimento è frutto della Riforma societaria operata dalla legge delega di riforma del diritto societario (L. n. 366/01), che ha previsto che i soci possano di regolare la misura delle rispettive partecipazioni sociali sulla base di scelte contrattuali, senza un obbligo di rispettare una proporzione con i conferimenti.
Consegue che nelle operazioni di aumento di capitale a pagamento non vi è l’obbligo di “far coincidere il valore nominale implicito complessivo delle partecipazioni offerte in sottoscrizione con quanto richiesto in conferimento a titolo di capitale”. “E’ dunque possibile, a fronte di un aumento di capitale, offrire in sottoscrizione una percentuale delle quote di partecipazione nella società avente valore nominale implicito sia superiore che inferiore a quello del deliberato aumento, all’unica, ovvia, condizione, che il prezzo richiesto non sia complessivamente inferiore all’aumento di capitale deliberato”.
Il Comitato ha ritenuto che la regola si applichi anche nei casi di aumento del capitale da ricostituire quando sia andato perso e allora “non ricorre alcun obbligo di offrire in sottoscrizione il 100% delle partecipazioni sociali, essendo possibile offrire ai sottoscrittori solo una parte di esse, dunque quote di partecipazione aventi un valore nominale implicito complessivamente inferiore a quello del deliberato aumento”.
“Le quote di partecipazione non offerte in sottoscrizione con l’aumento di capitale rimarranno nella titolarità dei soci preesistenti, in proporzione a quelle che detenevano anteriormente all’azzeramento, ancorché il precedente capitale sociale sia stato annullato” e, “qualora i medesimi non esercitino i propri diritti di sottoscrizione/opzione, non resteranno esclusi dalla società”.
Il Comitato ritiene che tale delibera ha quale giustificazione la necessità di azzerare il capitale sociale per perdite in dipendenza di “un patrimonio solo contabilmente negativo ma in realtà positivo” e quando vi siano plusvalori inespressi dalle scritture contabili e se la sottoscrizione del capitale ricostituito fosse operata per tutte le partecipazioni sociali. In un caso siffatto si realizzerebbe “un esproprio dei plusvalori latenti insiti nelle partecipazioni di quei soci che non possono o non vogliono esercitare integralmente il diritto di sottoscrizione/opzione sul deliberato aumento”.
Condividendo questo impianto il soggetto che abbiamo ipotizzato all’inizio che vuole salvaguardare la sua partecipazione e la sua continuità lavorativa dovrà precostituire patti sociali idonei perché il servizio da lui reso alla società non abbia a un certo punto ad essere ritenuto superfluo, frustrando le sue attese.

(Visited 14 times, 29 visits today)