Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
20 Dicembre 2012

Provvigioni dopo l’abolizione del ruolo dei mediatori

Di cosa si tratta

“Anche dopo la soppressione del ruolo dei mediatori, il legislatore nazionale ha mantenuto la riserva del diritto alla provvigione a favore dei soli mediatori iscritti nei registri o nei repertori tenuti dalla Camera di Commercio”; così risponde al tema la Cassazione con la sentenza della terza sezione civile del 10 maggio 2011, n. 10205.
La sentenza richiamata si colloca nel vigore della Legge 3 febbraio 1989, n. 39, ma dopo le modifiche apportate dal D.Lgs. 26 febbraio 2010, n. 59 e prima del D.Lgs. 6 agosto 2012, n. 147, sempre sul tema dell’attuazione della Direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi del mercato interno.
Alla luce del quadro complessivo attuale si può dire che, con una piccola variazione, la conclusione della sentenza è attuale e condivisibile a normativa interna statale, mentre, anche se difficilmente in sede comunitaria, diverso potrebbe essere il giudizio sulla validità delle limitazioni che la Direttiva ammette.
Il punto è stato considerato dalla sentenza che conferma le conclusioni passando dall’esame delle due principali norme che sono l’art. 6 e l’art. 8 della Legge n. 39/1989; la prima dispone: “1. Hanno diritto alla provvigione soltanto coloro che sono iscritti nei ruoli” e il secondo: “1. Chiunque esercita l’attività di mediazione senza essere iscritto nel ruolo è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma compresa tra lire un milione e lire quattro milioni ed è tenuto alla restituzione alle parti contraenti delle provvigioni percepite” e per coloro che siano incorsi per tre volte nella sanzione, si applicano le pene previste dall’articolo 348 del codice penale, nonché l’articolo 2231 del codice civile, e la condanna importa la pubblicazione della sentenza.
Le disposizioni, come si vede, erano rigorose e sono attuali in quanto i due provvedimenti successivi in questa materia non le hanno modificate.
Non vi è protezione per le provvigioni al mediatore che nel settore immobiliare non sia iscritto “nei registri o nei repertori tenuti dalla Camera di Commercio”.
La Cassazione non ha ritenuto che contrasti con la Direttiva n. 86/653/Cee relativa agli agenti commerciali indipendenti la Legge n. 39/1989, che è propriamente dei soli mediatori, mentre la Direttiva richiamata non si rivolge al mediatore, ma alla figura dell’agente figura che realizza una collaborazione abituale e professionale in favore di una delle parti.
In relazione alla Direttiva n. 67/43/Cee sulla libertà di stabilimento e della libera prestazione di servizi per le attività autonome attinenti al settore “affari immobiliari” e di alcuni servizi forniti alle imprese la Corte di Giustizia ha già ritenuto che che tale direttiva non osta a una disciplina nazionale che riservi l’esercizio di determinate attività nel settore degli affari immobiliari a soggetti legalmente abilitati all’esercizio dell’attività di agente immobiliare.
La soppressione del ruolo dei mediatori con la Direttiva n. 2006/123/Ce non ha posto ostacoli diretti alla conservazione degli effetti della pregressa normativa incidenti sulla retribuzione del mediatore non iscritto. L’art. 73 del D.Lgs. n. 59/2010 infatti ha soppresso il ruolo, ma non ha abrogato la Legge n. 39/1989, limitandosi ad introdurre la Dichiarazione di Inizio dell’Attività (DIA), corredata dalle certificazione relative al possesso dei requisiti da presentare alla Camera di Commercio e quindi l’art. 6 della L. n. 39/1989 va interpretato nel senso che i rapporti di mediazione sottoposti alla disciplina del D.Lgs. n. 59/2010 danno il diritto alla provvigione a favore dei soli mediatori che siano iscritti nei registri.
Al D.Lgs. n. 59/2010 ha posto mano il D.Lgs. n. 147/2012, ma limitatamente alla variazione della DIA con Segnalazione Certificata di Inizio di Attività (SCIA) e con l’attribuzione delle competenze delle Commissioni per la tenuta del ruolo agli uffici delle Camere di Commercio.
Quindi come detto nessun compenso al non iscritto trattandosi di un pagamento non dovuto (art. 2033 cod. civ.) per il quale l’art. 6 legge n. 39/1989 esclude il diritto.
Al pagamento osta l’art. 8 legge n. 39/1989, che prevede anche la restituzione di quanto eventualmente percepito, senza consentire l’esercizio del ricorso all’art. 2041 cod. civ. con l’azione generale di arricchimento senza causa.
Nel primo caso il diritto non è riconosciuto per mancanza di “causa” dell’attribuzione patrimoniale, nel secondo caso il mancato compenso è voluto dal legislatore come sanzione, espressamente data.

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