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29 Luglio 2016

Protezione patrimoniale: il segreto nelle intestazioni a società fiduciarie in caso di separazione e divorzio

Il diritto di famiglia con provvedimenti e i poteri introdotti anche di recente è una delle sedi dove il ricorso alla società fiduciaria e la possibilità di opporre il segreto incontrano i maggiori limiti.
È chiaro che l’accertamento del reddito dei coniugi costituisce il presupposto per adottare provvedimenti corretti in sede di separazione e di divorzio e nelle successive sedi di modifica delle condizioni economiche per quantificare la misura dell’assegno di mantenimento o dell’assegno divorzile.
I coniugi devono depositare assieme al primo atto che compiono in giudizio (ricorso oppure memoria di costituzione) le tre ultime dichiarazioni dei redditi.
Nel corso dello svolgimento del giudizio, nel caso di apparente non completezza nella conoscenza del patrimonio altra documentazione potrà essere richiesta. In questa materia il giudice ha significativi poteri istruttori più ampi dei consueti in quanto l’operazione che va a compiere può passare attraverso il ricorso all’acquisizione di elementi probatori per la determinazione del tenore di vita dei coniugi.
Quando con questo tenore esista contrasto con gli elementi reddituali e patrimoniali ufficialmente dichiarati il giudice potrà disporre anche d’ufficio un’indagine patrimoniale facendo ricorso alla Polizia Tributaria.
Dispone l’art. 155 cod. civ. in relazione ai figli: “Ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi”. La normativa sul divorzio prevede all’art. 5, legge 1 dicembre 1970, n. 898, che i coniugi debbano presentare all’udienza di comparizione avanti al presidente del tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e disponendo che “In caso di contestazioni il tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria”.
Ancora l’art. 736 bis cod. civ. in tema di provvedimenti di adozione degli ordini di protezione contro gli abusi familiari prescrive che “Il giudice, sentite le parti, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione necessari, disponendo, ove occorra, anche per mezzo della polizia tributaria, indagini sui redditi, sul tenore di vita e sul patrimonio personale e comune delle parti, e provvede con decreto motivato immediatamente esecutivo”.
Queste sono le disposizioni rilevanti da considerare con il rilievo che queste norme per la loro genericità non autorizzano i giudici a svolgere verifiche fiscali in senso proprio, ma la polizia tributaria può agire come ausiliare del giudice nel valutare quanto scoperto come organo incaricato dal giudice di eseguire indagini.
Il provvedimento che incarica la polizia tributaria potrà essere analitico nel richiedere chiarimenti alle parti ad assumere notizie e informazioni da terzi, a effettuare ispezioni e a raccogliere documentazione e ad eseguire un accertamento sui redditi e sui beni, oggetto della contestazione, intestati a soggetti diversi.
Questo porta ad affermare che il tribunale, al fine dell’accertamento dei redditi, del patrimonio e del tenore di vita dei coniugi, può disporre un’indagine nei confronti di società fiduciarie intestatarie di beni delle parti ordinandone l’esibizione di documenti o richiedendogli di fornire notizie e/o chiarimenti.
Non è però consentita un’indagine di natura esplorativa per cui l’operazione dovrà essere disposta quando si abbia la puntuale individuazione della persona oggetto dell’indagine con indicazione di degli indizi gravi, precisi e concordanti che forniscono la presunzione dell’esistenza di un rapporto fiduciario.
La possibilità di richiedere informazioni attraverso la Guardia di Finanza ha il limite rappresentato dal potere di richiedere informazioni solo indicando il nominativo del fiduciante; la società fiduciaria non violerebbe il segreto fiduciario e non fornirebbe il nome di un soggetto rappresentato, ma fornirebbe solo notizie relative ad un soggetto il cui nome deve essere già conosciuto nel giudizio.

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