Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
1 Agosto 2016

Protezione patrimoniale: società fiduciarie e pignoramento presso terzi

Il pignoramento presso terzi è uno strumento processuale per andare ad apprendere posizioni attive del debitore vantate nei confronti di altri soggetti.
Se nell’ambito dell’esecuzione forzata i classici strumenti sono il pignoramento mobiliare nella casa del debitore oppure l’esecuzione immobiliare su immobili di proprietà sempre del debitore, un passo più avanti per la celerità della procedura e minori costi della stessa è questa alternativa che postula la conoscenza di qualche cosa di più che possa essere utilmente appreso.
L’esecuzione cerca di andare a colpire le attività che si pensa che il debitore possa avere; ad esempio, se per i rapporti intrattenuti si conosce presso quale istituto di credito il debitore abbia rapporti, con il pignoramento dei crediti presso la banca si può tentare il recupero; abbiamo usato l’espressione tentato in quanto non si ha certezza se i rapporti economici tra le parti siano attivi o passivi, ma ciò che conta è conoscere quale sia la banca.
Recenti nuovi strumenti per facilitare le indagini consentono una ricerca più vasta potendo il portatore del credito fare istanza al presidente del tribunale ove si trova il debitore per essere autorizzato ad accedere ai dati attraverso l’Agenzia delle Entrate.
Dopo questa rapidissima sintesi affrontiamo il tema se il creditore, che sia convinto che il patrimonio di un suo debitore sia schermato da una intestazione fiduciaria, possa aggredire lo stesso chiedendo di eseguire il pignoramento sui beni celati nell’intestazione.
L’ammissibilità dello strumento nei confronti della fiduciaria viene ordinariamente riconosciuta in dottrina e giurisprudenza, anche se forse se ne potrebbe dubitare in quanto la fiduciaria non è propriamente un debitore e quanto detiene lo fa ad altro titolo, ma dal momento che lo strumento è usato, il quesito è che cosa accada e che cosa la fiduciaria sia tenuta a fare.
Tra le parti normalmente questa evenienza è regolata contrattualmente ed è comunque caldeggiato un contatto tra le parti per concordare quale debba essere la condotta della fiduciaria. È naturalmente il cliente quello che decide se dare disposizioni positive e con quale contenuto oppure negative, garantendo la fiduciaria da effetti negativi di ritorno, come il risarcimento dei danni che dovessero derivare ad esempio dal giudizio successivo di accertamento.
Al quesito relativo al fatto se la fiduciaria possa non dare riscontro alcuno e se questo possa comportare sanzioni, la risposta è sempre stata negativa.
A nostro avviso in relazione a questa letteratura va opposto l’aggiornamento che deriva dall’ultima riforma dell’art. 548 c.p.c. per la quale in sostanza la norma ora detta: art. 548 c.p.c.: “Quando all’udienza il creditore dichiara di non aver ricevuto la dichiarazione, il giudice, con ordinanza, fissa un’udienza successiva. L’ordinanza è notificata al terzo almeno dieci giorni prima della nuova udienza. Se questi non compare alla nuova udienza o, comparendo, rifiuta di fare la dichiarazione, il credito pignorato o il possesso del bene di appartenenza del debitore, nei termini indicati dal creditore, si considera non contestato ai fini del procedimento in corso e dell’esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione, se l’allegazione del creditore consente l’identificazione del credito o dei beni di appartenenza del debitore in possesso del terzo e il giudice provvede a norma degli articoli 552 o 553”. “Il terzo può impugnare nelle forme e nei termini di cui all’articolo 617, l’ordinanza di assegnazione di crediti adottata a norma del presente articolo, se prova di non averne avuto tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione o per caso fortuito o forza maggiore”.
Il comportamento omissivo o negativo sulla dichiarazione da rendere comporta ora l’effetto che “il credito pignorato o il possesso del bene di appartenenza del debitore, nei termini indicati dal creditore, si considera non contestato ai fini del procedimento in corso”; in concreto il terzo è tenuto a mettere a disposizione ed essere custode di quanto potrebbe anche non avere.
Nel momento nel quale il credito azionato fosse superiore a quanto il debitore ha intestato alla fiduciaria, questa si troverebbe esposta in proprio; in questo caso è netta la confliggenza degli interessi delle due parti.
Lasciamo questo punto agli approfondimenti futuri non senza rilevare che se la fiduciaria non è diligente e tempestiva a ricorrere all’opposizione dell’art. 617 c.p.c., vedrebbe pregiudicati i propri interessi. In questa situazione la fiduciaria ha interesse alla dichiarazione perché delimita l’importo che possa essere messo a disposizione per l’esecuzione, anche se andrebbe a violare il principio di riservatezza che qualifica il suo operato.
Dopo la richiamata riforma sarebbe forse necessario rivedere, se già non lo ha fatto con comunicazioni non uscite all’esterno, quanto ritenuto dal parere di Assofiduciaria, che risale al 2006.

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