Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
28 Luglio 2016

Protezione patrimoniale: il segreto nelle intestazioni a società fiduciarie

In materia di protezione patrimoniale il principale quesito che avevamo lasciato in sospeso (ci riferiamo all’approfondimento nel sito: “Protezione patrimoniale: le società fiduciarie”) era: quali limiti abbia il segreto che le società fiduciarie possano opporre e a chi.
La riservatezza del mandato fiduciario è particolarmente forte e si può dire sia un “vero segreto” il non potere fare conoscere all’esterno il soggetto fiduciante. Data questa come regola, le eccezioni e i limiti del segreto sono espressamente previste da norme per le ipotesi che devono considerarsi tassative e che hanno fondamento in disposizioni che sono rappresentate dal dovere osservare un più elevato rispetto di confronto alla tutela della riservatezza, della libertà di iniziativa economica e del patrimonio.
Sono deroghe eccezionali, espressamente previste, ed applicabili in maniera restrittiva per il conseguimento di esigenze di interesse pubblico; questo si afferma comunemente.
Ciò detto però si deve rilevare che la legislazione e l’interpretazione volgono in una direzione non molto favorevole al segreto e ne citeremo dei casi; dobbiamo avvertire che, se la correttezza del fiduciante lo porta solo a certi comportamenti, non vi sono grandi problemi; se il fiduciante si sospinge molto nell’impiego dello strumento, allora il discorso può cambiare, ma sarà la stessa società fiduciaria che andrà a considerare l’opportunità di conservarlo come cliente.
Ci limitiamo in questo approfondimento ai soli casi tipici di deroga espressamente formulata da una disposizione di legge, riservando ad altri commenti i temi quali la sede della separazione e del divorzio (“Protezione patrimoniale: il “segreto” nelle intestazioni a società fiduciarie in caso di separazione e divorzio”), il pignoramento presso la fiduciaria quale terzo debitore del fiduciante (“Protezione patrimoniale: il “segreto” nelle intestazioni a società fiduciarie in caso di pignoramento presso terzi) (da fare)), la configurazione di poteri in capo agli istituti previdenziali (Protezione patrimoniale: il “segreto” nelle intestazioni a società fiduciarie in caso di richieste di enti previdenziali”) (da fare) e l’ampia categoria residuale degli ordini impartiti in sede giudiziale dal giudice (Protezione patrimoniale: il “segreto” nelle intestazioni a società fiduciarie in caso di ordine del giudice”) che ritenga di accertare la proprietà di beni intestati ad una società fiduciaria.
Di consueto vengono richiamati i seguenti casi, dove il segreto fiduciario è derogabile, riconducibili all’ambito fiscale e agli assetti societari.
Il primo è rappresentato dall’art. 115, n. 3, del d.lgs. 58 del 24 febbraio 1998 (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge 6 febbraio 1996, n. 520): “la Consob può altresì chiedere alle società e agli enti che partecipano direttamente o indirettamente a società quotate l’indicazione nominativa, in base ai dati disponibili, dei soci e, nel caso di società fiduciarie, dei fiducianti”.
Di confronto agli altri poteri attribuiti a questo organo dal medesimo articolo l’inclusione delle società fiduciarie non è così rilevante; in sostanza, ed anche per vedere nel tempo i volumi in capo ai soggetti che hanno investito, rappresenta più un monitoraggio della presenza di capitali che siano ragionevolmente individuati.
Un secondo caso è rappresentato dall’art. 25 legge 646 del 13 settembre 1982 (cd. legge antimafia): il nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza ha, nelle ipotesi di verifica della posizione fiscale di persone nei cui confronti sia stata emessa sentenza di condanna o misura di prevenzione per reati di stampo mafioso, “il potere di richiedere agli uffici della Pubblica Amministrazione, agli Istituti di credito e alle società fiduciarie informazione e copie della documentazione ritenuta utile ai fini delle indagini” ulteriori. Viste le ipotesi che vengono considerate dalla norma non riteniamo di soffermarci a commento.
Un terzo caso è costituito dall’art. 21, c. 3, del Testo Unico in materia bancaria, d.lgs. n. 385 del 1 settembre 1993 “le società fiduciarie che abbiano intestato a proprio nome partecipazioni in società appartenenti a terzi comunicano alla Banca d’Italia, se questa lo richieda, le generalità dei fiducianti” e all’art. 22 si aggiunge “Ai fini dell’applicazione dei capi III e IV del presente Titolo si considerano anche le partecipazioni acquisite o comunque possedute per il tramite di società controllate, di società fiduciarie o per interposta persona”.
È chiara la necessità della trasparenza perché all’esistenza di particolari presupposti debbano essere adottati successivi provvedimenti dall’organo di controllo.
Un quarto caso apre tutto un genere di eccezioni al segreto; è dato dall’art. 32 del D.Pr. n. 600 del 29 settembre 1973 per il quale è consentito all’Amministrazione finanziaria richiedere il nome del fiduciante a condizione che la richiesta sia nominativa e sia stata avanzata nell’ambito di una indagine svolta nei confronti di un contribuente puntualmente individuato.
I poteri degli uffici sono sicuramente accentuati in quanto è data facoltà di “richiedere agli organi e alle Amministrazioni dello Stato, agli enti pubblici non economici, alle società ed enti di assicurazione ed alle società ed enti che effettuano istituzionalmente riscossioni e pagamenti per conto di terzi la comunicazione, anche in deroga a contrarie disposizioni legislative, statutarie o regolamentari, di dati e notizie relativi a soggetti indicati singolarmente o per categorie”. “Le informazioni sulla categoria devono essere fornite, a seconda della richiesta, cumulativamente o specificamente per ogni soggetto che ne fa parte. Questa disposizione non si applica all’Istituto centrale di statistica, agli ispettorati del lavoro per quanto riguarda le rilevazioni loro commesse dalla legge, e, salvo il disposto del numero 7), alle banche, alla società Poste italiane Spa, per le attività finanziarie e creditizie, agli intermediari finanziari, alle imprese di investimento, agli organismi di investimento collettivo del risparmio, alle società di gestione del risparmio e alle società fiduciarie”.
Dopo queste prime delucidazioni sul quadro delle espresse autorizzazioni legislative esistenti andiamo a considerare in altri approfondimenti altri casi di specie.

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