Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
11 Agosto 2016

Protezione patrimoniale e sanzioni penali in sede tributaria

Abbiamo trattato in più sedi degli aspetti da prendere in considerazione per non vedersi esposti a rischi non prevedibili che possono occorrere in futuro al patrimonio personale (nel sito cfr.: “Protezione patrimoniale non è sottrarre i beni alla garanzia dei creditori”).
Pensare di proteggersi non è la stessa cosa dell’assumere comportamenti specifici al fine di non rispondere con i propri beni di “responsabilità” già esistenti.
Chi si vuole proteggere lo deve fare nella logica della lungimiranza e non per sottrarsi ad obbligazioni già costituite oppure prima di andare ad assumere un comportamento funzionale a quel risultato, cioè la sottrazione fraudolenta dei beni ai creditori.
In una sede specifica questo comportamento è regolato e sanzionato penalmente, trattandosi dell’aspetto illecito o distorto della protezione del patrimonio familiare con la sottrazione (vendita, intestazione strumentale, donazione fittizia) dei beni compiuta dal contribuente che ha ricevuto una cartella esattoriale.
Il D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74, denominato “Nuova disciplina dei Reati Tributari”, all’art. 11 contiene una norma estremamente chiara, che sanziona gli atti di disposizione fraudolenti compiuti dal contribuente sul proprio patrimonio (inteso come l’insieme di beni mobili e immobili) al fine di rendere inefficace la procedura di riscossione coattiva. L’articolo è rubricato con il titolo: “Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte” che dispone “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a dette imposte di ammontare complessivo superiore a €. 150mila (come modificato dal D.L. 31/5/2015, n. 78), aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva”.
Parliamo di attività di disposizione fraudolenta, di beni mobili e immobili compresi nel patrimonio del contribuente compiuta al fine di impedire o rendere inefficace il recupero delle imposte sui redditi o dell’Iva. Per configurarsi il reato è necessario che l’importo delle imposte dovute siano superiori complessivamente a oltre €. 150mila.
Il reato si configura quando l’esecuzione è materialmente iniziata e anche quando esiste un titolo esecutivo del quale si sia avuta conoscenza grazie al quale può essere intrapresa l’esecuzione; lo ha affermato la Corte di Cassazione, pen. sez. III, del 17 luglio 2012 n. 28567. Nel caso sottoposto a giudizio l’imputato aveva alienato simulatamente ad altro soggetto la proprietà di un immobile ed è stato condannato alla pena di mesi otto di reclusione.
La Cassazione afferma che la configurabilità del reato si realizza al momento dell’alienazione fraudolenta di beni quando sia in atto una esecuzione coattiva tributaria con la notifica di una cartella esattoriale esecutiva, che nel caso in esame era avvenuta prima del rogito per un importo superiore alla soglia di punibilità prevista dalla norma.
Altro elemento indispensabile al fine della configurazione del reato è quello soggettivo e cioè la finalità perseguita dall’imputato di sottrarre il bene alle pretese del fisco, delle quali l’imputato era a conoscenza prima dell’atto notarile.
La sentenza impugnata ha affermato che, ai fini del perfezionamento del reato, non è richiesta la sussistenza di una procedura di riscossione in atto, trattandosi di reato di pericolo (cfr. di recente: Cass. Pen. sez. 3, Sentenza 18 maggio 2011, n. 36290).
La pronuncia più recente sul tema (Cass. Pen. Sez. 3°, 9 settembre 2015, n. 36378) vedeva coinvolto un soggetto, destinatario di una visita fiscale, che si era reso donante verso la figlia di un immobile (magazzino e una quota di 1/3 di un negozio), poi sottoposti a sequestro preventivo. Per la tempistica dell’atto di disposizione (avvenuto dopo il controllo delle autorità) è stato ritenuto sussistente il fumus del reato di sottrazione fraudolenta ascrivibile a chiunque aliena simulatamente o compie atti fraudolenti su propri o altrui beni per sottrarsi al pagamento di imposte. Nessun risultato utile ha dato il ricorso della donataria dinnanzi la Corte.
Sotto il profilo psicologico è necessario il dolo specifico (il fine di sottrarsi al pagamento del debito) e sotto quello materiale la condotta fraudolenta atta a vanificare l’esito dell’esecuzione tributaria coattiva.

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