Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
8 Agosto 2016

Protezione patrimoniale: il “segreto” nelle intestazioni a società fiduciarie in caso di ordine del giudice

Qualora nelle società nascano o rilevino questioni relative alla proprietà di quote che siano intestate ad una società fiduciaria si può porre il tema dell’interesse di stabilire quale sia la “vera” proprietà. Tuttavia e, se questa non viene spontaneamente dichiarata, il giudice potrebbe imporre alla società fiduciaria di svelare il vero titolare?
La situazione non è di scuola e si riferisce a un caso tra parenti soci di Srl che in due ceppi familiari erano i proprietari di un’azienda ove tutti avevano la qualità di soci.
Un socio, anche amministratore, aveva aperto una trattativa per la cessione molto vantaggiosa della partecipazione offrendo di fare altrettanto anche agli altri. L’interlocutore dell’acquirente era un intermediario finanziario che, quando l’operazione è poi stata conclusa, in sede di cessione ha designato due fiduciarie come soggetti che avrebbero acquistato.
Trattative, negoziazioni, incontri avevano visto la partecipazione delle parti coinvolte e alla fine l’operazione era stata conclusa. Il socio, anche amministratore, negli accordi avrebbe proseguito l’attività a favore della società.
Prima che si maturasse la prescrizione arrivava una comunicazione con la quale parte degli altri ex soci assumeva che le società fiduciarie apparenti operassero per conto del socio amministratore e che all’epoca della vendita il socio amministratore avesse operato in conflitto di interessi.
Dal momento che la qualità di proprietario non era stata ammessa (se vera), ci è stato posto il quesito se il “segreto” regga anche in sede giudiziale.
In sintesi, ci è stato chiesto che cosa accadrebbe se, sulla base di qualche elemento documentale oppure con l’offerta di provare per testi che le partecipazioni detenute da società fiduciarie siano del socio amministratore, il Giudice dovesse dare un ordine volto ad accertare la proprietà.
A prescindere dal fondamento della domanda volta ad accertare l’esistenza del conflitto di interessi ed ipotizzando che vi sia un interesse a conoscere la proprietà delle partecipazioni, può il giudice ordinare alle fiduciarie di dichiarare chi sia il soggetto proprietario oppure ordinare la produzione dei documenti relativi alla proprietà?
Assumendo che abbia rilevanza l’accertamento, il giudice potrebbe ai sensi dell’art. 210 c.p.c ordinare la produzione dei documenti, con le cautele di cui all’art. 211 c.p.c. alla fiduciaria e questa sarebbe tenuta a riscontrare, violando il “segreto”?
La nostra risposta si lega a quanto il giudice ritiene di accertare; è chiaro che il giudicante, prima di impartire un ordine di questo tipo dovrà essere posto in grado di ritenere che sia necessario darlo e che la richiesta abbia un adeguato fondamento, che si potrebbe trarre da elementi indiretti che farebbero assumere rilevanza alla conferma della circostanza da provare.
Anche il giudice naturalmente sa che, quando il soggetto è una fiduciaria, non può atteggiarsi come farebbe con altri soggetti in quanto è evidente che la scelta dell’interposizione di un soggetto è tutelata proprio dall’ordinamento, che la riconosce. Altrimenti non vi sarebbe il ricorso a questo tipo di operatori.
Già considerando l’ordine in sé il giudice non farebbe esplorazioni, ma dovrebbe muovere dal ritenere che la richiesta abbia rilevanza, abbia un fondamento in base ad elementi dimostrati, si indirizzi alla fiduciaria con formulazioni adeguate a restare nei limiti dell’occorrente senza andare oltre quanto sarebbe necessario.
Del resto se è vero che la condotta della fiduciaria, che non dia esecuzione alla richiesta del giudice, è sprovvista di sanzioni in senso proprio, non vi è ragione che la fiduciaria risponda. Se infatti l’ordine riguarda un soggetto determinato in relazione a beni specifici, che sono già stati individuati, la fiduciaria non violerà il mandato nel fornire i dati che le verrebbero richiesti sui quali muove l’ordine del giudice.
Il diverso tema delle risultanze istruttorie, che verrebbero integrate dall’interpretazione del comportamento tenuto (dalla parte e non dalla fiduciaria) non può a nostro avviso fare mutare le conclusioni.
O la fiduciaria è stata autorizzata dal cliente (ma in questo caso farebbe prima lo stesso cliente a riconoscere la circostanza), oppure le altre risultanze istruttorie hanno già provato la proprietà delle quote senza necessità dell’ordine.

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