Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
27 Luglio 2016

La protezione patrimoniale che deriva dall’assicurazione contro gli infortuni nel caso di morte a favore del terzo: cenni

Stipulando una polizza assicurativa per il caso di morte, l’assicurato si prefigge l’obiettivo di attribuire la liquidazione a favore di qualcuno che deve individuare in modo non equivoco. Dovrà anche ricordarsi che eventuali indicazioni nominative e precise vanno aggiornate quando subentrano fatti per i quali sia necessario un aggiornamento (premorienza, indegnità).
Nel contratto di assicurazione contro gli infortuni a favore del terzo si applica la disciplina dell’assicurazione sulla vita, e quindi anche la disposizione contenuta nell’art. 1920, comma 3°, cod. civ. per la quale “per effetto della designazione, il soggetto designato acquista un diritto proprio a ricevere i vantaggi che derivano dall’assicurazione”; la disposizione deve essere interpretata nel senso che il diritto del beneficiario alla prestazione dell’assicuratore trova fondamento nel contratto ed è autonomo, cioè non derivato da quello del contraente. In analogia con le nuove disposizioni testamentarie che cambiano ed annullano le precedenti manifestazioni di volontà sul patrimonio, il designato beneficiario può essere revocato a certe condizioni dall’assicurato.
Nell’ambito del tema della protezione patrimoniale la designazione assume importanza come spostamento di valori dalla loro libertà di impiego ad un vincolo ed una protezione che è certamente di interesse.
Si consideri tra l’altro che per le situazioni di difficoltà economica (art. 1923 cod. civ.) le somme dovute dall’assicuratore “non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare”.
È proprio la peculiarità di essere conclusa come polizza “contro gli infortuni” che rende il contratto aleatorio; il beneficiario terzo avrà il vantaggio se interviene l’evento, senza il quale il destinatario riceverà il beneficio derivante dal premio corrisposto.
Fiscalmente le spese per l’assicurazione vita e la polizza infortuni si possono inserire nella dichiarazione dei redditi e consentono di ottenere le detrazioni fiscali pari al 19% fino a un massimo di spesa di €. 1.291,14, ma non per tutte le polizze; bisogna distinguere tra le assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni stipulate entro il 31 dicembre 2000, tra i contratti assicurativi stipulati o rinnovati dal 1 gennaio 2001 per caso morte o invalidità permanente i quali prevedono una percentuale di invalidità superiore al 5% o di non autosufficienza.
La detrazione fiscale è ammessa se i contratti stipulati entro fine 2000 non hanno durata inferiore ai 5 anni e non prevedono la concessione di prestiti durante questo periodo di tempo. Lo sgravio fiscale spettante è stato modificato con il D.L. 31 agosto 2013, n. 102, il quale prevede diversi limiti per l’assicurazione con oggetto il rischio morte e invalidità permanente e per la polizza con oggetto il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana.
Quando in un contratto di assicurazione sulla vita sia stato previsto per il caso di morte dello stipulante che l’indennizzo debba corrispondersi agli eredi (tanto con formula generica, quanto a maggior ragione con formulazione evocativa degli eredi testamentari o in mancanza degli eredi legittimi), tale clausola dev’essere intesa nel senso che le parti abbiano voluto tramite dette espressioni individuare per relationem, con riferimento al modo della successione effettivamente verificatosi negli eredi, chi acquista i diritti nascenti dal contratto stipulato a loro favore (art. 1920, commi II e II, c.c.), dovendosi invece escludere che, per la mancata precisazione nella clausola contrattuale, di uno specifico criterio di ripartizione che a quelle modalità di individuazione delle quote faccia riferimento, che le quote debbano essere dall’assicuratore liquidate in misura eguale (Cass. civ.sez. 3° 29 settembre 2015, n. 19210).
L’aspetto dell’autonomia risolve anche il tema del concorso tra testamento e polizza con un designato. Anche quando il testamento fosse stato scritto in epoca successiva alla conclusione della polizza questa non diviene una devoluzione di natura testamentaria, ma resta il contratto con il quale il terzo designato ha titolo a percepire quanto pattuito.

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