Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
9 Febbraio 2016

Procacciatori d’affari e agenti: la cassazione non si evolve

Di cosa si tratta

Il procacciatore d’affari deve essere iscritto a Enasarco?
Il nostro pensiero sulla differenza sostanziale tra agente e rappresentante, che permette di dare una risposta alla domanda iniziale, è stato più volte esposto negli Approfondimenti nel sito (“Il procacciatore d’affari”) e lo sintetizziamo nel dire che è una questione tra le parti di volere l’uno o l’altro rapporto, contrariamente ad Enasarco che continua ad elencare una quantità di indicatori che non hanno la capacità distintiva necessaria.
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 1974 del 2 febbraio 2016 non sembra diventare sensibile alle ragioni che abbiamo più volte sostenuto.
Riportiamo quanto affermato: “Sulla distinzione fra agente e procacciatore di affari, occorre ribadire che i caratteri distintivi del contratto di agenzia sono la continuità e la stabilità dell’attività dell’agente di promuovere la conclusione di contratti per conto del preponente nell’ambito di una determinata sfera territoriale, realizzando in tal modo con quest’ultimo una non episodica collaborazione professionale autonoma con risultato a proprio rischio e con l’obbligo naturale di osservare, oltre alle norme di correttezza e di lealtà, le istruzioni ricevute dal preponente medesimo; invece il rapporto di procacciatore d’affari si concreta nella più limitata attività di chi, senza vincolo di stabilità ed in via del tutto episodica, raccoglie le ordinazioni dei clienti, trasmettendole all’imprenditore da cui ha ricevuto l’incarico di procurare tali commissioni; mentre la prestazione dell’agente è stabile, avendo egli l’obbligo di svolgere l’attività di promozione dei contratti, la prestazione del procacciatore è occasionale nel senso che dipende esclusivamente dalla sua iniziativa (così Cass. n. 19828 del 28/08/2013, Cass. n. 13629 del 24/06/2005). Ne consegue che il rapporto di agenzia e il rapporto di procacciamento di affari non si distinguono solo per il carattere stabile del primo e facoltativo del secondo, ma anche perché il rapporto di procacciamento di affari è episodico, ovvero limitato a singoli affari determinati, è occasionale, ovvero di durata limitata nel tempo ed ha ad oggetto la mera segnalazione di clienti o sporadica raccolta di ordini e non l’attività promozionale di conclusione di contratti”.
Con quanto riportato non si è aggiunto nulla a quanto continuiamo a leggere sul punto.
Il giudizio in Cassazione, promosso da Enasarco, ha avuto esito positivo per l’istituto solamente sulla base dell’accoglimento della lamentata carenza nella sentenza impugnata di idonea motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio, in quanto la sentenza impugnata non avrebbe preso in considerazione, senza alcuna motivazione al riguardo, circostanze risultanti dall’istruttoria ed attestanti la riconducibilità dei rapporti al paradigma contrattuale del contratto di agenzia, con particolare riferimento alla stabilità del rapporto a fronte della mera occasionalità, tipica del procacciamento di affari. In questo senso, la Corte territoriale avrebbe omesso di esaminare il contenuto dei contratti di procacciamento (riportati in ricorso), dai quali emerge chiaramente che, al di là della fittizia denominazione, le singole pattuizioni sono tipiche e peculiari del rapporto di agenzia (attribuzione di un “mandato”, di per sé incompatibile con la figura del procacciatore, che agisce di libera iniziativa, di durata annuale con rinnovo tacito in assenza di disdetta, preordinazione a tutti i possibili affari, predeterminazione della provvigione in misura fissa e con corresponsione a cadenza mensile, assegnazione di una zona predeterminata, obbligo di preavviso per il recesso, assegnazione di obiettivi di fatturato, riconoscimento di anticipi di provvigioni, patto di esclusiva, responsabilità del mandatario per insolvenza del cliente, patto di non concorrenza post contrattuale). Inoltre, la Corte di appello avrebbe omesso di esaminare le caratteristiche della fatturazione dei collaboratori (cadenza mensile, causale delle fatture riferita al periodo mensile di collaborazione e non ad uno o più affari determinati, continuità nel corso di rapporti pluriannuali, fatture con numerazione progressiva consecutiva, fatture anche in acconto provvigioni). Infine, nella prospettazione della Fondazione ricorrente la Corte di merito avrebbe attribuito rilievo dirimente a circostanze invero ininfluenti, come l’avere svolto la stessa attività per altre mandanti (mentre l’esclusiva costituisce elemento naturale del rapporto che può tuttavia essere escluso dalle parti, ai sensi degli artt. 1743 e 1748 cod. civ.) ovvero l’essere l’attività svolta limitata alla segnalazione di affari senza il potere di concludere i contratti (mentre il potere di rappresentanza per la conclusione dei contratti non è previsto in via generale dall’art. 1742 cod. civ. e va espressamente conferito a norma dell’art. 1752 cod. civ.).
Riteniamo che in termini generali il vero difetto della situazione complessiva in sede giudiziale stia nella conduzione della attività ispettiva da parte di Enasarco, che, pur disponendo di molti ispettorati locali, non compie una adeguata attività istruttoria preventiva, limitando l’accesso al solo preteso mandante senza neppure prendere in considerazione la posizione del preteso “agente”.

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