Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
4 Ottobre 2011

Previdenza complementare integrativa

Di cosa si tratta

Il D.Lgs. 5 dicembre 2005 n. 252 “Disciplina delle forme pensionistiche complementari”, dispone all’art. 1. Ambito di applicazione e definizioni: “Il presente decreto legislativo disciplina le forme di previdenza per l’erogazione di trattamenti pensionistici complementari del sistema obbligatorio, ivi compresi quelli gestiti dagli enti di diritto privato di cui al D.Lgs. 30 giugno 1994, n. 509, e al D.Lgs. 10 febbraio 1996, n. 103, al fine di assicurare più elevati livelli di copertura previdenziale” e al secondo comma dice: “L’adesione alle forme pensionistiche complementari disciplinate dal presente decreto è libera e volontaria”.
Il D.Lgs. 10 febbraio 1996, n. 103 ha operato l’estensione della tutela pensionistica ai liberi professionisti e al primo comma, in attuazione della delega conferita ai sensi dell’art. 2, comma 25, della legge 8 agosto 1995, n. 335, assicura, a decorrere dal 1° gennaio 1996, la tutela previdenziale obbligatoria ai soggetti che svolgono attività autonoma di libera professione senza vincolo di subordinazione, il cui esercizio è condizionato all’iscrizione in appositi albi o elenchi. Si precisa che le norme del decreto si applichino anche ai soggetti, appartenenti alle categorie professionali di cui al comma 1, che esercitano attività libero-professionale, ancorché contemporaneamente svolgano attività di lavoro dipendente.
Al secondo articolo, comma 3, si afferma che le prestazioni pensionistiche di natura complementare possono essere istituite in favore dei soggetti di cui all’art. 1 ai sensi ed in conformità alle disposizioni di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, e successive modificazioni e integrazioni. Quindi per questi soggetti la previdenza complementare non è obbligatoria.
Ricapitoliamo:
– esiste in generale la previdenza complementare, che non è obbligatoria;
– esiste la previdenza complementare dei soggetti del D.Lgs. n. 509/1994;
– esiste la previdenza complementare dei liberi professionisti del D.Lgs. 103//1996.
Salvo per gli iscritti Enasarco, per tutti gli altri la previdenza complementare è facoltativa; per compiere la verifica abbiamo passato in rassegna l’elenco dell’allegato A. al D.Lgs. n. 509/1994 (1°) e la verifica compiuta ci consente di affermare che nessuno degli enti di cui al D.Lgs. n. 509/1994 gestisca forme obbligatorie di previdenza integrativa.
Concludevamo l’articolo “Previdenza integrativa ed enasarco” dicendo:
“- Enasarco restava l’unico sistema che prevedesse l’obbligatorietà alla sussistenza di requisiti professionali di un sistema previdenziale che già era anche fornito dall’INPS” e
“- Enasarco era l’unico ente ad avere regolato una forma integrativa disposta in modo obbligatorio”.
Quanto illustrato ci consente di tornare al recente provvedimento e spiegare la ragione della norma all’art. 18 della Manovra estiva 2011 (D.L. n. 98/2011, convertito Legge n. 111/11).
Dopo la perdita della qualità di ente pubblico di Enasarco il legislatore ha ravvisato la necessità di confermare un sistema anomalo e ha ritenuto appunto di usare una specie di norma interpretativa la “conferma” per dire che “la relativa copertura contributiva ha natura integrativa”, anche attualmente nonostante le antecedenti riforme.
Era davvero necessaria questa disposizione?
A nostro avviso no e il fatto di ritenerla tale non sana i vizi del sistema.
Un’accentuazione dell’anomalia è data anche ravvisare di confronto all’introduzione del concetto di prevalenza” per quelle posizioni che possano comportare una duplice contribuzione.
Ci riferiamo a quanto disposto dall’art. 12 co. 11 del D.L. 31.5.2010 n. 78 (c.d. “manovra correttiva”) che stabilisce che l’art. 1 co. 208 della L. 23.12.96 n. 662 si interpreta nel senso che le attività autonome, per le quali opera il principio dell’iscrizione alla sola Gestione previdenziale istituita per l’attività prevalente ivi previsto, sono quelle esercitate in forma d’impresa dai commercianti, dagli artigiani e dai coltivatori diretti, i quali vengono iscritti in una delle corrispondenti Gestioni dell’INPS; restano, invece, esclusi dall’applicazione di tale principio i rapporti di lavoro per i quali sia obbligatoria l’iscrizione alla Gestione separata INPS di cui all’art. 2 co. 26 della L. 8.8.95 n. 335 (collaboratori coordinati e continuativi quali gli amministratori di società, lavoratori a progetto, professionisti senza Cassa, ecc.).
Discostandosi dall’orientamento di recente fatto proprio dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza 12.2.2010 n. 3240 e recependo la prassi seguita dall’INPS, il legislatore risolve in tal modo, in via definitiva, mediante una norma di interpretazione autentica, la controversa questione dell’individuazione degli obblighi contributivi facenti capo ai soci lavoratori di srl commerciali che, al contempo, siano anche amministratori. Aggiungiamo la precisazione che le medesime osservazioni possono ritenersi valide anche con riguardo ai soci di srl artigiane, nonché, naturalmente, ai soci di società di persone commerciali o artigiane.
Ci pare di rilievo l’operazione compiuta dal legislatore ad impedire effetti perversi con l’imposizione previdenziale, che la va a limitare in situazione contese prima del suo intervento.
Anche in sede giudiziale ci si è resi conto dell’importanza delle sorti dell’Enasarco.
L’ordinanza 3 agosto 2011 del Tribunale Amministrativo del Lazio, adito per sospendere le vendite immobiliari dell’istituto, richiesta fondata sulla base di ritenere applicabili le procedure date per la vendita degli immobili pubblici, ha smentito tale ricorrenza, ma ha anche giustificato l’operato nel merito ritenendo che “non è la natura giuridica del soggetto al quale risale la paternità del provvedimento ritenuto lesivo da taluni dei suoi destinatari, ma la funzione (nella specie, previdenziale) che a mezzo di esso viene svolta, la cui rilevanza pubblicistica è di immediata evidenza e che potrebbe essere compromessa, con palese pregiudizio per gli iscritti beneficiari del trattamento pensionistico, ove non si garantissero le condizioni perché l’ente in questione possa continuare ad operare”.
Questa è la ragione sostanziale per la quale l’Enasarco prosegue il suo operato.

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