Categorie approfondimento: Fallimentare
22 Febbraio 2007

I presupposti del fallimento per il Tribunale di Milano

Di cosa si tratta

Riteniamo di tornare sul tema della Dichiarazione di fallimento dopo quanto già in precedenza scritto (in questo sito: “I presupposti del fallimento”) in quanto il Tribunale di Milano, a seguito di riunioni plenarie della Sezione Fallimentare, ha adottato un documento di indubbia importanza volto a fini pratici per chiarire il quadro normativo che si prospetta dopo l’entrata in vigore della riforma nel 2006.
Il richiamato documento è chiaramente rivolto agli operatori di settore e può costituire una valida guida a coloro che desiderano sapere che cosa occorra per intraprendere una procedura concorsuale o se, dall’altra parte, da questa ne siano esclusi, ed anche per predisporre i documenti necessari, avendo prima verificato la sussistenza delle condizioni per presentare l’istanza.
Per chi vuole chiedere il fallimento di un debitore è necessario fornire la prova che si tratti di imprenditore (individuale o collettivo) non piccolo; è ritenuto tale quell’imprenditore che ha investito nell’impresa un capitale non inferiore ad euro 300.000,00 e ha realizzato ricavi lordi, nella media degli ultimi tre anni o dall’inizio dell’attività, se l’attività è stata iniziata di recente, per un ammontare complessivo superiore ad euro 200.000,00.
Inoltre la dichiarazione di fallimento viene negata se l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati è complessivamente inferiore ad euro 25.000,00. In futuro sull’ultimo punto si aprirà comunque l’istruttoria per vedere se l’ammontare di questi debiti superi il limite.
Il Giudice designato verificherà preliminarmente: la competenza territoriale del Tribunale adito, la documentazione del credito fatto valere, che il debitore sia iscritto al Registro delle Imprese o non abbia cessato l’attività da oltre un anno, se vi è prova che sussista lo stato di insolvenza.
Di quanto esposto il ricorrente dovrebbe fornire prova in difetto della quale il ricorso verrebbe respinto.
In caso invece positivo il Giudice dispone la convocazione del fallendo e viene raccomandato di produrre preventivamente il certificato camerale non anteriore di trenta giorni al deposito dell’istanza e il certificato di residenza del debitore e dei soggetti illimitatamente responsabili; questo al fine di avere preventiva conoscenza di questi elementi, evitando rinvii d’udienza causati dal doverli ancora accertare.
Il Comunicato poi si sofferma sulla natura dell’istruttoria pre-fallimentare, che qualifica “acquisitiva” con il concorso di attività dell’istante, del resistente e del tribunale.
Starà al ricorrente, che ha presentato l’istanza di fallimento, illustrare i fatti ed allegare i documenti, che in prevalenza acquisirà da uffici pubblici, per provare che si tratta di imprenditore non piccolo e spetterà al debitore per inficiare la validità delle prova del ricorrente. In via integrativa il Tribunale potrà esercitare ulteriore attività istruttoria, stando a lui determinare in quali limiti condurrà l’istruttoria.
Sul punto della prova del superamento dei limiti occorrenti per essere dichiarato fallito (almeno uno) il Tribunale perviene alla conclusione che la mancata prova del superamento degli indicati limiti dia il risultato della reiezione dell’istanza.
In ordine alla individuazione dei requisiti, il Tribunale ha considerato le società che presentano il bilancio in forma ordinaria per trovare il modo di stabilire quale sia il valore degli “investimenti” di riferimento (art. 1,2 comma, lettera a), che viene individuato e si ottiene nel conto individuandoli dall’art. 2424 cod. civ. alla voce attivo: le immobilizzazioni: materiali (B), immateriali (B.1, B.2, B.3) e finanziarie (B.4, con esclusione delle azioni proprie) al netto dei fondi rettificativi; i beni acquisiti con leasing traslativo (ricavabili dall’art. 2427, punto 22) e l’attivo circolante (al netto delle rettifiche: rimanenze Attivo C.1 e crediti Attivo C.2); le attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni (escluse le azioni proprie: Attivo C.3) e le disponibilità liquide (Attivo C.4).
In ordine ai ricavi (art. 1,2 comma, lettera b) l’ammontare complessivo si determina dalle voci all’art. 2425 cod.civ.: A.1, 2, 3 e 5 (i valori delle voci 2 e 3, se negativi, si sottraggono), C.15 e 16 (a, b, c, d) ed E.20 (plusvalenze da alienazioni di immobilizzazioni). Sono invece da escludere le voci ad A.4 (incrementi delle immobilizzazioni per lavori interni), D.18 (a, b, c: rivalutazioni).
Questi dati possono essere altrimenti attinti dal Registro dei beni ammortizzabili o libro IVA acquisti e dai Registri IVA delle fatture emesse o registro dei corrispettivi per la determinazione del volume d’affari. Potranno inoltre essere tratti dal Modello unico Società di capitali: quadro RS, righi da RS.1 a RS.14, colonna 2 (saldo finale); quadro RS, righi RS.26, RS.27, RS.28 e RS.34 (prima colonna) e R.30 e R.33 (prima e seconda colonna); rigo VA, rigo VA.3, campo 1 “beni ammortizzabili” e campo 2 “beni strumentali non ammortizzabili”; quadro VE, rigo VE.40 “volume d’affari” e quadro IQ “determinazione d’imposta”, rigo IQ.1 e rigo IQ.5.
Per le società che presentano il bilancio in forma abbreviata (art. 2435 bis. cod. civ.) le voci sono per l’attivo: le immobilizzazioni immateriali al loro valore lordo, detratti i fondi di ammortamento e le svalutazioni, le immobilizzazioni materiali al loro valore lordo, detratti i fondi di ammortamento e le svalutazioni, e le immobilizzazioni finanziarie al netto delle azioni proprie. Per l’attivo circolante si conteggeranno le rimanenze, i crediti al lordo dei debiti verso i fornitori esigibili entro ed oltre l’esercizio; le attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni e le disponibilità liquide.
Per i ricavi il valore lordo della produzione è costituito dai ricavi delle vendite e delle prestazioni, le variazioni positive delle rimanenze di prodotti in conto di lavorazione, semilavorati e finiti, al netto delle variazioni negative; le variazione dei lavori in corso su ordinazione e gli altri ricavi e proventi, nonché i contributi in conto esercizio. Inoltre vi rientrano i proventi ed oneri finanziari, se positivi; i proventi ed oneri straordinari, se positivi, con esclusione dei proventi straordinari che non derivano da plusvalenze di alienazione di immobili.
Il consiglio in concreto del Tribunale è quello di depositare con l’istanza gli ultimi tre bilanci.
In relazione agli investimenti poi la norma non fissa limiti temporali e la prova del superamento del limite quantitativo potrebbe dovere essere cercata in bilanci ancora anteriori; il Tribunale ha in proposito ritenuto di applicare il criterio che attribuisce rilevanza alla situazione patrimoniale aggiornata e all’ultimo bilancio d’esercizio. In proposito il Tribunale distribuisce gli oneri: tra il creditore istante che deve allegare i documenti; ove il materiale non sia sufficiente, il Tribunale potrà attivarsi sollecitando informazioni ad enti istituzionali, come Agenzie delle Entrate ed Inps, o delegando la Guardia di Finanza, in coordinamento con la Procura della Repubblica.
Per le società di persone non esistono gli obblighi illustrati, ma l’attività compiuta nell’anno è raccolta nel “rendiconto” fatto con i criteri dettati dall’art. 2426 cod. civ..
Siccome non esiste una pubblicità propria, l’accertamento dell’entità dei ricavi e degli investimenti potrà essere compiuto solo dall’ufficio del Tribunale, usando dei suoi poteri, maggiori di quelli dei quali dispone l’istante, e la verifica del limite potrebbe comportare un aggravamento dell’attività istruttoria con dilatazione dei tempi necessari per accertare la fallibilità.

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