Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
9 Maggio 2007

I presupposti per l’accesso agli incentivi fiscali previsti per le operazioni di aggregazione aziendale

Di cosa si tratta

La finanziaria 2007 ha introdotto uno strumento di natura fiscale, volto a incentivare talune operazioni straordinarie, nell’ottica di favorire i processi di aggregazione aziendale tra imprese, riconoscendo un beneficio per le società risultanti da tali processi e residenti in Italia.
L’art. 1, commi da 242 a 249, prevede la possibilità di riconoscere fiscalmente, al ricorrere di particolari condizioni, il disavanzo da concambio derivante da operazioni di fusione e di scissione, nonché del maggior valore iscritto, nel caso di conferimento di azienda, da parte della società conferitaria. Si tratta di una deroga al principio di neutralità fiscale, caratteristico delle operazioni straordinarie, al fine di incentivare operazioni di aggregazione aziendale.
In via ordinaria, i beni delle società fuse o incorporate ovvero della società scissa transitano nel bilancio della società risultante dalla fusione o incorporante ovvero della beneficiaria con lo stesso valore fiscalmente riconosciuto che avevano presso le società di provenienza. Di conseguenza, è prevista l’irrilevanza fiscale dell’avanzo e del disavanzo eventualmente emergenti nel bilancio della società incorporante o risultante dalla fusione ovvero della società beneficiaria.
In altri termini il costo dei beni trasferiti per effetto di dette operazioni straordinarie resta, ai fini fiscali, quello precedente all’operazione e, pertanto, gli ammortamenti calcolati sui maggiori valori iscritti non sono fiscalmente deducibili e/o le plusvalenze e minusvalenze emergenti in caso di cessione dei beni rivalutati andranno sempre calcolate non tenendo conto delle rivalutazioni effettuate con l’utilizzo del disavanzo.
Anche per i conferimenti di azienda è previsto il principio di neutralità che rende, pertanto, irrilevante ai fini fiscali l’eventuale iscrizione nelle scritture contabili della conferente o della conferitaria di valori diversi da quelli fiscalmente riconosciuti.
In questa sede si esamineranno i presupposti soggettivi ed oggettivi previsti dalla legge per poter accedere ai benefici fiscali previsti.
Innanzitutto occorre evidenziare il limite temporale del beneficio accordato dalla norma, che ha carattere temporaneo: esso si applica infatti alle operazioni di aggregazione aziendale realizzate nel biennio 2007 – 2008.
Per quanto concerne i presupposti soggettivi, un primo requisito riguarda la forma sociale dei soggetti risultanti dalle aggregazioni. Il comma 242 considera i soggetti “che risultano” dalle operazioni di fusione e scissione: tali soggetti devono necessariamente avere la forma di società per azioni, in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative e società di mutua assicurazione. Non rileva pertanto la forma dei soggetti “di partenza” dell’operazione, che possono essere anche società di persone, enti commerciali e imprese individuali. Anche per i conferimenti d’azienda, il successivo comma 243, prevede che il beneficio è riconosciuto al “soggetto conferitario di cui al comma 242”.
Un secondo requisito riguarda sempre i soggetti risultanti dalle operazioni, i quali devono essere residenti in Italia. Anche qui non rileva se i soggetti “di partenza” siano o meno residenti nello Stato, l’importante è che lo sia la società risultante dall’operazione.
Non è prevista, invece, nessuna limitazione dimensionale, con distinzione tra piccole, medie e grandi imprese, con la conseguenza che dell’agevolazione possono avvalersi tutte le imprese in possesso dei requisiti previsti dalla legge.
Altri requisiti attengono al piano sostanziale relativo all’operazione, volta appunto a realizzare l’effettività dell’aggregazione aziendale, attraverso la verifica dell’operatività e dell’indipendenza delle società coinvolte. In questo senso, le imprese partecipanti all’operazione devono essere operative da almeno due anni: l’operatività è da intendersi in senso sostanziale e non come mera esistenza formale nel biennio antecedente, né, tanto meno, come imprese che non abbiano esercitato un’effettiva attività di impresa. È invece da ritenersi ammissibile l’ipotesi di conferimenti da parte di due società operative (e indipendenti) da almeno due anni a favore di una nuova società costituita.
Inoltre, le imprese coinvolte devono essere tra loro indipendenti, in quanto il beneficio fiscale non è rivolto alle operazioni di riorganizzazione societaria infragruppo, bensì alle aggregazioni tra soggetti autonomi. Le imprese coinvolte non devono quindi appartenere allo stesso gruppo societario, non devono essere tra loro legate da rapporti di partecipazione (anche di minoranza), né devono essere controllate, anche indirettamente, dallo stesso soggetto. L’Agenzia delle Entrate, nella circolare 16/E del 21/3/07, ha peraltro precisato che l’agevolazione deve intendersi esclusa anche quando il controllo indiretto sia assicurato “da persone fisiche legate da rapporti di coniugio, parentela entro il terzo grado e affinità entro il secondo grado”. Anche i requisiti di indipendenza devono sussistere nei due anni precedenti l’operazione di aggregazione.
Esaminati brevemente i requisiti soggettivi e oggettivi previsti per l’ammissione al beneficio, occorre sottolineare la previsione del comma 246 dell’art. 1 della legge finanziaria, il quale introduce un’ulteriore condizione di ammissibilità rappresentata dalla preventiva presentazione di istanza di interpello all’amministrazione finanziaria.
In sostanza, la società che intende avvalersi dell’agevolazione (quindi la società “risultante” incorporante, beneficiaria o conferitaria) dovrà presentare un interpello preventivo descrivendo l’operazione e dimostrando la sussistenza di tutti i requisiti soggettivi e oggettivi illustrati. L’amministrazione finanziaria, come di norma, ha 120 giorni di tempo per rispondere; in caso di mancata risposta nel termine indicato, si intende che l’amministrazione concordi con l’interpretazione o il comportamento prospettato dal richiedente.
Considerato che la fruizione dell’agevolazione trova concreta attuazione solo in sede di predisposizione della dichiarazione dei redditi, il requisito della preventività dell’istanza si intende rispettato se l’istanza viene presentata in tempo utile per ottenere la risposta dell’Agenzia delle entrate prima del termine di presentazione della dichiarazione stessa.
Compiuta la rassegna dei presupposti previsti dalla legge finanziaria per poter accedere all’agevolazione fiscale, al fine di poter valutare la convenienza aggiuntiva dell’eventuale operazione di aggregazione in programma, occorre accennare, senza pretese di esaustività circa il meccanismo fiscale di risparmio, al contenuto del beneficio accordato.
Come si è anticipato, il beneficio è rappresentato dal riconoscimento dei maggiori valori iscritti a bilancio per effetto dell’imputazione del disavanzo di concambio derivante dalle operazioni considerate, in particolare per i maggiori valori iscritti ed attribuiti all’avviamento o ai beni strumentali, materiali e immateriali. Ciò comporta, in deroga al principio di neutralità, la deducibilità fiscale dei maggiori ammortamenti ed il riconoscimento dei maggiori valori in sede di quantificazione di plusvalenze o minusvalenze da realizzo.
Il riconoscimento fiscale è gratuito, nel senso che la rivalutazione dei cespiti esistenti presso le società partecipanti all’operazione o l’iscrizione dell’avviamento non sono soggetti al pagamento di imposte sostitutive.
Il riconoscimento tuttavia è limitato ad un importo complessivo di cinque milioni di euro, nel senso che la rivalutazione dei cespiti o l’iscrizione dell’avviamento hanno rilevanza fiscale entro detto limite complessivo. È inoltre prevista, a scopi antielusivi, la decadenza del beneficio qualora la società risultante dall’aggregazione aziendale, entro il quarto periodo di imposta dall’effettuazione dell’operazione, effettui ulteriori operazioni straordinarie oppure ceda i beni iscritti o rivalutati. In queste ipotesi, tuttavia, è prevista la possibilità di chiedere la disapplicazione di tale norma antielusiva, formulando apposita istanza in cui si dimostri l’effettiva valenza economica dell’ulteriore operazione da compiersi.

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