Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
20 Settembre 2012

Prestito infragruppo: anche senza interessi

Di cosa si tratta

Una recente decisione della Commissione Tributaria Regionale di Milano in data 26 marzo 2012 n. 55/18 risolve il tema della possibilità che i prestiti infragruppo non siano produttivi di interessi in capo alla mutuante e questo anche laddove non vi sia prova scritta del relativo accordo.
Consideriamo il tema nel contesto del sempre maggiore ricorso a strumenti di finanziamento alternativo al credito esterno che in questo periodo è molto ristretto (nei gruppi principalmente con finanza di gruppo o cash pooling).
La giurisprudenza di legittimità compie affermazioni diverse e sostiene che nei rapporti tra società infragruppo gli interessi derivanti da mutuo devono essere specificatamente conteggiati e la prova della mancata percezione non incombe sul fisco, in quanto esiste una presunzione del diritto ad essi al tasso legale, salvo prova contraria (Cass. n. 11154/2010, Cass. n. 9498/2008).
L’art. 1815 cod. civ. stabilisce anche che “salvo diversa volontà delle parti, il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante”; la liquidità in sé è oggetto di considerazione necessaria nel bilanci sociali e nella contabilità; il prestito infruttifero farebbe eliminare un elemento che produrrebbe utilità in forme diverse di impiego che non sia il mutuo non oneroso.
Invero è la Cassazione che si limita ad affermare l’esistenza di una presunzione e l’affermazione sta a monte degli effetti o degli elementi probatori che devono essere forniti.
La Commissione invece sta a valle del tema e considera adeguata quella prova che dimostri che non vi sia stata percezione di interesse alcuno e corrispondenza nella contabilità della mutuataria nel non riportare costi per avere potuto disporre del denaro ricevuto a mutuo.
La Commissione sul piano delle presunzioni compie una correzione affermando che sia l’art. 1350 cod. civ. a fornire lo strumento per rispondere sul punto. La norma è quella che prevede forma particolare scritta a pena di nullità per alcuni atti che individua la norma. Si afferma quindi che, se è vero che l’Ufficio fondi il rilievo sulla circostanza che per l’operazione ripresa non vi fosse accordo scritto o contratto scritto tra le due società, ha però omesso di considerare che, “a mente dell’art. 1350 cod. civ. fatta eccezione per alcuni contratti tipizzati e indicati nella norma stessa, tutti gli altri, purché non siano contrari a norme imperative, all’ordine pubblico e al buon costume (art. 1343 cod. civ.), possono assumere la forma che le parti dovessero ritenere più opportuna, nel libero esercizio dell’attività di impresa, costituzionalmente protetto, anche semplicemente in forma verbale”.
Se questa è la base del fondamento invero la Commissione prima aveva considerato la congruenza del comportamento delle parti che da un lato non avevano proceduto a contabilizzare nessun interesse attivo per il finanziamento della partecipata e dall’altro non vi era stata “omissione” in quanto frutto dell’accordo delle parti che non vi fosse corresponsione di interessi e questo come provato indirettamente dalla circostanza che la beneficiata non ha contabilizzato nelle detrazioni gli interessi passivi, così come da parte della controllante non vi erano stati imputati ricavi.
Pur plaudendo a questa pronuncia ci viene da consigliare di adottare comunque la forma scritta per queste operazioni; a tale fine forse più del contratto tra le parti, che è postulato dalla disposizione civilistica sul mutuo, adeguate deliberazioni adottate dagli organi amministrativi potranno supportare le posizioni.

(Visited 21 times, 8 visits today)