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25 Gennaio 2019

Prelievi dei soci dalle casse sociali nella snc

Un tema che spesso ricorre nella realtà è quello dei prelievi dei soci dalle casse sociali nella snc. Con azione promossa da una società in nome collettivo era stata intentata la causa volta al recupero delle somme che le due socie avevano prelevato nel tempo dalla società, che era stata posta in liquidazione e concordato preventivo. Il tribunale avrebbe dovuto accertare la responsabilità dell’amministratore della società di persone per prelievi ingiustificati e per il recupero delle somme e lo ha fatto con sentenza n. 2894/2018, pubbl. il 12 marzo 2018 del Tribunale di Milano, Sezione in materia di impresa.
Alcuni degli elementi del giudizio e delle tesi prospettate sono di interesse e a queste presteremo attenzione. Tra queste vi sono le considerazioni di merito espresse dal CTU, secondo cui: “La voce perdite di esercizio e la voce prelievi titolare non assumono la qualifica di crediti verso il titolare/socio, ma la qualifica di componenti del patrimonio netto che comportano alcun tipo di obbligo immediato in capo al titolare/socio, stante la tipologia di forma giuridica con cui viene esercitata l’impresa farmacia (ditta individuale o società di persone)” … “i prelievi titolare non sono qualificabili come crediti vantati nei confronti del titolare/socio”.
Altra asserzione difensiva è stata quella per cui la voce “prelievi titolare” può rappresentare, anche in presenza di un risultato economico sfavorevole, un acconto su “utili futuri” in virtù delle aspettative di redditività prospettiche riposte dal titolare/socio nell’azienda. Inoltre, i “prelievi titolare” possono non essere strettamente attribuibili al titolare, ma essere destinati a diversi utilizzi che non trovano riscontro nelle scritture contabili dell’azienda (pagamenti di fornitori senza documentazione o pagamenti in “nero” a terzi). Nel parere pro veritate depositato agli atti si sostiene che “è possibile giungere a qualificare (in astratto) i prelievi delle due socie della farmacia come corresponsione di stipendi più che come attribuzioni di utili”.
Il tribunale ha disatteso le tesi difensive e ha ritenuto innanzitutto opportuno rimarcare i distinti (ma nella specie pienamente convergenti) principi da assumere a fondamento della decisione.
In materia di società di persone “I diritti e gli obblighi degli amministratori sono regolati dalle norme sul mandato. Gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società per l’adempimento degli obblighi ad essi imposti dalla legge e dal contratto sociale…” (art 2260 cc). In tal senso risulta dunque indiscutibilmente riconosciuta l’autonomia del patrimonio della società da quello dei soci illimitatamente responsabili e conseguentemente un preciso obbligo dei soci-amministratori, quali gestori di un patrimonio autonomo, di dare conto della attività svolta nella amministrazione.
A fronte di tale obbligo, l’azione sociale di responsabilità viene a configurarsi come azione di inadempimento contrattuale, con conseguente distribuzione dei relativi oneri di allegazione e di prova: nella specie l’attore ha puntualmente documentato (e non risulta contestata) la diminuzione patrimoniale subita dalla società in conseguenza prima dei “prelievi soci” poi del mancato rinvenimento della “cassa” ed in relazione ad entrambe tali voci ha proposto contestazione nei confronti dei convenuti; si tratta qui di discutere della idoneità o meno delle difese svolte dalle convenute a dare conto del corretto adempimento dei doveri inerenti le funzioni ricoperte.
Si è quindi ribadito non può farsi luogo a ripartizione di somme tra soci se non per utili realmente conseguiti. Se si verifica una perdita del capitale sociale non può farsi luogo a ripartizione di utili fino a che il capitale non sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente” (art 2303 cod. civ. per la società in nome collettivo).
Muovendo da questi principi il tribunale ha osservato quanto segue.
A) “cassa”. Nessun dubbio può insorgere in ordine alla responsabilità solidale delle convenute in relazione alla mancata consegna degli importi contabilmente risultanti in “cassa” in mancanza di specifica contestazione dell’addebito proposto e più in generale di qualsivoglia giustificazione al riguardo.
B) “prelievi soci”. I prelievi contestati sono stati tutti eseguiti in presenza di costanti e crescenti perdite di esercizio, superiori all’ammontare del capitale sociale sottoscritto che hanno portato ad un crescente indebitamento fino ad una situazione di impossibilità di fare fronte alle obbligazioni assunte.
B.1) Una socia ha omesso di proporre alcuna difesa in ordine ai “prelievi” effettuati, esattamente nel momento in cui riproponeva nel presente giudizio gli addebiti rivolti all’altra socia in ordine alla percezione di utili riconosciuta come assolutamente non giustificata alla luce dell’andamento dei conti: si prendeva atto che mancava una effettiva contestazione delle domande proposte dall’attore nei suoi confronti se non in punto di sussistenza dei presupposti di una responsabilità solidale con l’altra convenuta.
B.2) Ad analoghe conclusioni il tribunale a ritenuto di dover pervenire in relazione alla posizione dell’altra socia. Le considerazioni proposte nel parere si limitano in realtà a prospettare una astratta possibilità (“è possibile giungere a qualificare, in astratto, i prelievi delle due socie della Farmacia come corresponsione di stipendi più che come attribuzioni di utili”), love, a fronte dei principi di diritto richiamati su cui il Collegio ritiene di fondare la propria decisione, sarebbe spettato alla convenuta dare conto della condotta tenuta e quindi: innanzitutto assumersi la responsabilità di rivendicare in fatto e non invece limitarsi ad evocare come mera possibilità astratta la natura retributiva delle somme percepite; conseguentemente offrire elementi a idoneo supporto della ricostruzione, anche in termini di congruità degli importi percepiti, di contro ad una pluralità di elementi obiettivi di segno contrario: mancanza di ogni riferimento in tal senso nelle scritture contabili; notevole variabilità delle somme percepite anno per anno, peraltro in proporzioni diseguali tra le socie; mancata indicazione di tali compensi in sede di dichiarazione dei redditi.
In ordine al parere espresso dal CTU ove si assume che: “i “prelievi titolare” possono anche non essere strettamente attribuibili al titolare, ma essere destinati a diversi utilizzi che non trovano riscontro nelle scritture contabili dell’azienda; sarebbe evidentemente spettato alla convenuta dedurre come fatto e non invece come mera possibilità una tale destinazione a fini sociali, indicando e documentando nominativi e causali delle diverse operazioni. Il medesimo limite di effettiva (ir)rilevanza va ravvisato più in generale in ordine all’intera impostazione dell’invocato parere del CTU. Invero nella specie il consulente non arriva naturalmente a mettere in discussione il principio di cui al menzionato art 2303 cod. civ., ma piuttosto si limita a segnalare una mera possibilità: “La voce prelievi titolare può rappresentare, anche in presenza di un risultato economico sfavorevole, un acconto su utili futuri in virtù delle aspettative di redditività prospettiche riposte dal titolare/socio dell’azienda”.
Il tribunale ha osservato che il lavoro del consulente (in conformità ad una configurazione della controversia in termini di contrasto tra gli interessi patrimoniali delle due socie e a fronte di una situazione dei conti che all’epoca, pur evidenziando perdite di gestione, non era ancora rovinosamente precipitata come chiaramente emerso nel successivo esercizio 2012), risulta orientato all’esame delle reciproche posizioni delle due socie e in tal senso attribuisce rilievo determinante, al fatto che “l’acquirente della farmacia subentra nella società consapevole della consistenza patrimoniale della stessa, comprendente anche i prelievi titolare sino a quel momento effettuati”, in relazione ai prelievi successivi, al comune ricorso alla pratica di “prelievi”, con minima differenza corrispondente alla diversa misura di partecipazione delle due socie al capitale sociale.
Nella diversa prospettiva di una azione sociale di responsabilità, il tema centrale riguarda non già l’astratta possibilità che nella gestione di una snc si faccia affidamento su utili futuri, ma piuttosto una valutazione della condotta dei soci amministratori con riferimento alla situazione concreta in cui versava la farmacia all’epoca dei prelievi. non si intende come un prudente amministratore avrebbe potuto ragionevolmente fare affidamento su utili futuri fino al punto di riscuotere “anticipi”, ma già prima pare sufficiente prendere atto che la socia al pari dell’altra socia non ha neppure provato a formulare difese.
È illegittimo poi che i soci amministratori non abbiano provveduto al recupero delle somme prelevate negli esercizi precedenti, pretendo anzi di trattenerle per sé a fronte dell’evidenziato aggravamento dello stato dei conti.
In conclusione pare di dover accogliere integralmente la domanda risarcitoria avanzata dall’attore, anche in punto di “solidarietà” tra le convenute a fronte di una comune pratica di “prelievi” dalle casse sociali.

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