Categorie approfondimento: Fallimentare
15 Maggio 2014

Prededucibilità condizionata dei crediti dopo l’istanza di concordato in bianco

Di cosa si tratta

Con l’articolo 11, co. 3-quater, del D.l. n. 145/2013, convertito dalla legge n. 9/2014 (Destinazione Italia) è stata introdotta l’ennesima modifica alla legge fallimentare, che prevede: «la disposizione di cui all’articolo 111, secondo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni, si interpreta nel senso che i crediti sorti in occasione o in funzione della procedura di concordato preventivo aperta ai sensi dell’articolo 161, sesto comma, del medesimo regio decreto n. 267 del 1942, e successive modificazioni, sono prededucibili alla condizione che la proposta, il piano e la documentazione di cui ai commi secondo e terzo siano presentati entro il termine, eventualmente prorogato, fissato dal giudice e che la procedura sia aperta ai sensi dell’articolo 163 del medesimo regio decreto, e successive modificazioni, senza soluzione di continuità rispetto alla presentazione della domanda ai sensi del citato articolo 161, sesto comma».
La norma quindi prende in considerazione i crediti che nella fase a ponte che va dal momento della presentazione dell’istanza in bianco al momento nel quale la proposta, il piano e la documentazione vengono presentati nei termini e la procedura di concordato sia stata aperta.
In pratica una domanda non seria, presentata per guadagnare tempo ad altri fini andrebbe ad indurre precarietà per coloro che si sono fidati su un seguito e che invece viene tradito, collocando i crediti sorti nel periodo come chirografari.
Insabbiare la Riforma del concordato pare essere la stessa cosa.
La norma è decisamente singolare perché pretende di essere un’interpretazione autentica di ciò che invece è una novità.
Il decreto Destinazione Italia, orientato a rendere seria la volontà di chi vuole provare a conservare l’impresa con l’utilizzo dello strumento del concordato in bianco, potrebbe di fatto portare molte imprese in crisi, che hanno possibilità di sbocchi positivi, a continuare a operare sulla base di un piano studiato con le controparti in una condizione di sicurezza per la sospensione delle azioni esecutive e aiutato dai finanziatori in quanto vi sia la possibilità della prededuzione dei loro crediti.
Quello che sembrava un obiettivo raggiunto con gli ultimi ritocchi al concordato in bianco, ora probabilmente verrà meno per questa ultima innovazione. Anche se la norma non ha avuto un adeguato vaglio tecnico tante sono le voci contro la Riformetta, che denunciano le difficoltà interpretative che derivano dalla sua portata in concreto.
La «nuova» prededuzione può portare al risultato di disincentivare la continuità aziendale a favore dell’alternativa liquidatoria; questo perché l’incertezza sull’ottenimento della prededuzione in relazione ai rapporti sorti nel periodo intermedio (dal deposito della domanda in bianco fino al decreto di ammissione alla procedura ex art. 163 L. Fall.), rischia di far ricadere su chi ha sostenuto l’impresa debitrice anche in questa fase (banche e fornitori), gli effetti pregiudizievoli prodotti dall’insuccesso dell’operazione di risanamento.
Il ministero della Giustizia aveva già espresso il proprio parere negativo sulla norma evidenziando profili di incostituzionalità, dovuti all’assenza dei presupposti di validità stabiliti dalla Corte costituzionale in relazione alle norme di interpretazione autentica.
La norma va contro le raccomandazioni della Commissione Ue che come scritto il 12 marzo 2014 prescrive «di garantire alle imprese sane in difficoltà finanziaria, ovunque siano stabilite nell’Unione, l’accesso a un quadro nazionale in materia di insolvenza che permetta loro di ristrutturarsi in una fase precoce in modo da evitare l’insolvenza, massimizzandone pertanto il valore totale per i creditori, dipendenti, proprietari e per l’economia in generale».
L’orientamento per la creazione di «un diritto fallimentare moderno che consenta alle imprese fondamentalmente sane di sopravvivere, che incoraggi gli imprenditori a prendere rischi ragionevoli e che permetta ai creditori di concedere prestiti a condizioni più favorevoli» emerge dalle linee dell’Unione che raccomandano la concessione del blocco delle azioni esecutive.
Questo non sarà ritenuto perseguibile con la precarietà ora introdotta.

(Visited 15 times, 4 visits today)