Categorie approfondimento: Fallimentare
20 Ottobre 2012

Pre-concordato: non serve per perdere tempo

Di cosa si tratta

Un cliente, arrivato a pochi giorni dalla scadenza del termine che il tribunale fallimentare gli aveva accordato per integrare la documentazione, richiesta per valutare la condizione dell’impresa, ci ha chiesto di potere disporre di un tempo maggiore per cercare una soluzione alternativa al fallimento, già richiesto dai creditori.
Il nuovo art. 161, 6° co. Legge Fallimentare aiuta coloro che abbiano intenzioni serie in relazione a salvare l’impresa in crisi e che stiano lavorando a recuperare gli elementi che possano essere idonei ad un utile prosecuzione dell’attività. Le modifiche apportate alla legge fallimentare dall’art. 33 del c.d. decreto “crescita” D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito in Legge 7 agosto 2012, n. 134, possono consentire di non pregiudicare il progetto per mancanza di tempo.
La norma dispone infatti che: “L’imprenditore può depositare il ricorso contenente la domanda di concordato unitamente ai bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, riservandosi di presentare la proposta, il piano e la documentazione … entro un termine fissato dal giudice, compreso fra sessanta e centoventi giorni e prorogabile, in presenza di giustificati motivi, di non oltre sessanta giorni”.
Nelle more della pendenza del procedimento per la dichiarazione di fallimento il termine descritto può essere accordato ma è di sessanta giorni, prorogabili in presenza di giustificati motivi, di non oltre sessanta giorni.
Le due disposizioni richiamate confermano che non sia questa la sede ove è consentito “guadagnare tempo”, ma tempo può essere dato se sia in corso un’attività seria volta a salvare anche in parte l’impresa.
Nel termine disposto dal tribunale, in alternativa al concordato, e con conservazione sino all’omologazione degli effetti prodotti dal ricorso, il debitore può depositare domanda per presentare un accordo di ristrutturazione dei debiti previsto dall’articolo 182-bis, primo comma; in mancanza si arriva al fallimento.
La domanda che ci poniamo è se questo nuovo termine serva solamente a guadagnare tempo e quali effetti in generale produca il ricorso a questo strumento.
Credo si debba dire subito che questo ricorso si debba fare quando un’impresa sia “abbastanza sana”, ma in difficoltà attuale; va anche bene per un’impresa che già si sia resa conto di quale direzione abbia preso ed abbia instaurato contatti positivi con i creditori; credo che in ogni caso non si debba trattare di un’impresa che non abbia gestito la crisi e si trovi davanti alla sezione fallimentare senza un’ipotesi di lavoro per salvarsi.
In tutti questi casi ottenere un paio di mesi in più non serve a nulla.
Nonostante sembri che il ricorso venga presentato in modo indiscriminato dopo l’entrata in vigore della Riforma (11 settembre 2012), autorevolmente il Presidente della Sezione fallimentare di Milano si è espresso perché invece se ne faccia un uso oculato.
Con le disposizioni contenute nel verbale del plenum della sezione fallimentare in data 20 settembre 2012 la sezione si è espressa perché l’istanza veda la presenza di un difensore tecnico, contrariamente a quanto deciso dal tribunale di Monza, che con analogo provvedimento del settembre afferma: “Non si reputa necessaria l’assistenza di un legale”.
Il senso dell’indicazione del tribunale di Milano è chiaramente volto a considerare il fatto che l’assistenza tecnica dovrà operare da verificatore delle condizioni per accedere alla richiesta.
Una volta effettuato il deposito del ricorso e fino al decreto con il quale si apre la procedura per il concordato, il debitore gestisce ancora l’impresa e può compiere gli atti di ordinaria amministrazione, mentre può compiere gli atti urgenti di straordinaria amministrazione in quanto sia intervenuta l’autorizzazione del tribunale, che può assumere sommarie informazioni. I crediti di terzi, fornitori od altro, eventualmente sorti per effetto degli atti legalmente compiuti dal debitore sono poi prededucibili.
Ancora il tribunale dispone degli obblighi informativi periodici, anche relativi alla gestione finanziaria dell’impresa, che il debitore deve assolvere sino alla scadenza del termine che gli è stato fissato. Se questi obblighi vengono violati il debitore fallisce.
Anche se l’istanza di termine non necessita di precise indicazioni su che cosa seguirà entro il termine e quale procedura si intenderà proporre, anche in relazione al tribunale il debitore deve essere diligente e dimostrare che la richiesta era una necessità e aveva un fondamento; proprio lo sviluppo della conoscenza della serietà dell’operato posto in essere è il presupposto dell’istanza il cui primo vaglio verrà compiuto, senza obbligo di esternazione, dal difensore tecnico che andrà a redigerla.

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