Categorie approfondimento: Fallimentare
20 Ottobre 2012

Pre-concordato: la prima giurisprudenza

Di cosa si tratta

Il nuovo art. 161, 6° co. Legge Fallimentare, introdotto dall’art. 33 del c.d. decreto “crescita” (D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito in Legge 7 agosto 2012, n. 134), che dà la possibilità di disporre di più tempo per presentare l’istanza di concordato preventivo o di accordi di ristrutturazione dei debiti, ha già dato luogo ad alcune pronunzie dall’entrata in vigore (11 settembre 2012).
I primi provvedimenti vertono principalmente sugli oneri informativi posti in capo al debitore.
Il Tribunale di Modena ha disposto che la parte ricorrente depositi mensilmente un prospetto aggiornato “delle operazioni, attive e passive, di importo unitario superiore ad € 10.000,00 effettuate o maturate nel periodo, relative alla ordinaria amministrazione nella continuazione dell’attività aziendale […] nonché degli oneri finanziari maturati nel periodo”.
Ha anche precisato che, richiamando la necessità di autorizzazione per gli atti di straordinaria amministrazione, per l’eventuale pagamento di debiti anteriori al deposito del ricorso, che ritiene atti di ordinaria amministrazione e quindi non necessitanti di una autorizzazione, tutti quegli atti che attengono “alla ordinaria gestione caratteristica aziendale”.
Il Tribunale di Pisa ha precisato che, “in base al combinato disposto dei commi 6 e 8 dell’art. 161, nuova formulazione, L.F.”, compete al Tribunale e non al Giudice delegato tanto l’assegnazione del termine quanto “la determinazione degli obblighi informativi periodici che l’imprenditore deve assolvere sino alla scadenza del termine fissato”. Il Tribunale ha interpretato come un obbligo il prevedere gli obblighi informativi (il decreto “deve contenere”). Gli obblighi sono stati individuati nel deposito in cancelleria, ogni trenta giorni, di un “riepilogo delle operazioni poste in essere e l’elenco dei crediti che ne sono sorti, con l’indicazione del nominativo del creditore e dell’importo del credito”. Ancora il provvedimento ha valutato come la dimensione della società abbia rilevanza al fine di considerare la complessità delle operazioni che vanno compiute e conseguentemente ha disposto un termine di centoventi giorni per la presentazione del piano o dell’accordo.
Il Tribunale di Mantova analogamente ha considerato che la richiesta di un termine superiore a sessanta giorni era fondata sul fatto che l’impresa doveva compiere, operando nel settore edile, la complessa operazione di ricognizione e quantificazione monetaria di una parte significativa dell’attivo costituita da attrezzature di cantiere e immobilizzazioni materiali e rimanenze finali per circa euro sei milioni; per questa ragione il termine accordato è stato di novanta giorni.
Su questo punto il giudice ha dovuto anche rendere conto del fatto che l’impresa rientrava nell’area individuata dalle misure adottate per il sisma della primavera scorsa. Di rigore ha ritenuto che la generalizzata sospensione disposta dal D.L. 6 giugno 2012, n. 74, convertito in Legge 1 agosto 2012, n. 122, non dovesse avere applicazione “osservato che una lettura sistematica e costituzionalmente orientata dell’art. 6 del D.L. impone che la deroga prevista al primo comma citato – che consente la trattazione di particolari controversie ed in genere di quelle in cui la ritardata trattazione potrebbe determinare un pregiudizio alle parti per i processi pendenti al 20 maggio 2012 – trovi applicazione in tutte le ipotesi previste nei vari commi del medesimo articolo, attesa la disparità di trattamento che viceversa si verificherebbe in fattispecie del tutto analoghe” e “valutata l’urgenza di trattare le procedure di concordato preventivo, in considerazione della loro natura e del pregiudizio che potrebbe derivare all’imprenditore ed ai suoi creditori da un ritardo di mesi nella prosecuzione del procedimento, dichiara l’urgenza nella trattazione del procedimento e concede … termine di giorni novanta decorrenti dal deposito del presente provvedimento…”.
Su quest’ultimo punto il provvedimento è interessante nell’avvalorare le conclusioni dell’altro nostro articolo nel sito che afferma la necessaria serietà nella scelta di presentare la domanda di concordato “in bianco” (Pre-concordato: non serve per perdere tempo).
In ordine alle misure da disporre da parte del tribunale per gli obblighi informativi desideriamo richiamare quanto contenuto nel verbale della riunione del 20 settembre 2012 del tribunale di Milano.
Ritiene il tribunale che sia stato lasciato ampio potere per fissare sia la periodicità, che il contenuto degli obblighi informativi, che potranno quindi spaziare dalla periodica predisposizione di relazioni informative di contenuto più o meno analitico, a report di carattere più specifico (sulle operazioni industriali compiute, su quelle finanziarie, ecc.).
Realisticamente si osserva che il tribunale non dispone di un “organo tecnico in grado di seguire l’andamento dell’impresa nelle more” e per il Tribunale non è possibile valutare criticamente la documentazione che venisse presentata.
Se poi la presentazione dei documenti non avvenisse, nulla è disposto, visto che “la nuova disposizione sanziona espressamente con l’inammissibilità della domanda il mancato adempimento degli obblighi informativi, ma non chiarisce affatto se, ed in che modo, il Tribunale possa sanzionare l’imprenditore che, pur adempiendo formalmente a tali obblighi, risulti dalla stessa documentazione che abbia periodicamente prodotto che è rimasto, ad esempio, del tutto inerte ai fini della predisposizione del piano, o abbia posto in essere atti di dispersione o erosione patrimoniale, se non anche atti distrattivi. Stando alla ratio della disposizione è tuttavia ragionevole ritenere che anche in tali casi il Tribunale abbia il potere di convocare il debitore in camera di consiglio per disporre un’eventuale abbreviazione del termine già concesso, o per la dichiarazione di sopravvenuta inammissibilità della domanda con conseguente fallimento dell’impresa.
“Il Tribunale consiglia di imporre obblighi d’informativa periodica solo quando
– si tratti di concordati preventivi di grande rilievo o
– negli altri casi, quando siano fatte richieste particolari (finanziamenti, pagamenti, atti di straordinaria amministrazione ecc.) e
– soprattutto se si tratti di concordati in continuità o di concordati che intervengono senza la previa pendenza di un’istanza di fallimento in cui il debitore sia stato già sentito dando contezza della sua situazione patrimoniale e finanziaria”.
Fuori dai casi elencati il tribunale non ritiene opportuno di adottare provvedimenti molto impegnativi per evitare un aggravio eccessivo di lavoro sulla Sezione (“tenuto conto che già vi è una marea di domande di preconcordato e che esse aumenteranno sempre più”) che si rivelerebbe quasi sempre ultroneo, tenuto conto della difficoltà di monitorare effettivamente le imprese sottoposte a controllo.
Quando poi le informative vengono imposte, devono essere redatte nella forma di brevi atti esplicativi che (solo) i legali dovranno stilare descrivendo sinteticamente le attività medio tempore compiute dal debitore e allegando solo documentazione di carattere riassuntivo (elenco pagamenti superiori ad una certa soglia, elenco degli atti negoziali di rilievo ecc.).
Ci pare molto realistico l’atteggiamento del tribunale anche in considerazione del fatto che il termine non è oggettivamente molto lungo e può diventare maggiore solamente in certi casi ben giustificati. Il legislatore fa velocemente le norme ma non considera in molti casi che cosa poi comportino in fatto.
Da ultimo aggiungiamo quanto disposto dal Tribunale di Monza in data 16 ottobre 2012, che dispone in ordine agli obblighi informativi: “che il richiedente informi il tribunale con cadenza mensile, e sino alla scadenza del termine originariamente assegnato o prorogato sulle: a) operazioni incidenti sull’attivo come, per esempio, dismissioni di beni, cessioni di credito, pagamenti; b) operazioni commerciali, con particolare riferimento all’acquisizione di nuovi ordini e all’andamento del fatturato; c) operazioni incidenti sul passivo quali la richiesta di nuovi finanziamenti, la loro destinazione, nonché la percentuale di utilizzo, la costituzione di garanzie reali o personali; la notifica di azioni passive di accertamento o di condanna e in ogni caso il modificarsi della situazione finanziaria”.

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