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20 Marzo 2020

Postergazione al chirografaro del finanziamento del socio

In tema di insinuazione allo stato passivo di un fallimento, il credito derivante dal finanziamento alla società poi fallita in qualunque forma effettuato dal socio, in una situazione finanziaria in cui sarebbe stato ragionevole un conferimento ai sensi dell’art. 2467 c.c., va ammesso al concorso con un rango postergato non essendo equiparabile ad un credito chirografario (Cass. civ. Sez. I, Ord., 31 luglio 2019, n. 20649).
L’insinuazione al passivo era stata respinta con la qualità di credito chirografario con decreto del Tribunale che aveva accolto l’opposizione ex art. 98 L. Fall. proposta da un socio creditore avverso il decreto con cui il Giudice Delegato del Tribunale aveva rigettato la sua domanda di insinuazione al passivo in privilegio ex art. 2751 bis c.c., n. 1 ed ex art. 2751 bis c.c., n. 2.
Il credito vantato dall’opponente, per avere lo stesso, in qualità di socia, provveduto al pagamento dei professionisti della società poi fallita (su richiesta di quest’ultima), era stato ammesso, essendosi perfezionata la fattispecie della surroga legale a norma dell’art. 1203 c.c., n. 1 e avverso il decreto era stato proposto ricorso per cassazione.
Il ricorrente lamentava che il Tribunale è incorso in una violazione di legge nel ritenere perfezionata la fattispecie della surrogazione legale, ed affermando che il pagamento da parte della ricorrente dei debiti dei professionisti era avvenuto su richiesta della società, non potendo comunque il socio che ha conferito capitale o erogato un finanziamento postergato essere considerato in senso stretto un “creditore chirografario” ai fini dell’art. 1203 c.c., n. 1.
Lamenta, inoltre, il fallimento che si è in presenza di un finanziamento erogato dal socio, ma onerato dal vincolo della postergazione ex art. 2467 c.c., in quanto la pretesa creditrice aveva eseguito i pagamenti a favore dei professionisti in un momento in cui la società si trovava in una difficile situazione finanziaria.
Il finanziamento erogato dal socio sotto forma di pagamenti di debiti sociali deve essere equiparato al versamento in conto capitale e come tale ritenuto irripetibile se non dopo il completo soddisfacimento degli altri creditori.
Lo stesso decreto impugnato aveva evidenziato che la creditrice aveva pagato il debito che quest’ultima aveva nei confronti dei professionisti in una situazione di difficoltà finanziaria in cui versava la società, ventilando che le particolari modalità con cui l’operazione di pagamento era stata perfezionata lasciassero presagire una consapevolezza di precostituzione di titolo in vista del fallimento.
Va condivisa la prospettazione del fallimento secondo cui il pagamento eseguito dalla controricorrente di un debito della società poi fallita, su richiesta di quest’ultima, rientra tra i finanziamenti “in qualsiasi forma effettuati”, e comprensivi anche di quelli indiretti, concessi dal socio in una situazione finanziaria nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento, soggetto al regime della postergazione a norma dell’art. 2467 c.c., comma 2, che consente la restituzione di tali finanziamenti ai soci solo dopo che siano stati integralmente soddisfatti tutti gli altri creditori (sul tema nel sito: “Finanziamento soci: art. 2467 cod. civ., la postergazione”).
Era stato già statuito dalla Cassazione che l’art. 2467 c.c. è stato introdotto allo scopo di affermare il principio di corretto finanziamento delle imprese, la cui violazione comporta la riqualificazione del “prestito” in “prestito postergato” rispetto alla soddisfazione degli altri creditori (Cass. n. 16393/2007). E’ evidente che la socia, nel predisporre la convenzione con la società con modalità tali da farla rientrare nella fattispecie di surroga legale di cui all’art. 1203 c.c., n. 1, abbia inteso eludere il regime di postergazione di cui all’art. 2467 c.c., ottenendo l’ammissione in privilegio di un credito che avrebbe dovuto essere postergato.
Il fallimento ha contestato ed ha avuto riconoscimento che la qualificazione del decreto impugnato ha attribuito al socio quale “creditore chirografario” non è suscettibile di potersi surrogare a norma dell’art. 1203 c.c., n. 1.
La Corte ha già affermato, in tema di suddivisione dei creditori in classi nell’ambito della domanda di ammissione del debitore alla procedura di concordato, che i crediti di rimborso dei soci per finanziamenti alla società (in quanto postergati rispetto al soddisfacimento degli altri creditori, se i finanziamenti sono stati effettuati verso una società in eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto o in una situazione che avrebbe giustificato un conferimento, ai sensi dell’art. 2467 c.c., comma 2) non possono essere inseriti in un piano di cui facciano parte anche altri creditori chirografari, violando la collocazione la necessaria omogeneità degli interessi economici come previsto dall’art. 160, comma 1, lett. c) Legge Fall., con cui vanno formate le classi (Cass. 4 febbraio 2009,n. 2706). I soci i cui crediti sono assoggettati al regime di postergazione dell’art. 2467 c.c., non possono essere ritenuti dei creditori chirografari, non concorrendo il loro credito con quello degli altri creditori (non muniti di cause di prelazione) in proporzione all’ammontare dei crediti, essendo, viceversa, la loro soddisfazione sempre posposta a quella integrale degli altri creditori.

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