Categorie approfondimento: Assicurazioni
3 Giugno 2014

Polizza assicurativa “claim made”

Di cosa si tratta

Ci siamo già occupati della clausola c.d. “Claim made” in materia assicurativa, fondando le conclusioni su una sentenza del Tribunale di Milano (18 marzo 2010, n. 3527, nel sito: “Claim made: validità“). È ora intervenuta una pronuncia che non cade sulla stessa fattispecie, ma che richiede un approfondimento di esame (Cassazione, 17 febbraio 2014, n. 3622).
La Cassazione si è occupata di un caso di denuncia di sinistro durante la validità della polizza per la responsabilità di un fatto occorso prima della stipulazione, dichiarandone la validità. Il tribunale di Milano invece si era occupato di una denuncia successiva alla scadenza della polizza per un fatto occorso durante la sua validità e ugualmente ha ritenuto la validità del patto, cioè l’esclusione dalla garanzia.
La Cassazione non ha potuto pronunciarsi sulla diversa ipotesi non essendo oggetto del giudizio; ha però espresso perplessità sulla conclusione milanese; scrive infatti: “la clausola potrebbe effettivamente porre problemi di validità, venendo a mancare, in danno dell’assicurato, il rapporto di corrispettività tra il pagamento del premio e il diritto all’indennizzo, per il solo fatto che la domanda risarcitoria viene proposta dopo lo scioglimento del contratto, come frequentemente avviene”. Siamo al momento sprovvisti di una adeguata giurisprudenza su questo caso.
Nel caso di denunzia per fatto antecedente il contratto la Cassazione ha ritenuto la validità del patto e “non può ritenersi nulla per inesistenza del rischio in quanto l’alea riguarda i comportamenti passati non nella sua materialità, ma nella consapevolezza da parte dell’assicurato, che si ha solo al momento della richiesta risarcitoria”.
Il giudice remittente aveva ritenuto che “l’alea coperta deve riguardare un evento futuro ed incerto; non un evento già verificatosi prima della conclusione del contratto, e che nella specie non risulta essere stata pattuita alcuna deroga al principio di cui all’art. 1917 cod. civ.”.
La Corte ha ritenuto la validità con il richiamo a precedente giurisprudenza sulla base del principio per cui le parti, nell’esercizio della loro autonomia contrattuale, possono derogare alle caratteristiche del tipo negoziale, in forza dell’affermazione per cui i contratti di assicurazione che contengono le clausole claim made non rientrano nella fattispecie tipica di cui all’art. 1917 cod. civ., ma configurano contratti atipici, meritevoli di tutela ex art. 1322 cod. civ. (Cass. civ. 3°, 25 marzo 2005, n. 5624).
La clausola configura uno sfasamento tra prestazione dell’assicuratore e controprestazione dell’assicurato, nel senso di coprire comportamenti anche antecedenti la conclusione del contratto, quando la domanda di risarcimento sia successiva, tanto quanto possono non essere risarciti danni che si siano prodotti prima e contestati dopo la validità del contratto.
La Corte contesta al giudice remittente che il presupposto della sua affermazione sia implicito nel ritenere che debba essere l’alea l’elemento essenziale del contratto e la sua mancanza produrrebbe la nullità del contratto, nonché le disposizioni che prevendono la modifica degli effetti del contratto nei casi di variazioni dei rischi. Ritiene invece la Corte che non si tratti di inesistenza del rischio perché l’alea esiste pur se di natura e consistenza diverse.
Aggiunge che questa estensione rappresenta una scelta dell’assicuratore che compie una consapevole valutazione e limita i rischi con altre disposizioni.
L’alea di comportamenti già tenuti è letta come consapevolezza dell’assicurato del loro carattere colposo e della loro idoneità di produrre danno a terzi, con la consapevolezza anche dell’assicuratore che non ogni evento del tipo è poi oggetto di richiesta risarcitoria.
Altro rilievo è dato dal fatto che la clausola è inserita nelle condizioni generali di contratto che porta a ritenere la remuneratività del contratto commisurata alla copertura anche di questi rischi. Si tratta di clausole che sono favorevoli all’assicurato e non viene in considerazione il divieto di deroghe alla disciplina ordinaria di cui all’art. 1932 cod. civ..
Riteniamo ancora attuale il consiglio già espresso nell’antecedente articolo: “Il consiglio che ne discende, per chi non fosse ancora assicurato e all’inizio dell’attività e per qualche anno dopo, è quello di usare una “claims made” pura, senza limitazioni per il periodo antecedente l’assicurazione, in sede di conclusione del nuovo contratto e proseguire con analogo tipo; mentre quando ci si avvicina al momento nel quale si intende cessare l’attività, per stare sicuri su riprese di responsabilità antecedenti optare per un’assicurazione “loss occurrence”, risparmiando denaro per il premio ed estendendo la copertura all’attività antecedente che si è cessata, stando tranquilli”.

(Visited 24 times, 3 visits today)