Categorie approfondimento: Lavoro
30 Novembre 2009

PMI. Patto di solidarietà: strumento per ridurre i licenziamenti

Di cosa si tratta

A seguito della modifica introdotta dalla legge n. 33/2009 del 9 aprile 2009 le imprese che non rientrano nel campo di applicazione della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria possono ricorre al contratto di solidarietà per evitare o ridurre la necessità di procedere a licenziamenti nel corso della procedura di mobilità sia per evitare licenziamenti plurimi individuali per giustificato motivo oggettivo per riduzione del personale.
Il “Patto di solidarietà” consente di modificare il quantitativo orario delle prestazioni del lavoratore e lo Stato contribuisce in misura pari alla metà della retribuzione persa per effetto della riduzione di orario, importo che viene diviso a metà tra lavoratore e datore di lavoro.
Per arrivare ad applicare questo contratto è necessario che esista l’accordo sindacale sottoscritto dalle associazioni maggiormente rappresentative, con l’avvertenza che per le imprese con più di quindici addetti assunti deve essere avviata la procedura di mobilità prevista dalla legge n. 223/1991.
Il patto di solidarietà è un contratto stipulato dall’azienda e dalle parti sociali. La sua ragione è quella di “lavorare meno per lavorare tutti”, si tratta di una riduzione dell’orario di lavoro prestato dal singolo lavoratore. Nel momento della scelta si tratta anche di decidere come effettuare questa riduzione dell’orario di lavoro. La riduzione (come se si trattasse di un part-time) può essere su base verticale o su base orizzontale (una percentuale di ore in meno al giorno, a settimana o al mese).
Sul tema è intervenuta la Nota del Ministero del Lavoro del 3 novembre 2009, n. 22114 sui Contratti di solidarietà difensivi ex art. 5, comma 5, della legge 236/1993.
Recita questa che: l’art. 5, comma 5, del decreto-legge n. 148/1993, convertito con legge n. 236/1993, così come recentemente modificato dall’art. 7-ter, comma 9, lettera d) della legge n. 33 del 9 aprile 2009, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, recante misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi, prevede che alle imprese che non rientrano nel campo di applicazione del trattamento di integrazione salariale e che, “al fine di evitare o ridurre le eccedenze di personale, nel corso della procedura di mobilità di cui all’art. 24 della legge n. 223/1991 o al fine di evitare licenziamenti plurimi individuali per giustificato motivo oggettivo”, stipulano contratti di solidarietà, viene corrisposto, per un periodo massimo di due anni, un contributo pari alla metà del monte ore retributivo da esse non dovuto a seguito della riduzione di orario.
In seguito al recente intervento del legislatore (art. 7-ter, comma 9, lettera d), della legge n. 33/2009), con cui si è integrato il dettato originale del comma 5 dell’art. 5 della legge n. 236/1993, è dunque possibile stipulare contratti di solidarietà anche “al fine di evitare licenziamenti plurimi individuali per giustificato motivo oggettivo”.
Con tale ultima disposizione, quindi, si è inteso estendere la platea dei possibili fruitori di tale strumento di ammortizzazione sociale, garantendo la possibilità di stipulare i contratti di solidarietà anche ad imprese con meno di 15 dipendenti, fino ad ora escluse non potendo attivare la procedura di mobilità di cui all’art. 24 della legge n. 223/1991.
In tale caso, ovvero imprese o datori di lavoro con meno di 15 dipendenti, le aziende devono allegare all’istanza un accordo sindacale stipulato con le associazioni maggiormente rappresentative nel quale si evince il ricorso alla solidarietà al fine di evitare licenziamenti plurimi individuali. Resta fermo l’obbligo di aprire la procedure di mobilità ex art. 24 della legge n. 223/1991 per le imprese che occupano più di quindici dipendenti.
La differenze fra questo tipo di accordo e la ‘cassa integrazione’ sono rappresentate dal fatto che il primo non comporta l’arresto dell’attività delle fabbriche e il lavoro procede in maniera continuativa e non si crea alcun tipo di disservizio, a vantaggio anche dei clienti; ma l’aspetto più importante è che il patto risparmia ai lavoratori una forte riduzione del proprio stipendio. La cassa integrazione infatti ha un tetto molto limitato e invece con questo sistema la mancata retribuzione per le minori ore lavorate viene coperto dall’Inps.
Dal punto di vista aziendale il patto di solidarietà permette anche di perseguire la continuità produttiva e di ricerca per l’innovazione conservando un livello di efficienza. Rappresenta insomma una scelta corretta di bilanciamento imprenditoriale nei confronti delle persone. Si deve seguire l’andamento dei mercati con la consapevolezza che le regole di prima non torneranno. Il contratto dà un assetto di medio periodo che può consentire uno spazio di tempo per valutare quelle che saranno le scelte future. ».

(Visited 11 times, 4 visits today)