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25 Luglio 2017

Pignoramento presso terzi di un credito inesigibile o condizionato

La Corte di Cassazione ha recentemente risolto una contestazione avente a oggetto il pignoramento presso terzi di un credito inesigibile o condizionato, o meglio l’espropriabilità di un credito anche nel caso che sia in quel momento inesigibile o condizionato.
La possibilità della sua espropriazione non è impedita dalla condizione richiamata e può essere oggetto di positivo accertamento nel giudizio di cui all’art. 548 cod. proc. civ. e di assegnazione a favore del procedente pur con il limite derivante dalle eventuali condizioni per la sua eseguibilità, che però potranno avere rilievo esclusivamente nell’ipotesi il cui il creditore assegnatario dovesse porre in esecuzione l’ordinanza di assegnazione (Cass. civ. 9 maggio 2017, n. 15607).
Per la Corte i crediti possono essere oggetto di esecuzione anche se siano non esigibili, condizionati od anche eventuali, con il solo limite delle loro ricongiungibilità ad un rapporto giuridico identificato e già esistente.
Questa condizione del credito può rischiare di porre molte problematiche per la sua attualizzazione e riscossione in concreto, ma queste difficoltà che li caratterizzano non possono impedirne l’esercizio che è a rischio del procedente e che dipende dall’esito di elementi terzi rispetto a lui e alla sua attività.
In un giudizio che è ancora in corso avanti il Tribunale di Vercelli, ma per il quale è stato adottato un provvedimento reiettivo della sospensione dell’efficacia dell’assegnazione con opposizione in sede di esecuzione, il giudice ha ritenuto, esistendo la dichiarazione del terzo negativa sul credito, che invece va ammesso il pignoramento che aveva individuato come pignorabile il credito che deriva dall’essere l’esecutato titolare di una quota del 10% di una Società in accomandata semplice con diritto a percepirne gli utili.
Non cadendo l’esecuzione sulla quota il Giudice dell’esecuzione ha ritenuto di riconoscere che il procedente ha diritto di eseguire sulla parte degli utili dell’esercizio appena chiuso, ma non ancora rendicontato. Pur con un bilancio ancora non confezionato, ma essendo con termine antecedente per il suo deposito e con udienza per la dichiarazione del terzo successiva ad esso, ha ritenuto di respingere la richiesta di sospensione non avendo rilevato un fumus boni iuris (Trib. Vercelli, ord. 2 marzo 2017, Got Dr.ssa Cristina Frese).

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