Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
20 Marzo 2010

Pignoramento presso terzi: la nuova tassazione

Di cosa si tratta

Con Provvedimento del 3 marzo 2010 n. 34755 l’Agenzia Entrate) ha adottato ed illustrato gli adempimenti che derivano dall’esecuzione degli obblighi che scaturiscono da un pignoramento eseguito non nei confronti direttamente del debitore, ma nei confronti di terzi.
Chiariamo; il pignoramento presso terzi è un modo di aggredire i beni del debitore; quando è noto che il debitore ha od occulta i suoi beni presso altri soggetti, si usa questo strumento per avere dal debitore del debitore direttamente attribuito quanto spetta al creditore.
I casi più ricorrenti di impiego sono i pignoramenti presso il datore di lavoro del debitore o presso le banche, nel primo caso con l’effetto di percepire poi a rate mensili la quota pignorata (il c.d. quinto dello stipendio) e nel secondo, se si ha fortuna, con vedersi attribuita quota del capitale giacente presso l’istituto.
La novità introdotta consiste nell’applicazione della ritenuta, disposta dall’art. 15, comma 2, del DL 1 luglio del 2009, n. 78, che ha integrato la disposizione contenuta nell’articolo 21, comma 15, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, che stabiliva che “Le disposizioni in materia di ritenute alla fonte previste nel titolo III del DPR 29 settembre 1973, n. 600 e successive modificazioni, nonché l’art. 11, commi 5, 6, e 9 della legge 30 dicembre 1991, n. 413, devono intendersi applicabili anche nel caso in cui il pagamento sia eseguito mediante pignoramento anche presso terzi in base ad ordinanza di assegnazione, qualora il credito sia riferito a somme per le quali, ai sensi delle predette disposizioni, deve essere operata una ritenuta alla fonte” ed aggiungendo ora il seguente periodo: “In quest’ultima ipotesi, in caso di pagamento eseguito mediante pignoramento presso terzi, questi ultimi, se rivestono la qualifica di sostituti d’imposta ai sensi dell’art. 23 e seguenti del DPR 29 settembre 1973, n. 600, devono operare all’atto del pagamento delle somme la ritenuta d’acconto nella misura del 20%, secondo modalità stabilite con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate”.
Si applicano dal 3 marzo 2010 le disposizioni dettate dall’Agenzia delle Entrate in caso di pagamento eseguito con pignoramento presso terzi in veste di sostituti d’imposta, terzi erogatori delle somme, dei creditori pignoratizi e dei debitori, in attuazione del disposto del D.L. n. 78/2009.
In linea con la norma che affida al terzo l’effettuazione della ritenuta d’acconto del 20%, il provvedimento assegna al creditore pignoratizio la tassazione definitiva delle somme, anche se si tratta di redditi soggetti a tassazione separata, a ritenuta a titolo d’imposta o a imposta sostitutiva.
Nella sostanza il terzo, ove rivesta la qualifica di sostituto di imposta ai sensi degli articoli 23 e seguenti del DPR 29 settembre 1973, n. 600, come per esempio il datore di lavoro, opera all’atto del pagamento una ritenuta del 20 per cento a titolo di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta dal creditore pignoratizio.
Il terzo non effettua la ritenuta se è a conoscenza che il credito è riferibile a somme o valori diversi da quelli assoggettabili a ritenuta alla fonte ai sensi delle disposizioni contenute nel titolo III del DPR 29 settembre 1973, n. 600 e successive modificazioni e integrazioni, nell’art. 11, commi 5, 6 e 7, della L- 30 dicembre 1991, n. 413 nonché nell’articolo 33, comma 4, del DPR 4 febbraio 1988, n. 42.
Il terzo deve poi effettuare a fronte dei pagamenti eseguiti i seguenti adempimenti:
a) versare la ritenuta operata ai sensi dell’articolo 1 utilizzando l’apposito codice tributo;
b) comunicare al debitore l’ammontare delle somme erogate al creditore pignoratizio, nonché le ritenute effettuate;
c) certificare al creditore pignoratizio l’ammontare delle somme erogate e delle ritenute effettuate entro i termini previsti dall’articolo 4, comma 6-quater del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322;
d) indicare nella dichiarazione dei sostituti d’imposta di cui all’art. 4, comma 1, del DPR 22 luglio 1998, n. 322, i dati relativi al debitore e al creditore pignoratizio, nonché le somme erogate e le ritenute effettuate. L’adempimento deve essere effettuato anche se non sono state operate ritenute.
Il creditore pignoratizio è tenuto a indicare i redditi percepiti e le ritenute subite nella dichiarazione dei redditi anche se si tratta di redditi soggetti a tassazione separata, a ritenuta a titolo d’imposta o a imposta sostitutiva.
Il debitore tenuto alla presentazione della dichiarazione di cui all’art. 4, comma 1, del DPR 22 luglio 1998, n. 322, deve indicare i dati relativi al creditore pignoratizio e alla natura delle somme oggetto del debito. Il debitore non è tenuto ad effettuare le operazioni di conguaglio, di cui agli artt. 23, 24 e 29, del DPR 29 settembre 1973, n. 600, in relazione alle somme corrisposte dal terzo erogatore.
Il provvedimento, nello spirito della norma che prevede in capo al terzo erogatore l’effettuazione di una ritenuta a titolo d’acconto nella misura del 20%, pone la tassazione definitiva delle somme in capo al creditore, anche nel caso in cui le somme erogate configurano redditi soggetti a tassazione separata, redditi soggetti a ritenuta a titolo d’imposta o a imposta sostitutiva, e, al fine di consentire le operazioni di controllo da parte dell’amministrazione finanziaria, prevede a carico dei soggetti interessati determinati adempimenti di certificazione, comunicazione e dichiarazione. Tenuto conto che la tassazione definitiva è operata dal creditore pignoratizio, anche nell’ipotesi in cui le somme oggetto del debito abbiano natura di reddito di lavoro dipendente o assimilato, il debitore non è tenuto ad effettuare le operazioni di conguaglio.

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