16 Giugno 2018

Pignoramento di bene immobile nel fondo patrimoniale

I beni conferiti nel fondo patrimoniale possono essere aggrediti nei limiti di quanto disposto dall’art. 170 cod. civ.: “L’esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può avere luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia”.
Il senso della disposizione consiste nel precisare la destinazione particolare dei beni del fondo patrimoniale e viene accentuata la natura del fondo, costituito per far fronte ai bisogni della famiglia e sul quale non potrà aversi esecuzione forzata se non per i debiti contratti per le esigenze connesse al nucleo familiare, in tal modo conosciute dal creditore (altrimenti i debiti contratti per scopi estranei ai bisogni familiari restano ineseguibili con la conoscenza della circostanza da parte del creditore).
L’ordinanza della Cassazione civile, sez. VI, 11 aprile 2018, n. 8881, è intervenuta avverso sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva risolto la questione ricavando l’impignorabilità dal solo fatto che il fondo fosse stato ancora costituito ancora nel 1992.
Decisamente una decisione semplicistica, ingiustificata ed errata in diritto in particolare perché non era stata in alcun modo affrontata la questione dell’estraneità ai “bisogni della famiglia” dei debiti tributari che legittimano l’iscrizione ipotecaria, né quella della conoscenza della circostanza da parte dell’Agente della riscossione, né quella dell’onere probatorio sulla circostanza che gravava sul contribuente ed essendo in merito irrilevante la riferibilità dei debiti medesimi all’esercizio di un’impresa.
La CTR, pur ammettendo l’iscrivibilità dell’ipoteca fiscale su beni costituiti in fondo patrimoniale ex artt. 167 c.c. e segg., tuttavia si è limitata ad escluderne la legittimità per il solo fatto che il fondo fosse stato costituito nel 1992, senza spiegare la ragione giuridica del convincimento e non essendo percepibile dal tenore della pronuncia. Questo già costituisce motivo di illegittimità della pronuncia, secondo il principio di diritto che “La motivazione è solo apparente, e la sentenza è nulla perché affetta da errore di procedura, quando non renda comprensibile il fondamento della decisione, in quanto reca argomentazioni inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento e non potendosi lasciare all’interprete il compito di integrarla con ipotetiche congetture”.
In tema di riscossione coattiva delle imposte, l’iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall’art. 170 cod. civ., sicché è legittima solo se l’obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l’estraneità a tali bisogni, circostanze che non possono ritenersi dimostrate, né escluse, per il fatto dell’insorgenza del debito nell’esercizio di impresa.
Anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale può ritenersi contratto per soddisfare tale finalità, dovendosi accertare che l’obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari ovvero per il potenziamento della capacità lavorativa, e non per esigenze di altra natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi. Grava infatti sul debitore che intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale l’onere di provare l’estraneità del debito alle esigenze familiari e la consapevolezza del creditore.
L’Agente della riscossione aveva denunciato la violazione di varie disposizioni legislative ed il vizio di motivazione radicale, poiché la Commissione tributaria regionale, pur ammettendo l’iscrivibilità dell’ipoteca per crediti tributari su beni costituiti in fondo patrimoniale, ne ha escluso la legittimità perché il fondo de quo era stato istituito in periodo ben risalente addirittura al 1992.
Per il fondo patrimoniale il criterio identificativo dei debiti per i quali si può procedere all’esecuzione sui beni va trovato non nella natura dell’obbligazione, ma nella relazione tra il fatto generatore e i bisogni della famiglia e anche un debito di natura tributaria, sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale, può ritenersi contratto per soddisfare tale finalità, fermo restando che non può dirsi sussistente per il solo fatto che il debito derivi dall’attività professionale o d’impresa del coniuge, “dovendosi accertare che l’obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari ovvero per il potenziamento della capacità lavorativa”.

(Visited 1 times, 4 visits today)