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4 Giugno 2016

Il pegno mobiliare non possessorio

Di cosa si tratta

Con il decreto legge 3 maggio 2016 n. 59, il legislatore ha introdotto una nuova tipologia di pegno “non possessorio”, cioè che non postula il possesso del bene mobile da parte del creditore. Si ricorda, infatti, che la regola generale in tema dii pegno (art. 2786 cod. civ.) prevede che esso si costituisca “con la consegna al creditore della cosa o del documento che conferisce l’esclusiva disponibilità della cosa”.
Il pegno non possessorio consente invece di dare in garanzia un bene mobile specifico, senza tuttavia privare il debitore della disponibilità del bene e della conseguente possibilità di utilizzarlo ai fini di impresa. Si tratta quindi di una forma semplificata o “agevolata” di pegno, volta a diffonderne l’utilizzo. Tale possibilità, tuttavia, è riservata agli imprenditori iscritti nel registro delle imprese.
In particolare stabilisce l’art. 1, comma 1, che gli imprenditori possono costituire un pegno non possessorio per garantire i crediti loro concessi, presenti o futuri, se determinati o determinabili e con la previsione dell’importo massimo garantito, inerenti all’esercizio dell’impresa.
Il pegno non possessorio può essere costituito solo su beni mobili destinati all’esercizio dell’impresa, a esclusione dei beni mobili registrati.
I beni mobili possono essere esistenti o futuri, determinati o determinabili anche mediante riferimento a una o piu’ categorie merceologiche o a un valore complessivo e quindi la costituzione del pegno può essere funzionale all’ottenimento di credito per la produzione del bene stesso oggetto di pegno.
Il fatto che il bene rimanga nella disponibilità del debitore comporta che, ove non sia diversamente disposto nel contratto, il debitore o il terzo concedente il pegno è autorizzato a trasformare e anche ad alienare o comunque a disporre dei beni gravati da pegno. In tali casi il pegno si trasferisce, rispettivamente, al prodotto risultante dalla trasformazione, al corrispettivo della cessione del bene gravato o al bene sostitutivo acquistato con tale corrispettivo.
Per costituire un pegno non possessorio è necessario stipulare, a pena di nullità, un contratto con indicazione del creditore, del debitore e dell’eventuale terzo concedente il pegno, la descrizione del bene dato in garanzia, del credito garantito e l’indicazione dell’importo massimo garantito.
Il pegno si costituisce formalmente con l’iscrizione in un registro informatizzato costituito presso l’Agenzia delle entrate e denominato «Registro dei pegni non possessori»; con l’iscrizione il pegno prende grado e diventa opponibile ai terzi e nelle procedure concorsuali.
L’iscrizione ha una durata di dieci anni, rinnovabile. La cancellazione della iscrizione può essere richiesta di comune accordo da creditore pignoratizio e datore del pegno o domandata giudizialmente.
Il pegno non possessorio, tuttavia, anche se anteriormente costituito ed iscritto, non è opponibile a chi abbia finanziato l’acquisto di un bene determinato che sia destinato all’esercizio dell’impresa e sia garantito da riserva della proprietà sul bene medesimo o da un pegno anche non possessorio, a condizione che il pegno non possessorio sia iscritto nel registro e che al momento della sua iscrizione il creditore ne informi i titolari di pegno non possessorio iscritto anteriormente.
Al verificarsi di un evento che determina l’escussione del pegno, il creditore, previo avviso scritto al datore della garanzia e agli eventuali titolari di un pegno non possessorio trascritto successivamente, ha facoltà di procedere:
a) alla vendita dei beni oggetto del pegno trattenendo il corrispettivo a soddisfacimento del credito fino a concorrenza della somma garantita, restituendo l’eventuale eccedenza; la vendita è effettuata dal creditore “tramite procedure competitive anche avvalendosi di soggetti specializzati, sulla base di stime effettuate, salvo il caso di beni di non apprezzabile valore, da parte di operatori esperti”. L’operatore esperto è nominato di comune accordo tra le parti o, in mancanza, è designato dal giudice;
b) alla escussione dei crediti oggetto di pegno fino a concorrenza della somma garantita;
c) ove previsto nel contratto di pegno e iscritto nel registro delle imprese, alla locazione del bene oggetto del pegno imputando i canoni a soddisfacimento del proprio credito fino a concorrenza della somma garantita;
d) ove previsto nel contratto di pegno e iscritto nel registro delle imprese, all’appropriazione dei beni oggetto del pegno fino a concorrenza della somma garantita, a condizione che il contratto preveda anticipatamente i criteri e le modalità di valutazione del valore del bene oggetto di pegno e dell’obbligazione garantita; il creditore pignoratizio comunica immediatamente per iscritto al datore della garanzia il valore attribuito al bene ai fini dell’appropriazione.
Se il debitore dovesse fallire, il creditore può procedere con le modalità sopra elencate solo dopo che il suo credito è stato ammesso al passivo con prelazione. Agli effetti delle revocatorie in sede fallimentare, infine, il pegno non possessorio è equiparato al pegno: pertanto, ai sensi dell’art. 67, comma I, nn. 3) e 4) L. Fall. potranno essere oggetto di revocatoria i pegni costituiti nell’anno antecedente la dichiarazione di fallimento per debiti preesistenti non scaduti, nonché i pegni costituiti nei sei mesi antecedenti il fallimento relativi a debiti scaduti.

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