Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
15 Dicembre 2006

Le passività dell’azienda trasferita

Di cosa si tratta

Il regime codicistico (art. 2560 cod. civ.) degli effetti nei confronti dei creditori della cessione di un azienda è apparentemente semplice.
La norma dispone: “L’alienante non è liberato dai debiti inerenti all’esercizio dell’azienda ceduta anteriori al trasferimento, se non risulta che i creditori vi hanno acconsentito. Nel trasferimento di un’azienda commerciale risponde dei debiti suddetti anche l’acquirente dell’azienda, se essi risultano dai libri contabili obbligatori”.
Visto dal punto di vista del cedente l’azienda, questi non si libera con la cessione dei debiti che lo stesso aveva contratto. Per ottenere questo risultato è necessario che il creditore acconsenta espressamente a questa liberazione, avendo quindi come solo obbligato successivo il cessionario.
Il cessionario dell’azienda e quindi dei debiti è tenuto al loro pagamento in quanto il debito risulti dai libri contabili obbligatori e nella misura in cui in questi è considerato.
Quanto illustrato vale in generale nella successione della titolarità di un’azienda e al principio esistono eccezioni specifiche.
La disposizione in esame non fa eccezione ai principi generali, che sono dati dall’art. 1273 cod. civ., per il quale, anche nel caso di operazione per una singola posizione passiva (singola cessione per accollo), non è la determinazione delle parti (diciamo “interna” a loro) che può vincolare e determinare l’obbligo per il creditore, che è terzo ai loro accordi, di accettare il trapasso dell’obbligazione senza che questi aderisca ed esprima il proprio assenso alla liberazione.
È infatti evidente che come debitore non tutti i soggetti sono uguali, ma, quand’anche il nuovo debitore sostituito fosse migliore del precedente, non per questo si può imporre al creditore di accettare o di restarne vincolato e quindi limitato al solo cessionario del debito.
L’azione di recupero del credito che il creditore intraprendesse nei confronti del cedente l’azienda avrebbe fondamento e spetterà a questi chiamare in garanzia il proprio cessionario perché paghi in suo luogo.
Con il secondo comma della norma richiamata, si manifesta la visione del legislatore che vede l’azienda come un elemento diverso dall’impresa e quindi l’inerenza dei debito all’azienda e alle sue sorti; il trasferimento dell’azienda porta con sé le attività e le passività che vi sono contenute.
Al trasferimento dal lato del creditore dell’azienda consegue che il creditore, anche senza che vi sia stata una sua adesione, possa direttamente agire nei confronti del cessionario dell’azienda; in questo caso opera il limite del fatto che il credito risulti dai libri contabili obbligatori. Questo elemento appartiene alla tutela del cessionario che ha fatto affidamento sulla contabilità sulla base della quale ha scelto di compiere l’operazione di subentrare nei rapporti che facevano capo all’azienda.
La situazione quindi in caso di cessione di azienda vede che gli accordi intervenuti tra le parti dirette operano ed hanno effetto tra di loro, mentre nei confronti di quelli che sono terzi rispetto all’operazione si realizza una solidarietà per i debiti, che ha il fondamento visto di inerenza all’azienda, per cui il creditore può procedere al recupero nei confronti di entrambi, cedente e cessionario, con la sola limitazione di avere aderito alla liberazione del cedente o di trattarsi di debiti che non emergano dalla contabilità aziendale.
È quindi importante ricordare dal lato del creditore che questi ha azione per il recupero del proprio credito nei confronti del cessionario assieme al cedente quale che siano state le pattuizioni tra le parti dirette col solo limite che il proprio credito risulti dai libri contabili.
Quanto sia indifferente per il creditore il contenuto degli accordi intervenuti tra le parti che hanno concluso la cessione è ribadito dalla giurisprudenza, che non dà nessun ordine nel procedere per il recupero del credito, prevedendo che vi sia una preventiva escussione di uno o dell’altro soggetto, contrariamente ad altri casi, espressamente disciplinati, ove, per procedere nei confronti di un soggetto debitore, si deve preventivamente avere agito nei confronti di altro soggetto e solo all’esito negativo si è abilitati alla successiva azione (come per i debiti personali del socio di società di persone per agire sul patrimonio sociale).
Sul piano degli oneri probatori il terzo creditore potrà avere solo problemi quando la cessione avvenga frazionando l’azienda in più rami; in questi casi il creditore dovrà provare l’inerenza del credito a quel ramo per il quale il debito è scaturito, ma, se la cessione è integrale, il problema non si pone.
Per maggiore chiarezza, la solidarietà, che abbiamo visto tra cedente e cessionario, produce effetti solo nei confronti del creditore, mentre nei loro rapporti non si tratterà mai di solidarietà, ma i singoli elementi avranno il regime che le parti si saranno date.
Da ultimo va ricordato che, al fine dell’obbligo del cessionario di pagare i debiti che risultino dai libri contabili obbligatori, la giurisprudenza non riconosce tra questi i libri tenuti a fini fiscali, come il registro IVA. I libri che rilevano sono quelli previsti dal codice all’art. 2214, 1° comma, e cioè: il libro giornale, il libro degli inventari e le scritture contabili che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dell’impresa. Attenzione andrà prestata nei casi di imprese minori in quanto la dispensa fiscale dalla tenuta dei libri contabili obbligatori, essendo sufficienti i registri IVA, diviene in fatto una dispensa dall’obbligo, che permaneva solo per la sede fiscale e in questi casi quindi resta obbligato il solo cedente nei confronti dei creditori.

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