Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
8 Settembre 2014

Passaggio a perdita dei crediti in sofferenza

Di cosa si tratta

La Cassazione è tornata a riaffermare (sentenza del 15 ottobre 2013, n. 23321) che le provvigioni passive corrisposte ad un agente sono deducibili, per il soggetto preponente, nel periodo d’imposta in cui si è verificata o si sarebbe dovuta verificare l’esecuzione del contratto col terzo procurato dall’agente, ovvero genericamente alla consegna o spedizione dei beni mobili, oppure alla stipula dell’atto per i beni immobili. Vediamo quali sono stati gli eventi che hanno condotto alla pronuncia della Cassazione. Siamo tornati sul tema in quanto in fatto il quesito ci viene ancora riproposto con frequenza.
Il caso sottoposto a giudizio si riferiva ad un pagamento di provvigioni avvenuto nel 2002 quando il rapporto di agenzia era già cessato l’anno prima; il documento conteneva l’indicazione “provvigioni 2001”.
In sede di controllo della dichiarazione era stata ripresa a tassazione la somma dedotta dalla società sulla base del rilievo che, in base al principio di competenza, le prestazioni di intermediazione commerciale che erano state ultimate anni prima, avrebbero dovuto essere imputate a quegli anni.
Vi erano già state precedenti pronunzie sul controverso problema della corretta imputazione, ai fini fiscali, delle provvigioni percepite dagli agenti di commercio. La sentenza n. 9539 del 29 aprile 2011, aveva affermato che quel che appare rilevante, ai fini dell’imputazione temporale delle provvigioni passive, è sempre l’esecuzione della prestazione da parte del preponente o il momento in cui lo stesso avrebbe dovuto eseguire la prestazione. In applicazione dei principi dati dall’art. 109 del TUIR, dalla parte del preponente occorre tener conto della data di esecuzione del contratto ai fini della determinazione dell’esercizio di competenza.
L’ultima pronuncia conferma la posizione già presa nel 2011 stabilendo che per determinare il momento in cui le provvigioni possono essere dedotte esponendole nei costi è necessario fare riferimento all’art. 109, comma 2 del TUIR. Quindi le provvigioni corrisposte agli agenti “sono deducibili nell’esercizio corrispondente al momento in cui il contratto promosso dall’agente é eseguito o avrebbe dovuto essere eseguito”.
Il giudizio derivava dalla pronuncia della Commissione Tributaria Regionale laziale che nel merito dell’impugnazione dell’avviso di accertamento, riconosceva la legittimità dell’emissione nell’anno 2002 delle fatture aventi ad oggetto costi per provvigioni passive, relative ai sub agenti, ritenendo non sussistente la violazione del principio di competenza; uguale motivazione veniva svolta dalla Commissione Regionale relativamente ad altri costi per provvigioni passive.
In Cassazione l’Agenzia delle Entrate deduceva la violazione dell’art. 75 D.Pr. n. 917/86 per avere la Commissione Tributaria Regionale ritenuto, in ordine al primo rilievo contenuto nell’avviso di accertamento che la deduzione del costo dovesse avvenire alla data del materiale esborso di denaro laddove, secondo la norma invocata, le regole di imputazione temporale dei componenti di reddito seguono il principio di “competenza economica” ovvero del momento in cui il costo perviene a “maturazione”, cioè con l’ultimazione della prestazione.
Secondo la ricorrente, non vi era dubbio che le prestazioni rese dai subagenti si riferissero ad anni di imposta precedenti al 2002 in quanto il rapporto era cessato nel giugno 2000 e la fattura della recava la dicitura “provvigioni 2001”.
La Corte ha ritenuto di dare continuità all’indirizzo (il primo risalente a Cass. n. 23361/2006) secondo il quale “In tema di imposte sui redditi, e con riferimento alla determinazione del reddito d’impresa, l’art. 75, comma secondo, del D.Pr. 22 dicembre 1986, n. 917, disponendo che i ricavi ed i costi di cui nell’esercizio di competenza non sia ancora certa l’esistenza o determinabile in modo obiettivo l’ammontare vanno imputati all’esercizio in cui si verificano tali condizioni, esclude la deducibilità di provvigioni non ancora certe e determinate nella loro debenza e nel loro ammontare, in quanto contrattualmente condizionate al buon fine delle prestazioni, non ricorrendo, fino al momento in cui dette prestazioni non siano ultimate effettivamente, il requisito della certezza, normativamente prescritto ai fini dell’imputabilità ai costi di esercizio”.
Tale principio aveva trovato ulteriore seguito nella sentenza n. 9539 del 29 aprile 2011 della Corte la quale ha affermato che in tema di imposte sui redditi, e con riferimento alla determinazione del reddito d’impresa, anche dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. 15 febbraio 1999, n. 65, che ha modificato, in attuazione della direttiva comunitaria 13 dicembre 1986, n. 653, l’art. 1748 cod. civ., per determinare il momento in cui le provvigioni dell’agente possono essere dedotte come costi bisogna far sempre riferimento all’art. 75, comma secondo, del D.Pr. 22 dicembre 1986, n. 917, con la conseguenza che esse sono deducibili nell’esercizio corrispondente al momento in cui il contratto promosso dall’agente è eseguito o avrebbe dovuto essere eseguito.
La Commissione Tributaria Regionale ha motivato la decisione impugnata (in ordine all’epoca di maturazione delle provvigioni per la promozione di ordini di acquisto di capi di abbigliamento) in linea con i superiori principi, e con accertamento in fatto non censurato. Ne conseguiva l’infondatezza del motivo avendo la Commissione Tributaria laziale fatto applicazione del principio di competenza di cui all’art. 75 co 1, del D.Pr. n. 917/86 con riferimento al maturare delle provvigioni e non al “materiale esborso del costo” come dedotto in ricorso.

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