31 Gennaio 2017

Paradisi fiscali e paesi collaborativi: lo scambio automatico di informazioni

Nel contesto internazionale di lotta all’evasione fiscale e di emersione di capitali illecitamente detenuti all’estero l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha adottato uno standard comune per lo scambio automatico di informazioni tra giurisdizioni che ha sostanzialmente diviso i Paesi in paradisi fiscali e paesi collaborativi.
In tale ambito è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2017 il decreto 17 gennaio 2017 del Ministero dell’Economia e delle Finanze con il quale sono stati aggiornati gli elenchi delle giurisdizioni partecipanti allo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale.
Più precisamente sono stati aggiornati gli allegati C e D del decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 28 dicembre 2015 contenenti l’elenco degli Stati membri dell’Unione europea nonché delle giurisdizioni estere con la quale l’Italia o l’Unione europea hanno sottoscritto un accordo in base al quale tale giurisdizione riceverà le informazioni e fornirà informazioni di natura fiscale entro il 30 settembre dell’anno successivo a quello cui si riferiscono le informazioni.
Quanto al contenuto delle informazioni lo stesso è indicato nell’art. 3 del menzionato decreto; si tratta:
a) in relazione ad ogni conto oggetto di comunicazione.
1) il nome, l’indirizzo, la giurisdizione o le giurisdizioni di residenza, il codice di identificazione fiscale di ciascuna persona oggetto di comunicazione nonché, nel caso di persone fisiche, la data e il luogo di nascita per ciascuna persona oggetto di comunicazione che è titolare di conto e, nel caso di un’entità non finanziaria passiva che è titolare di conto e che, dopo l’applicazione delle procedure di adeguata verifica in materia fiscale, è identificata come avente una o più persone che esercitano il controllo che sono persone oggetto di comunicazione, il nome, l’indirizzo, la giurisdizione o le giurisdizioni di residenza e il codice di identificazione fiscale o i codice di identificazione fiscale dell’entità e il nome, l’indirizzo, la giurisdizione o le giurisdizioni di residenza, il codice di identificazione fiscale o i codice di identificazione fiscale e la data e il luogo di nascita di ogni persona che esercita il controllo che è una persona oggetto di comunicazione;
2) il numero di conto o, se assente, altra sequenza identificativa del rapporto di conto;
3) la denominazione e il codice fiscale dell’istituzione finanziaria tenuta alla comunicazione;
4) il saldo o il valore del conto, compreso, nel caso di un contratto di assicurazione per il quale è misurabile un valore maturato o di un contratto di rendita, il valore maturato o il valore di riscatto, alla fine del pertinente anno solare o di altro adeguato periodo di rendicontazione alla clientela ovvero, se il conto è stato chiuso nel corso di tale anno o periodo, la chiusura del conto;
b) nel caso di un conto di custodia, oltre alle informazioni elencate nella lettera a).
1) l’importo totale lordo degli interessi, l’importo totale lordo dei dividendi, nonché l’importo totale lordo degli altri redditi generati in relazione alle attività detenute nel conto in ogni caso pagati o accreditati sul conto o in relazione al conto nel corso dell’anno solare o di altro adeguato periodo di rendicontazione alla clientela;
2) gli introiti totali lordi derivanti dalla vendita o dal riscatto delle attività finanziarie pagati o accreditati sul conto nel corso dell’anno solare o di altro adeguato periodo di rendicontazione alla clientela in relazione al quale l’istituzione finanziaria italiana tenuta alla comunicazione ha agito in qualità di custode, intermediario, intestatario o altrimenti come agente per il titolare del conto;
c) nel caso di un conto di deposito, oltre alle informazioni elencate nella lettera a),
l’importo totale lordo degli interessi pagati o accreditati sul conto nel corso dell’anno solare o di altro adeguato periodo di rendicontazione alla clientela;
d) nel caso di conti diversi da quelli di cui alle lettere b) e c), oltre alle informazioni elencate nella lettera a),
l’importo totale lordo pagato o accreditato al titolare del conto in relazione al conto nel corso dell’anno solare o di altro adeguato periodo di rendicontazione alla clientela con riferimento al quale l’istituzione finanziaria italiana tenuta alla comunicazione agisce in qualità di incaricata dal debitore o dal beneficiario effettivo o in nome proprio, compreso l’importo complessivo di eventuali pagamenti di riscatto effettuati al titolare del conto nel corso dell’anno solare o di altro adeguato periodo di rendicontazione alla clientela.
Si evidenzia tuttavia che non sussiste l’obbligo di comunicare il codice di identificazione fiscale se quest’ultimo non è rilasciato dalla giurisdizione oggetto di comunicazione o se tale giurisdizione non richiede la comunicazione del codice di identificazione fiscale.
Fra i nuovi Paesi inseriti negli elenchi ve ne sono alcuni comunemente ritenuti paradisi fiscali, quali ad esempio Singapore, mentre ve ne sono altri (quali Russia, Israele, Kuwait, Arabia Saudita, Brasile e Uruguay) che solo di recente hanno attratto capitali “in fuga” da ex paradisi fiscali ormai divenuti collaborativi (si pensi alla Svizzera).
A fronte della sempre più evidente difficoltà di sottrarre all’attenzione dell’Agenzia delle Entrate i capitali detenuti all’estero (fino a poco tempo fa in maniera alquanto disinvolta), si può ritenere che la riapertura dei termini per aderire alla Voluntary Disclosure possa rappresentare per alcuni contribuenti l’ultima occasione per poter far rientrare in Italia i propri investimenti.

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