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8 Luglio 2020

Pagamento dell’assegno circolare non trasferibile

La giurisprudenza sul tema del pagamento dell’assegno bancario circolare a soggetto che non è il legittimo portatore del titolo ha avuto di recente un cambiamento importante in relazione al diritto del legittimo titolare dell’assegno ad essere risarcito del danno subito (Cassazione Civile, Sez. I, 15 maggio 2019, n. 12984). È stato ammesso il principio che la banca possa provare di avere usato la necessaria diligenza nella negoziazione.

Ai sensi dell’art. 43, comma 2, del r.d. n. 1736 del 1933 (c.d. legge assegni), la banca negoziatrice, chiamata a rispondere del danno derivato per errore nell’identificazione del legittimo portatore del titolo con pagamento dell’assegno bancario, di traenza o circolare, munito di clausola non trasferibilità a persona diversa dall’effettivo beneficiano, è ammessa a provare, vertendosi in ipotesi di responsabilità di tipo contrattuale da contatto sociale qualificato, che l’inadempimento non le è imputabile, per avere essa assolto alla propria obbligazione con la diligenza richiesta dall’art. 1176, comma 2, cod. civ.

La responsabilità della banca negoziatrice per avere consentito, in violazione delle specifiche regole poste dall’art. 43 legge assegni (r.d. 21 dicembre 1933, n. 1736), l’incasso di un assegno bancario, di traenza o circolare, munito di clausola di non trasferibilità, a persona diversa dal beneficiario del titolo, ha natura contrattuale, avendo la banca un obbligo professionale di protezione (obbligo preesistente, specifico e volontariamente assunto) operante nei confronti di tutti i soggetti interessati al buon fine della sottostante operazione, di far in maniare che il titolo stesso sia introdotto nel circuito di pagamento bancario in conformità alle regole che ne presidiano la circolazione e l’incasso.

L’indirizzo precedente riteneva che la mera rilevabilità dell’alterazione, ricorrendo che la stessa sia riscontrabile dal mero controllo visivo e tattile del titolo senza il ricorso ad apparecchiature sofisticate, può limitarsi quindi alla diligenza occorrente che si realizza anche con il comportamento di identificare con documenti il soggetto che ne è portatore, con la richiesta di documenti identificativi idonei (carta identità).

Il nuovo indirizzo ratificato anche dalle sezioni unite della Corte di Cassazione (21 maggio 2018, n. 12477) ammette la banca negoziatrice a provare che l’inadempimento non le è imputabile perché ha assolto la sua obbligazione con la diligenza richiesta dall’art. 1176, co. 2 cod. civ.

La Cassazione ha censurato il giudice remittente per non essersi conformato all’indirizzo indicato in quanto la decisione, sia per la negoziatrice che per la trattaria, era di  ritenere che il fondamento fosse la “responsabilità oggettiva” ravvisata nel solo fatto del mero pagamento dell’assegno non trasferibile “a prescindere dalla sussistenza di una colpa nell’errore di identificazione del prenditore”.

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