Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
28 Marzo 2014

Omesso versamento delle ritenute fiscali. IVA e crediti inesistenti compensati: i rigori interpretativi

Di cosa si tratta

La giurisprudenza ha ormai definito i presupposti di fatto, la condotta da contrastare e i termini dei reati di omesso versamento di cui al D.Lgs. n. 74/2000.
Le norme di riferimento sono quelle contenute nell’art. 10-bis, 10-ter e 10-quater del D.lgs. n. 74/2000. In particolare l’art. 10 bis prevede che: “E’ punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a cinquantamila euro per ciascun periodo d’imposta”.
Il successivo art. 10 ter prevede che: “La disposizione di cui all’art. 10 bis si applica, nei limiti ivi previsti, anche a chiunque non versa l’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo”.
Ed infine l’art. 10 quater prevede che: “La disposizione di cui all’art. 10 bis si applica, nei limiti ivi previsti, anche a chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241, crediti non spettanti o inesistenti” (sul tema per la ricorrenza dell’interesse nel sito Cfr.: “Mancato versamento dell’IVA: il reato.”).
Si tratta di un reato omissivo proprio, istantaneo e di mera condotta (omissiva), che, unicamente per l’omesso versamento delle ritenute, prevede un componente attivo costituito dalla certificazione delle ritenute e dal suo rilascio ai sostituiti.
Il dolo, caratterizzante i reati omissivi indicati, è quello generico che implica l’esclusione solo al ricorrere di circostanze fattuali, non riconducibili soggettivamente all’agente e completamente estranee a questo, idonee ad impossibilitare l’azione la cui omissione è presupposto di reato.
Affermano i giudici di legittimità che non rileva la scelta dell’agente, certo meritevole, di pagare i dipendenti omettendo il versamento delle consequenziali ritenute di imposta, come non rileva lo stato di crisi o di totale insolvenza della società (si veda: Cassazione Terza Penale 28 gennaio 2014, n. 3705).
L’agente deve dimostrare che l’omissione non sia riconducibile a un suo comportamento o a sue scelte; deve quindi ponderare l’utilizzo delle proprie risorse per evitare il perfezionamento, alle scadenze previste dalla legge penale, dell’omesso versamento nei termini quantitativi indicati.
Se il contribuente decide di pagare i dipendenti e poi non riesce a pagare le relative ritenute per la sussistenza di una difficoltà finanziaria, per il legislatore non ha fatto una scelta giusta e meritevole di tutela, ma solo una scelta coraggiosa che lo rende punibile di reato.

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