Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
10 Ottobre 2014

Omesso versamento dell’IVA: il reato prima del 17 settembre 2011

Di cosa si tratta

La Corte Costituzionale con la pronuncia del 9 aprile 2014, n. 80 ha stabilito che non è costituzionale la sanzione penale per l’omesso versamento dell’IVA a concorrenza dell’importo di €. 103.291,38 per i fatti occorsi sino al 17 settembre 2011, estendendo la soglia di punibilità da euro 50.000,00 ad euro 103.291,38.
La Corte perviene alla conclusione richiamata in quanto l’art. 10 ter del D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74 stabilisce che: “La disposizione di cui all’art. 10-bis si applica, nei limiti ivi previsti, anche a chiunque non versa l’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo”.
Il legislatore con il richiamo all’art. 10-bis estende al delitto di omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto la sanzione (da sei mesi a due anni di reclusione) e la soglia di punibilità (cinquantamila euro) previste per l’omesso versamento di ritenute.
Il reato di omesso versamento dell’IVA si realizza quando un contribuente presenta la dichiarazione annuale ai fini dell’IVA, dalla quale risulta un debito superiore a cinquantamila euro, per ciascun periodo d’imposta, senza eseguire il pagamento dovuto entro il 27 dicembre dell’anno successivo.
Ma vi sono gli artt. 4 e 5 del D. Lgs. n. 74/2000 che prevedono rispettivamente i delitti di infedele dichiarazione ed omessa dichiarazione e questi sono illeciti più gravi rispetto all’omesso versamento dell’IVA. Il contribuente che, al fine di evadere l’IVA, presenta una dichiarazione infedele o non presenta la dichiarazione, sceglie una condotta più ingannevole e sleale, poiché finalizzata ad ostacolare l’accertamento, rispetto a quella del contribuente che, dopo avere presentato la dichiarazione, omette di versare l’imposta che lo stesso autoliquida.
Gli artt.4 e 5 D. Lgs. n.74/2000 prevedevano soglie di punibilità più elevate per i delitti di dichiarazione infedele e omessa dichiarazione rispetto a quella prevista per l’omesso versamento dell’IVA, realizzando una situazione anomala.
Per il delitto di omessa dichiarazione la soglia di punibilità era di € 77.468,53 e per il delitto di dichiarazione infedele la soglia di punibilità era di €103.291,38 (prima delle modifiche dell’art.2 co. 36 del D.L. n. 138/2011 aggiunto dalla legge di conversione n. 148/2011). Si trattava della mancanza di coordinamento normativo che portava a conseguenze ingiuste: quando l’IVA dovuta dal contribuente era compresa tra soglie di € 50.000,00 ed € 77.468,53 il soggetto che avesse presentato la dichiarazione IVA e non avesse versato l’imposta sarebbe incorso nella responsabilità penale per omessa dichiarazione avendo superato la soglia di punibilità (€ 50.000,00), mentre chi nello stesso caso (IVA dovuta dal contribuente compresa tra € 50.000,00 ed € 77.468,53) avesse omesso la dichiarazione annuale per evadere l’imposta, sarebbe andato esente da pena non essendo raggiunta la soglia di punibilità.
Ugualmente nel caso di chi avesse presentato una dichiarazione infedele al fine di evadere l’imposta (con soglia di punibilità più alta: 103.291,38) e chi avesse presentato la dichiarazione infedele (per importi IVA dovuta e non versata compresi tra € 50,000 ed € 103.291,38) sarebbe rimasto esente da pena per il mancato raggiungimento della soglia di punibilità, mentre chi avesse presentato una dichiarazione veritiera e non avesse poi pagato l’imposta sarebbe risultato penalmente responsabile per il superamento della soglia di € 50.000,00.
Questo fatto è stato ritenuto lesivo del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione in quanto determinava il risultato di riservare un trattamento sanzionatorio più pesante a chi avesse tenuto la condotta meno lesiva.
Il problema è stato risolto dall’art. 2 co. 36 vicies semel del D.L. n. 138/2011, aggiunto dalla legge di conversione n. 148/2011, che riduceva la soglia di punibilità dell’omessa dichiarazione ad € 30.000,00 (lettera f) e quella della dichiarazione infedele ad € 50.000,00 (lettera d).
Le modifiche sarebbero state applicabili ai soli fatti compiuti successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione (17 settembre 2011) e avrebbero lasciato intatto il problema per i fatti anteriori tale data.
La Corte Costituzionale con sentenza n. 80/2014 ha ritenuto esistente la violazione del principio di uguaglianza e ha rimosso la disparità di trattamento stabilendo che per i fatti anteriori al 17 settembre 2011 la soglia di punibilità per l’omesso versamento IVA deve essere allineata alla soglia prevista per la dichiarazione infedele che abbia superato la soglia di € 103.291,38.

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