21 Febbraio 2017

Omessa dichiarazione dei redditi o dell’Iva e concorso nell’omissione

“Il reato di omessa dichiarazione dei redditi o dell’IVA, pur essendo un delitto omissivo proprio che può essere commesso solo da chi è obbligato alla presentazione, non si sottrae alle regole generali che disciplinano il concorso di persone nel reato. Ne consegue che, quando colui che vi è obbligato non provvede all’adempimento perché istigato o rafforzato nelle sue intenzioni o in attuazione di un accordo intercorso con il concorrente, anche quest’ultimo risponde del medesimo reato”, è quanto afferma la Corte di cassazione, con la sentenza in data 23 gennaio 2017 n. 3082.
La Corte ritiene che si configuri un’ipotesi di concorso di persone nel reato quando il comportamento proprio di chi è tenuto, e non fa, dovrebbe integrare il reato proprio, mentre il concorso va imputato a chi istiga, come citato dalla sentenza.
La riconduzione della responsabilità anche ad un altro soggetto veniva riconosciuta in quanto concorrente nel realizzare la situazione di omessa presentazione della dichiarazione. Si trattava di un anno nel quale l’acquirente delle quote di una società ometteva di presentare la dichiarazione in quanto nella posizione nella quale era subentrato non era attendibile che si trattasse di un’operazione vera, ma simulata per venire meno il vero obbligato a quanto scaturiva dalle scelte che aveva fatto.
Per l’anno 2009 il fittizio acquirente delle quote di una società, della quale era divenuto amministratore, ometteva la presentazione della dichiarazione, della quale era responsabile, ma il precedente amministratore, al quale era ascrivibile l’operazione di trapassare una situazione di passività incrementate e di attività ridotte come rappresentate in bilancio, non va esente dall’essere chiamato in concorso con il responsabile formale.
La situazione della conduzione in fatto era alquanto complicata, ma la Corte ha ritenuto di verificare la sostanza di questa per giudicare ed estendere la responsabilità.
Per fare questo ha utilizzato elementi plurimi derivanti dalle censure che erano state mosse alle pronunce di merito. Ha così ritenuto ai fini dell’integrazione della fattispecie incriminatrice, che la responsabilità penale può ritenersi accertata solo quando, in relazione a ogni singola imposta evasa, siano superate entrambe le soglie di punibilità, previste congiuntamente come elemento costitutivo del reato, dell’imposta evasa e dell’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi inesistenti. Fa conseguire che, nel caso di evasione di imposte diverse, il superamento delle soglie per entrambe di quella quantitativa e della soglia percentuale, dà luogo a un concorso di reati.
Nel caso sottoposto a giudizio per ius superveniens, la soglia di punibilità quantitativa non era stata superata con la conseguenza che la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio perché il fatto non sussiste.
La responsabilità del ricorrente era attribuibile a titolo di concorso per la condotta di agevolazione realizzata tenuto conto del fatto che, alla data della scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione annuale ai fini dell’Iva e delle imposte dirette, il ricorrente era cessato dalla carica di amministratore della società.
L’atto di cessione si è ritenuto che presentasse profili peculiari, in quanto veniva venduta una società che era una “scatola vuota”, senza attivo e con la presenza di un consistente debito.
In relazione alla cessione risultava versata dall’acquirente, la somma di 10mila euro, quale compenso per la cessione e il passaggio di proprietà era ritenuto fittizio, non avendo neanche dimostrato che l’acquirente possedesse la qualità di imprenditore che acquistava una società senza alcun immobile e con un rilevante debito. Da questo scaturiva argomento per ritenere la natura fittizia della cessione, rilevando che, in relazione all’omessa dichiarazione, il reato, pur consumandosi nel 2009, riguardava i redditi del 2008, quando l’imputato ricopriva l’incarico di amministratore della società.

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