Categorie approfondimento: Societario
21 Novembre 2008

Oggetto sociale: determinazione

Di cosa si tratta

E’ richiesta frequente la predisposizione per conto dei clienti della bozza dello statuto di una nuova società ed in particolare di focalizzarne l’oggetto sociale come se questo punto rappresentasse uno di quelli più delicati.
Recente è stato l’affrontare il tema della possibilità che una società ad oggetto sociale manifatturiera e commerciale potesse svolgere attività di tesoreria a favore di altra società appartenente a soggetti di famiglia con la funzione di preservare la liquidità dall’attacco dei creditori soprattutto con pignoramenti presso terzi.
Nei due diversi momenti il quesito che ci poniamo è quali caratteristiche debba avere l’individuazione dell’oggetto sociale perché l’attività sia ammissibile.
La Riforma sul punto non ha apportato grandi novità; all’art. 2328, n. 3) cod. civ., dato per le società per azioni, si stabilisce cosa debba indicare l’atto costitutivo, in luogo del solo “oggetto sociale” è stato sostituito da “l’attività che costituisce l’oggetto sociale”; in sede di società a responsabilità limitata l’art. 2463, n. 3 Cod. civ. compie la stessa operazione.
Per le SPA l’art. 2329 n. 3) cod. civ. al previgente testo “che sussistano le autorizzazioni governative e le altre condizioni richieste dalle leggi speciali per la costituzione della società, in relazione al suo particolare oggetto” è stato sostituito “che sussistano le autorizzazioni e le altre condizioni richieste dalle leggi speciali per la costituzione della società, in relazione al suo particolare oggetto” e all’art. 2332 in luogo di “illiceità o contrarietà all’ordine pubblico dell’oggetto sociale” è stato disposto: “mancanza nell’atto costitutivo di ogni indicazione riguardante la denominazione della società, o i conferimenti, o l’ammontare del capitale sociale o l’oggetto sociale”. Nulla di significativo è stato compiuto nell’art. 2391 cod. civ., che sposta allo statuto la modifica dell’oggetto sociale, mentre l’art. 2364 cod. civ., con il nuovo secondo comma prevede: “… Lo statuto può prevedere un maggior termine (per la convocazione dell’assemblea ordinaria), comunque non superiore a centottanta giorni, nel caso di società tenute alla redazione del bilancio consolidato e quando lo richiedono particolari esigenze relative alla struttura ed all’oggetto della società; in questi casi gli amministratori segnalano nella relazione prevista dall’articolo 2428 le ragioni della dilazione”.
In ordine alle deliberazioni in materia di SPA il nuovo 2379 cod. civ. prevede: “(Nullità delle deliberazioni) … Possono essere impugnate senza limiti di tempo le deliberazioni che modificano l’oggetto sociale prevedendo attività illecite o impossibili”.
In sede di SRL il nuovo art. 2479 ter 3° comma cod. civ., prevede “Le decisioni aventi oggetto illecito o impossibile e quelle prese in assenza assoluta di informazione possono essere impugnate da chiunque vi abbia interesse entro tre anni dalla trascrizione indicata nel primo periodo del precedente secondo comma. Possono essere impugnate senza limiti di tempo le deliberazioni che modificano l’oggetto sociale prevedendo attività impossibili o illecite.”
Ancora per le SPA l’art. 2437 ha introdotto alla lettera a) quale causa che occasiona il diritto di recesso “la modifica della clausola dell’oggetto sociale, quando consente un cambiamento significativo dell’attività della società”; per la SRL in sede di conferimenti all’art. 2473 cod. civ. è detto: “(Recesso del socio). L’atto costitutivo determina quando il socio può recedere dalla società e le relative modalità. In ogni caso il diritto di recesso compete ai soci che non hanno consentito al cambiamento dell’oggetto o … e al compimento di operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell’oggetto della società determinato nell’atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti attribuiti ai soci a norma dell’articolo 2468, quarto comma”.
Restano salve le disposizioni in materia di recesso per le società soggette ad attività di direzione e coordinamento; ancora sulle decisioni dei soci nella SRL l’art. 2479 cod. civ. è stabilito che sono riservate alla competenza dei soci: “… 5) la decisione di compiere operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell’oggetto sociale determinato nell’atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti dei soci”.
Da ultimo in sede di società soggette alla direzione e coordinamento di altre società l’art. 2497-quater prevede il diritto di recedere: “a) quando la società o l’ente che esercita attività di direzione e coordinamento ha deliberato una trasformazione che implica il mutamento del suo scopo sociale, ovvero ha deliberato una modifica del suo oggetto sociale consentendo l’esercizio di attività che alterino in modo sensibile e diretto le condizioni economiche e patrimoniali della società soggetta ad attività di direzione e coordinamento”.
Compiuta questa rapida carrellata sui punti che prendono in considerazione l’oggetto sociale dopo la Riforma, possiamo dire che sia cambiato qualche cosa ai fini della nostra indagine?
Crediamo di potere rispondere che non siano state operate modifiche sostanziali e l’oggetto sociale altro non sia se non l’attività che la società intende compiere durante la sua vita.
Naturalmente quanto esposto è generico e richiede precisazioni che sono poi legate ai temi che in concreto si dibattono.
L’apparente banale modifica da “oggetto sociale” a “l’attività che costituisce l’oggetto sociale”, compiuta per SPA e SRL dagli art. 2328 e 2463 cod. civ., consente di dire che l’indicazione dell’oggetto sociale deve avere la capacità di individuare cosa la società intenda fare con questo escludendo tutto quanto non sia a questo inerente, collegato, necessitato.
Sono quindi superflue quelle dizioni usate con le quali si tende a considerare tutte quelle operazioni che sono necessarie per fare quel lavoro che è individuato dall’oggetto sociale; la presenza espressa di queste elencazioni escluderà dubbi, ma invero tutto quanto è necessario al fine non necessariamente deve esser elencato.
L’altro quesito è la portanza della dizione “l’attività”; qualcuno argomenta dal fatto che sia usato il singolare per escludere oggetti sociali plurimi; non pare questa una tesi fondata.
Da un lato vediamo che ricorrono nella pratica con frequenza società che hanno pluralità di interessi perseguiti e non vediamo in che modo possa essere vietato; se un limite può ritenersi esistente è la compatibilità con disposizioni imperative.
Queste però esistono per tipi di società che hanno specifici ambiti operativi e sono sottoposte a particolari regimi e controlli (settore bancario, finanziario, assicurativo). Sono le limitazioni ordinamentali che impediscono l’esercizio di plurime attività e non un divieto che discende dal singolare utilizzato dalla norma.
Quanto affermato potrebbe sospingere a indicare oggetti sociali molto ampli per non ricorrere a frequenti modifiche, che peraltro vanno a legittimare l’uscita dalla società di coloro che non concordano con nuovi sviluppi in altri settori. Questa tendenza è avvertita nella prassi e la giurisprudenza tende a restringere l’ambito quando l’attività economica proposta tenda a divenire generica e non individui con specificità l’attività scelta.
Questo riferimento alla specificità va inteso forse meglio se considerato di confronto all’attività dell’imprenditore individuale che, proponendosi di svolgere un’attività, deve compiere attività amministrative che comportino scelte tra tipi diversi. Ci riferiamo, per esempio, alle autorizzazioni che riguardino l’attività di commercio di vicinato, che è diversa dalla grande distribuzione.
Dove per qualche motivo non è possibile che la persona fisica cumuli lo svolgimento di attività soggette a diversi regime, analogo limite esiste anche per l’oggetto della società. Specificità quindi quando è necessario scegliere tra tipi non cumulabili di attività. Per limite assurdo non potremo certo considerare lecito un oggetto che voglia prevedere ogni tipo di commercio.
Fare nascere una società vuole dire caratterizzarla da un oggetto o da più attività, ma non può essere costituita per fare qualsiasi attività in genere, diversamente dalla persona fisica in termini di potenzialità. Non esistono categorie statiche e predefinite; quelle esistenti già sono state abrogate (D.LGS. 31 marzo 1998, n. 114) e quelle qualificate sono variabili nel tempo e nei loro contenuti.
Se sul punto consideriamo i paesi di common low (Stati Uniti e Gran Bretagna) troviamo che l’indicazione dell’oggetto sociale non è obbligatoria e quindi sono società senza restrizioni di attività, ma anche la Spagna si muove già in questa direzione, che consente l’individuazione generica di attività commerciale, anche se poi a fini amministrativi il registro di commercio richiede che sia specificato l’oggetto per conferirvi pubblicità commerciale.
Se propendiamo quindi per una tesi più liberista ed ampia della concezione dell’oggetto sociale, diverso è il discorso se, avendolo previsto rigido, da questo si vada a sconfinare.
Non intendiamo riferirci al tema della forzatura del significato delle clausole relative alle operazioni accessorie o strumentali, ma al fatto che nella sostanza si va a mutare, come previsto dalle norme prima richiamate, quella che è stata la definizione dell’oggetto sociale, con questo rispondendo al quesito posto all’inizio.

(Visited 28 times, 12 visits today)